(Teleborsa) - Scampato pericolo per i proprietari di prime abitazioni: la Camera ha approvato in extremis il decreto che cancella la seconda rata dell'inviso balzello e
riassetta Bankitalia.
Ma
a far parlare di sé è la bagarre scoppiata in Aula dopo la decisione della Presidente Laura Boldrini di usare la ghigliottina per la prima volta nella storia di Montecitorio.
La
ghigliottina è uno strumento parlamentare che permette di mettere direttamente ai voti un decreto che sta per scadere.
Una decisione, quella della Boldrini, resasi necessaria a causa dell'
ostruzionismo del Movimento 5 Stelle che da settimane stava impedendo al decreto di essere convertito in legge. Nel caso del Dl IMU-Bankitalia il termine ultimo era alla mezzanotte del 29 gennaio. Dopo quel termine, i cittadini avrebbero pagato la seconda rata IMU sulla prima casa con il rischio di un caos anche politico.
I pentastellati contestavano alcune norme che regolano i potenziali detentori di quote nella Banca d'Italia, affermando che si trattava perlopiù di banche e assicurazioni. "Un regalo alle banche", dunque.
Niente da ridire, invece, sull'abolizione della seconda rata IMU. Per questo i grillini avevano chiesto di approvare in separata sede il testo sulla tassa o almeno di stralciare dal dl il provvedimento su Bankitalia.
Consapevole che difficilmente il Dl avrebbe ottenuto il via libera entro la mezzanotte, e convocati i capigruppo per annunciare la decisione di ricorrere alla ghigliottina (erano le 17.30 di ieri), la Boldrini ha deciso così di bypassare gli interventi di coloro che si erano iscritti a parlare, anche perché la loro durata sarebbe stata di parecchie ore.
Da quel momento, la rivolta, con schiaffi, urla, insulti e gomitate e alcuni commessi parlamentari costretti a ricorrere alle cure dell'infermeria.
Alla fine il testo è passato con 236 sì e 29 no, ma il Movimento 5 Stelle promette ancora battaglia contro la parte su Bankitalia.
In serata è anche giunta una
nota del Ministero dell'Economia in risposta al M5S dall'eloquente titolo
"Nessun regalo alle banche".
"La polemica politica ha spesso preso il sopravvento sulla realtà dei fatti così che alcuni interventi hanno prospettato effetti del provvedimento del tutto fantasiosi e infondati. In particolare, in merito alle nuove regole relative alla partecipazione al capitale della Banca d'Italia, nessun "regalo" è stato fatto alle banche, perché la rivalutazione del capitale e una più equilibrata ripartizione delle quote di partecipazione alla Banca d'Italia non comportano alcun onere per lo Stato", spiega Via XX Settembre, aggiungendo che "la riforma di un assetto risalente al 1936 era peraltro divenuta ormai urgente in vista dell'entrata in vigore del nuovo sistema unico di supervisione bancaria in ambito europeo".