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Mercoledì 7 Dicembre 2016, ore 09.46
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Buon Anno e Buona Fortuna

Andrea Panziera
Andrea Panziera
Docente universitario e dirigente di SIM e SGR
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Prendiamo a prestito, parafrasandolo, il titolo del bellissimo film di George Clooney del 2005, una storia vera dai toni molto forti che vede protagonista il celebre anchorman televisivo Edward Murrow che agli inizi degli anni '50 prende decisa posizione contro il maccartismo imperante.

Anche se da noi qualcuno pensa il contrario, il comunismo è finito oltre 20 anni fa con la caduta del muro di Berlino, a meno che non ci si ostini ad apostrofare come comunista ogni forma di dissenso che metta al centro della discussione la persona umana ed i suoi inalienabili diritti. Questo richiamo appare tanto più necessario in quanto, proprio in questi giorni, si è consumata la conclusione della vicenda Fiat, con l'accordo separato a Mirafiori e Pomigliano, siglato da tutte le sigle sindacali con l'eccezione di FIOM, il sindacato dei metalmeccanici della CGIL.

Un'analisi approfondita dei torti e delle ragioni dei protagonisti della vertenza, degli aspetti positivi e negativi del nuovo contratto, è materia di cui si stanno occupando tutti i media, con l'intervento di attori e comprimari, di esperti di politica industriale o di relazioni sindacali di ogni tendenza e colore. Tutto legittimo e necessario per comprendere la sostanza di quanto accaduto e per formarsi un giudizio il più documentato possibile, pur nella evidente disparità anche quantitativa delle voci ed opinioni raccolte e messe in rete.

Quello che risulta difficile accettare sono le forzature, le inutili iperbole di qualche politico, l'uso di parole che evidenziano la soddisfazione di aver chiuso nell'angolo il nemico di sempre, l'estremista comunista. Questi atteggiamenti, la volontà di mettere a tutti i costi il cappello su una vicenda che ha visto la classe politica del tutto (e colpevolmente) assente, inducono a ritenere che, lungi dall'essere promotori di confronto e dialogo fra le parti sociali, alcuni nostri rappresentanti istituzionali intimamente godano dal suo fallimento quando non ne siano addirittura parte attiva.

Nel merito, l'intesa firmata da Fiat e dalla maggioranza delle sigle sindacali, contrariamente a quanto sostengono alcuni, presenta la sua criticità e opinabilità non tanto sugli aspetti economici e di organizzazione del lavoro, ma proprio sul sistema delle nuove relazioni industriali/sindacali, con una applicazione letterale dello Statuto dei Lavoratori che non tiene in alcun conto dell'accordo sulle rappresentanze sottoscritto nel 1993 da tutte le sigle del mondo del lavoro e da Confindustria.

Alla base della logica negoziale di Marchionne vi è un'idea di controparte mutuata dal modello americano; il sindacato made in USA non è confederale ma aziendale, non ha una visione generalista del mondo del lavoro e non ha fra i suoi principi ispiratori la solidarietà fra lavoratori appartenenti allo stesso settore. Le rivendicazioni possono sfociare in conflitti, ma la tutela degli interessi degli iscritti si esercita all'interno della singola impresa, con le ovvie conseguenze in termini di efficacia relativa e di potere contrattuale complessivo.
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