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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.07
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Euro 2.0

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa

L'opinione pubblica europea è attraversata da una disgregante azione, messa in moto dall'acclarata insostenibilità dei meccanismi di spesa pubblica partoriti nelle sedi istituzionali. L'Euro, il malaticcio nato prematuramente, è in crisi irreversibile e, malgrado tutti siano corsi al suo capezzale cercando la cura migliore, in pochi si rendono conto che il progetto fa acqua da tutte le parti.

In meno di un decennio si è passati dal diffuso entusiasmo ad un euroscetticismo pregnante, travalicato da evidenti egoismi nazionali e dalla dicotomia tra Europa e Europeismo. Ciò ha di fatto scoperchiato la vaporiera dei sentimentalismi per una moneta che doveva, invece, rappresentare il tratto distintivo di un processo unitario tra i popoli, portatori di un sogno dominante che affonda le sue radici ben oltre il trattato di Maastricht e che, dal 1992, ha avuto spesso detrattori poco convinti della soluzione del problema Europa.

L'Euro e il suo progetto, quindi, o lo si odia o lo si ama, perché è un puro atto di fede, proposto da chi 60 anni fa ha deciso di stare insieme e di imboccare una strada comune verso interessi condivisi, alla luce della devastazione e della miseria portate dalla guerra.
E' innegabile che l'ostracismo a cedere pezzi di sovranità, aldilà dell'essenza che ha animato la fase iniziale del progetto, sia la ragione profonda di questa crisi di identità, nata e sviluppata nei centri di potere istituzionali deputati alla salvaguardia del progetto europeista e che, proprio perché incapaci di mettere a fuoco le ragioni profonde della crisi, difficilmente potranno apportare risoluzioni strutturali al problema.

Il destino dell’Euro sembra quindi segnato ed è utopistico, allo stato attuale, ipotizzare il rilancio di una disinteressata cooperazione tra gli Stati membri, unica azione tesa a scongiurarne la morte per asfissia.

La Grecia è prossima all'uscita, implicitamente dichiarata, seguiranno gli altri ancora irretiti dall'inflazionato avvertimento su cosa potrebbe accadere fuori dalla moneta unica; è vero non è dato sapere cosa succederà con la morte dell'Euro, ma può darsi che per rimpiangerlo e riscoprire ex post adeguate politiche comuni, fulminati verso Damasco, dovremmo finire di percorrere la grande via maestra e riannusare, almeno per un po', la cara e vecchia lira.
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