Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.18
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

La democrazia è sempre rivoluzionaria

La parola torna al popolo: per la Grecia, patria della democrazia, non poteva essere diverso

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

La parola torna al popolo: per la Grecia, patria della democrazia, non poteva essere diverso. Per Bruxelles, invece, è una rivoluzione: cade un castello di carte eretto con infinita pazienza, fatto di convenzioni stratificate, di deleghe fondate sul nulla, di Trattati inutilmente densi di principi altisonanti mai messi in pratica.

E' stato il Premier Tsipras a gelare tutti, facendo saltare il tavolo delle trattative, quando ha annunciato di aver chiesto la Convocazione di un referendum popolare sulle proposte ultimative presentategli dall'Eurogruppo, accompagnandolo con un Appello al popolo greco in cui denuncia con forza l'odiosità delle proposte formulate. Tutti scommettevano invece che, alla fine, si sarebbe arreso, stretto tra la scadenza del termine del rimborso delle rate del FMI e la prospettiva di un lunedì nero, con le File davanti alle banche per ritirare gli ultimi contanti disponibili.

Ha spiazzato tutti, sottraendosi al dilemma tra prendere o lasciare: di certo, una mossa studiata da tempo. Invece di partecipare al gioco del coniglio, quello in cui chi ha paura molla per primo, ha fatto la volpe. Ha vinto d'astuzia, come avrebbe fatto il mitico Ulisse.

Finisce un'epoca. E' la fine per l'Europa di Bruxelles, quella delle sale ovattate in cui nessuna voce mai risuona, perché tutti si ascoltano tramite gli interpreti, connessi solo con microfoni ed auricolari. E' la fine dei dossier già prefabbricati, quando un'ora trascorre solo per fare un giro di tavolo in cui ciascun rappresentante dei ventotto Paesi membri parla due minuti ciascuno. E' la fine delle riunioni in cui non si discute, visto che rappresentano una mera formalità: tutto è già scritto, deciso, formattato, tradotto. E' la fine delle burocrazie, dei rappresentanti dei governi che fanno da comparsa.

Ma è soprattutto la fine di un gioco al massacro, durato cinque mesi, durante i quali il governo greco è stato lasciato solo a trattare con il Bruxelles Group, il nuovo pseudonimo della Troika. Ha avuto tutti contro: dalla Germania e la Francia, che hanno usato lo strumento degli aiuti per salvare le loro banche, che altrimenti avrebbero rischiato di saltare in aria, alla Spagna ed al Portogallo che vedono come fumo agli occhi qualsiasi cedimento verso Atene, che darebbe forza ai movimenti politici che si cimentano quotidianamente contro le politiche di austerity. L'Italia ha fatto finta di nulla, quasi infastidita: mai da una parte, mai dall'altra, minimizzando sempre. Eppure ha pagato, inutilmente, le politiche recessive che ci sono state imposte, che sarebbero dovute servire per stabilizzare il debito pubblico, mentre lo hanno fatto crescere a livelli mai toccati prima. Intanto, il prodotto ed i redditi sono crollati, la disoccupazione è aumentata, i fallimenti moltiplicati, le sofferenze bancarie triplicate rispetto alla situazione precedente.

A Bruxelles, d'ora in avanti, non si deciderà più nulla: rappresenta un regno virtuale, inutile, se torna la democrazia, se tutti chiederanno di poter consultare prima il popolo. Questo è il fallimento di una idea malsana di Europa, di una Unione che non ha nulla a che vedere con la Comunità che nacque con il Trattato di Roma, di una euromoneta che serve alle banche per arricchirsi sotto la protezione degli Stati, che trasforma i cittadini in servi e gli Stati in esattori dei crediti bancari.

Si sta giocando una partita decisiva, tra Stato e Mercato, in Europa. Anche negli Usa ed in Inghilterra, paesi in cui il liberismo è di casa, sono gli Stati a dettare le regole al mercato, non a subirle. Da loro, l'obiettivo della politica monetaria è quello della massima occupazione, mentre in Europa si persegue la massima disoccupazione per garantire il massimo del profitto. La Grecia sta provando a rovesciare i rapporti di forza: la democrazia è sempre rivoluzionaria. Per questo i mercati la temono, e preferiscono i burocrati: pagando, s'intende.

Altri Editoriali
Commenti
hyperlinker
offline


REFERENDUM vs DEMOCRAZIA



E' incredibile quanto si apprenda grazie a chi non sa e sbaglia. Il novello referendum greco è stato salutato da comici e docenti come la vittoria della democrazia sulla tirannide. Quanto si è lontani dal vero!

In effetti proprio ascoltando coloro che ogni giorno mettono spudoratamente in risalto un solo aspetto della democrazia (il voto popolare) si capisce quanto ella si fondi, sì, sul voto ma innanzitutto e soprattutto sul MANDATO TEMPORANEO in ogni incarico ed impiego pubblico. Su ruoli concessi tanto tramite elezioni quanto con assunzioni.

Il principio del voto è, sì, importante ma occorre rendersi conto (ed in fondo non è difficile, basta svellersi un momento dall'inculcamento reciproco continuo) che esso è solo UN aspetto ed UN momento di quell'ancora più importante fondamento della democrazia che è il MANDATO TEMPORANEO. Si va a votare perché scade il mandato che il popolo ha conferito ai governanti. Senza la scadenza del mandato non si andrebbe mai a votare. Non si tratta stavolta del solito dilemma della gallina col suo uovo. Stavolta è indubbio che è il MANDATO TEMPORANEO a far nascere il voto.

Se il MANDATO TEMPORANEO fosse già stato esteso all'intero apparato pubblico, quindi al Pubblico Impiego (così come la proclamazione della Repubblica Democratica richiedeva già 70 anni fa) non avremmo mai avuto bisogno di referendum. Finora ha funzionato così: gli assunti a vita nella Funzione Pubblica tengono i suddini emarginati quindi ignari quindi impotenti così che il Pubblico ed il Privato possano fare del loro PEGGIO. Dietro la cortina di innumerevoli acritici carrieristi pubblici, patologicamente abbarbicati alposto fisso ed alla carriera come cozze allo scoglio, i politici possono fare ogni sorta di sporco gioco con la cricca, lobby e mafia che li sostiene, riuscendo facilmente a pilotare la massa emarginata quindi ignara quindi impossibilitata a far la scelta giusta.

Ma quando verrà finalmente democratizzata l'intero apparato pubblico, introducendo il MANDATO TEMPORANEO anche nel Pubblico Impiego, i cittadini, trovandosi finalmente d'appresso ai governanti, potranno stimolarli fino a far trovare loro quella giusta via che nessuno possa confutare. Nemmeno il destino.

In somma: non esultate per i referendum. I referendum non fanno la democrazia. Essi danno anzi il segnale che la democrazia è ancora lontana. Un referendum vuol dir che si deve ancora ricorrere alla forza, alla tirannia di una maggioranza pilotata a piacere, tanto dalle destre quanto dalle sinistra, tanto dai partiti quanto dai movimenti, per andare dolorosamente, faticosamente avanti.


Danilo D'Antonio

Piazza del Municipio
64010 Rocca S. M. (TE)

339 5014947

PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO
www.hyperlinker.com/ars/index_it.htm

scritto il 29 giugno 2015 alle ore 18.46 · rispondi
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.