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Martedì 27 Settembre 2016, ore 22.55
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Invidiosi si nasce. L'Italia: il paese dal debito double-face

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Se guardiamo l'indebitamento dello Stato Italiano, quello che comunemente viene definito stock del debito pubblico, leggere che questo è di circa 1800 miliardi nel 2009, c'è da tremare. Quest'enorme debito pubblico è composto per oltre tre quarti da passività a medio lungo termine (1.330.105 milioni), quasi completamente a tasso fisso. Inoltre, il 43% del debito pubblico è detenuto dalla Banca d'Italia o da Istituzioni Finanziarie e Monetarie italiane. La parte restante è allocata tra investitori privati italiani e esteri e istituzioni finanziarie estere.

Quindi buona parte di questo debito è finanziato dal risparmio interno. Quello delle famiglie. E qui siamo in un ambiente virtuoso perché i bilanci di imprese sono solidi e il debito della famiglie è di ottima qualità, il sistema finanziario è forte, non ci sono bolle immobiliari.

Tutto questo è di conforto per i mercati, perché le acque italiane sono state minimamente lambite dagli effetti delle turbolenze verificatesi per Grecia, Spagna e Portogallo. L'istituto di Washington mette in evidenza come lo spread fra i bond italiani e il bund tedesco è sceso dal picco toccato negli anni '90 e finora è stato solo marginalmente influenzato dalle recenti turbolenze in Europa. Il pensiero sintetico emanato dalle stanze dell'F.M.I. (Fondo Monetario Internazionale) è che la percezione dei mercati potrebbe però peggiorare se il governo non specificherà in modo sufficientemente dettagliato i piani per ridurre il deficit in base al piano di medio-termine.

Ci siamo. L'Italia è sotto stretta osservazione e benché i segnali di allerta siano giustificati per la dimensione "stratosferica" del debito pubblico, non si tiene conto della qualità della tenuta del sistema Italia. Anche aldilà della polemica sul riallineamento che la manovra da 25 mld di Euro, appena stilata dal board italiano, produrrà rispetto allo scenario globale ipotizzato sia dal FMI, nell'articolo 4 del rapporto diffuso il 2 giugno, che dalla Commissione Europea.
Quindi la tenuta del sistema Italia è fuori discussione. E allora? Siamo nel bel mezzo di una tempesta e le barche navigano, riuscendo a solcare i marosi secondo la qualità costruttiva dei singoli scafi. Alcuni navigano cercando un porto sicuro, ma si sa che le barche non sono state fatte per questo; sono state fatte per navigare... qualcuna si ribalta sull'onda e affonda, altre, come quella italiana, navigano anche oltre l'orizzonte.



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