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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 02.01
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Terra bruciata

Il Fiscal Compact è uno strumento di guerra economica. Anziché migliorare la competitività internazionale, distrugge la capacità produttiva. E la Germania continua così ad aumentare il surplus estero.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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A maggio, la bilancia commerciale tedesca segna una diminuzione dell'export dell'1,1% e l'import del 3,4% rispetto ad aprile 2013.

Non devono ingannare i dati grezzi del periodo aprile 2013-maggio 2014, che pure indicano un sostanziale pareggio del commercio verso gli altri Paesi dell'Eurozona: export per 173,8 miliardi di euro ed import per 172,1 miliardi. Rispetto ad aprile, l'export tedesco è aumentato del 4,2% mentre l'import è diminuito del 3,2%. I tedeschi comprano sempre di più ed importano sempre di meno: segno che la deflazione impostaci non ha migliorato affatto la nostra competitività. Ha solo distrutto capacità produttiva, il presupposto della competizione.

I dati destagionalizzati, sempre diffusi dall'Agenzia statistica tedesca, sono ancora più preoccupanti: a livello globale, considerando le transazioni con il resto del mondo, la Germania ha aumentato a maggio il proprio surplus della bilancia dei pagamenti correnti nonostante i flussi siano in contrazione: le esportazioni tedesche sono diminuite dell'1,1% mentre le importazioni sono diminuite del 3,4%. La Germania risente ovviamente della crisi internazionale, ma ciononostante non riduce affatto il proprio surplus, che infatti è arrivato a 18,8 miliardi di euro.

In un solo mese, ha accumulato una somma superiore all'1% del PIL italiano: denari che incassa vendendo all'estero, ma che non vengono più spesi per comprare. Sono questi i denari che si devono rimettere in circolazione. I surplus strutturali della Germania, ancor più favoriti dall'indebolimento delle strutture produttive derivante da anni di austerità fiscale, esportano deflazione e disoccupazione, in Europa e nel mondo intero.
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