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Sabato 10 Dicembre 2016, ore 13.42
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Tra numeri e veline

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"In economia per debito pubblico si intende il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato sotto forma di obbligazioni o titoli di stato (quali BOT, BTP, CCT in Italia e Obbligazioni di cassa in Svizzera) destinate a coprire il disavanzo del fabbisogno finanziario statale oppure coprire l'eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato..."

Bene… questo è quello che riporta Wikipedia per definire, in sostanza, il debito pubblico e non contraddice quanto riportato nei testi economici, quindi lo prendiamo per buono, ancorché esplicativo.

In questi ultimi tempi, però, la questione del debito pubblico, complice l'ignoranza della vasta platea popolare, sta ingenerando scenari e supposizioni, strumentalizzate a dovere, che non trovano riscontro in nessun'altra epoca storica del nostro Paese. Così come appare fuorviante l'assunto che circola da mesi riguardo il fatto che l'Italia abbia vissuto economicamente e per parecchio tempo sopra le proprie possibilità, "spendendo e spandendo", senza il nessun minimo controllo dei costi.

Altro tema dibattuto è lo stato di potenziale insolvenza, sul fronte del debito, in cui verserebbe il nostro Paese. Veniamo subito al sodo anticipando una convinzione…."sono tutte balle".

Il nostro Paese è in grosse difficoltà economiche perché non riesce ad avere un fluido accesso ai mercati finanziari internazionali per finanziare il proprio debito e per questo obbligato a pagare tassi impliciti più elevati per attrarre gli adeguati capitali.

E' una crisi di liquidità. Non strutturale e sistemica. E' una crisi generata per buona parte dalle concertazioni internazionali ostili al nostro Paese, messe in atto da paesi che di problemi ne hanno molti di più, come Francia e Germania. Tanto per intenderci, l'esposizione creditoria dell'Italia verso la Grecia è di 3,9 miliardi di Euro, mentre Francia e Germania, messe insieme, arrivano a 90 miliardi di Euro; eppure il nostro Paese è chiamato ad impegni di ricapitalizzazione bancaria per oltre 14 miliardi di Euro contro lo zero delle banche franco-tedesche. Questo il primo punto sul tavolo.

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