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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 05.31
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Atene si scatena

Visto che la Germania non cede sulle richieste di modificare il Piano della Troika, rivendica i danni di guerra, mai saldati

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
Per ora sono schermaglie verbali: il Governo greco minaccia di confiscare alla Germania due immobili, o poco altro ancora, che ospitano ad Atene i due istituti tedeschi che svolgono ricerche archeologiche. Ma, se volesse, nell'attesa che una Commissione internazionale dipani la questione, da regolare con un apposito Trattato, potrebbe mettere sotto sequestro conservativo i 9 miliardi di investimenti di portafoglio, in particolare crediti, che i privati tedeschi vantano nei confronti di greci ed i ben 207 miliardi di investimenti diretti, azioni ed altre proprietà.

Secondo una Commissione incaricata da Atene tempo fa, il saldo che la Germania deve ancora versare ammonterebbe a 162 miliardi di euro: se mai fossero pagati, il debito pubblico greco scenderebbe dagli attuali 307 miliardi di euro, pari al 170% del PIL, ad appena 100 miliardi, pari al 46% del PIL.

Sarebbe una tombola! E' uno scenario però poco realistico: sarebbe come dissotterrare non i cadaveri delle guerre che hanno insanguinato l'Europa, ma vere asce di guerra.

Per chi vuole approfondire i dettagli, la controversia è questa: la Germania non ha mai pagato per i danni causati durante la II Guerra mondiale. Di più, non ha mai finito di pagare i danni causati con la Grande Guerra, di cui aveva saldato solo le prime due rate. Tra l'altro, sulla base di un Trattato internazionale del 1953, le furono ristrutturati i debiti che aveva contratto all'estero tra il 1919 ed il 1938, dimezzandoli. A quei tempi la pressione dell'Urss, che occupava la Germania Est sulla base degli Accordi di Yalta, era fortissima e gli americani non intendevano indebolire quello che ritenevano l'unico baluardo occidentale rispetto all'avanzata del comunismo.

Il Trattato del 1953 escluse esplicitamente dal perimetro dell'accordo ogni questione relativa sia al pagamento delle residue somme relative ai danni causati dalla Germania con la Grande guerra sia la sistemazione di quelli causati con la Seconda guerra mondiale.
Diversa fu la vicenda dell'Italia: firmò nel 1947 il Trattato di pace, a Parigi, ed accettò una serie di pesanti riparazioni per i danni arrecati con le operazioni belliche e l'occupazione di territori stranieri, tra cui il pagamento alla Grecia di 100 milioni di dollari al controvalore in oro del 1938. Impegno pienamente onorato.

La Germania non ha mai firmato un Trattato di pace a conclusione della Seconda Guerra, né ha mai regolato i conti per i danni di guerra causati, ivi compresi quelli derivanti dalla occupazione della Grecia. Né, in particolare, ha rimborsato ad Atene il prestito forzoso che le fu imposto nel 1942, che ammontò a 150 miliardi di dracme: tutto l'oro della Banca di Grecia fu requisito.

Nel 1990, quando si trattò di riunificare la Germania dopo la caduta del Muro di Berlino, le Quattro Potenze vincitrici, Usa, Russia, Regno Unito e Francia, presero atto della buona condotta tenuta dalla Germania a partire dal 1945 ed acconsentirono a restituirle la integrità territoriale, insieme alla piena sovranità nella condotta degli affari interni ed internazionali. Fu stipulato il “Treaty on the Final Settlement with Respect to Germany”, che comunque pose una serie di divieti al riarmo della Germania ed alla dislocazione di armi nucleari nei territori della ex-Germania dell'Est.

Il Trattato del 1990, che fu firmato solo dalle Quattro Potenze vincitrici e dalle due Repubbliche tedesche destinate a riunificarsi, non affrontò affatto la questione dei danni di guerra. Qui sta il punto del contendere tra la Germania e la Grecia: mentre la Germania considera che il Trattato sulla sistemazione definitiva abbia messo una pietra tombale anche sulle questioni dei debiti di guerra, la Grecia sostiene di non potersi considerare vincolata da un Trattato che non ha mai firmato.

Ecco perché il Governo di Atene oggi minaccia di riaprire la questione, ipotizzando intanto la confisca dei beni che la Repubblica federale tedesca detiene in Grecia: è poca cosa, trattandosi degli immobili in cui sono situate due istituzioni di studi archeologici. Si sa, la passione dei tedeschi per l'arte greca è smisurata: non è un caso, tra l'altro, che l'Altare di Pergamo sia stato portato via, ed oggi sia ancora esposto in un museo di Berlino.

Andrà a finire, molto probabilmente, che anche ad Atene verranno ristrutturati i debiti. Verranno dimezzati, come alla Germania nel 1953. L'Italia continuerà a pagare tutto e tutti, come sempre. Ancora una volta.


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