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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 10.55
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Audace manovra dei soliti noti: l'arte del predicare bene...

Andrea Panziera
Andrea Panziera
Docente universitario e dirigente di SIM e SGR
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Ma non andava tutto bene? Come mai questi improvvisi appelli alla assoluta necessità di farci tutti carico di pesanti sacrifici per scongiurare rischi di bancarotta, che senza una assunzione collettiva di responsabilità potrebbero essere dietro l'angolo?
Chi non ricorda quanto fino a qualche settimana fa ci veniva propinato ad ogni ora del giorno e su ogni mezzo di comunicazione: è iniziata la ripresa che presto si rafforzerà portando il Paese definitivamente fuori dalla crisi, che peraltro ha colpito l'Italia meno di altri Stati grazie alla lungimiranza ed alle capacità del nostro Governo; non c'è nessuna necessità di correggere i conti pubblici, in quanto la politica di rigore adottata in questi 2 anni ci ha consentito di superare questa eventualità.

Pronti via ed eccoci servita su un piatto d'argento una bella manovra da 24 miliardi di euro spalmata sul biennio 2011-2012, che ci viene detto non più rinviabile se non si vuol correre un rischio analogo a quello in cui si trova la Grecia. Forse qualcuno ha detto che le secchiate di ottimismo profuse senza soluzione di continuità, fino ad aprile inoltrato, erano false o quanto meno avventate? Errore, si è passati dalla certezza del luminoso avvenire prossimo venturo all'incombere di una possibile imminente catastrofe e da qui l'obbligo di intervenire subito prima che il rischio si materializzi. Nessun accenno autocritico, nessun atto di coraggio. Ce lo chiedono i mercati, è stata la spiegazione.

In verità nella compagine governativa va dato atto al ministro Tremonti di non essersi mai associato al coro degli ottimisti a prescindere, ma la sua voce è rimasta quasi sempre isolata, soverchiata da quella degli altri.
Ora, questi medici faciloni ed irresponsabili ci propinano l'amara medicina, ma garantiscono che non metteranno le mani nelle tasche degli italiani.

Mentre scriviamo la manovra è stata trasmessa per la firma al Capo dello Stato, quindi un primo giudizio di merito è possibile anche se nel corso del suo cammino parlamentare probabilmente subirà alterazioni e modifiche. Posto che, a dispetto delle bugie raccontate senza ritegno negli ultimi mesi, un aggiustamento dei conti pubblici di questa entità e con questa temporalità era ed è assolutamente necessario, il problema è capire quali saranno gli effetti di questa manovra e se essa risponda a criteri minimali di equità e solidarietà.

Innanzitutto va rilevato che essa grava per circa il 50% sulle spalle dei dipendenti pubblici. Le motivazioni addotte per giustificare questa scelta sono molteplici, alcune condivisibili altre meno. Che sia giusto colpire sacche di lavoro scarsamente produttivo, inefficienze e rendite di posizione è sicuramente intento lodevole. La questione è che lo si fa in modo totalmente indiscriminato, senza il minimo distinguo, il che induce ad una prima considerazione: la tanto declamata riforma della Pubblica Amministrazione targata Brunetta, che legava retribuzione e merito, ha fatto la fine del suo estensore alle recenti elezioni comunali a Venezia, "colpita e affondata".

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