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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 14.51
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Siria, copia e incolla

Tutto già visto, in Afghanistan nel 1979

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

C'è un gran daffare in questi giorni, tra New York e Washington. A New York ci sono stati un po' tutti in questi giorni, da Papa Francesco al Premier cinese Xi Jinping, mentre sono appena arrivati quello giapponese Shinzo Abe, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ed il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Soprattutto c'è stata attesa per il Presidente russo Vladimir Putin, che ha incontrato il Presidente americano Barack Obama.

Negli interventi al Palazzo di Vetro dell'ONU ed al Congresso, così come nel corso degli incontri alla Casa Bianca, si è parlato un po' di tutto: dal bando alle armi ed alla pena di morte, alla tutela dei Paesi poveri, dalla lotta all'inquinamento al rispetto del Creato.

Si è discusso anche di cyberwars, ma il nodo centrale è la guerra che si combatte in Siria: lì si decidono i nuovi equilibri mondiali. Perché gli USA, ritirandosi da Afghanistan ed Irak, e dopo aver sostenuto le primavere arabe ed il collasso delle democrature di Tunisia, Egitto e Libia, si sono fermati di fronte al nodo di Damasco. La Russia invece, non ha mai lasciato sola la Siria, dove ha l'unica base navale del Mediterraneo: è una presenza strategica non discutibile, come quella in Crimea.

Le campagne mediatiche reggono fino a 20 giorni, è risaputo: quando un regime viene attacato, l'opinione pubblica rimane imbambolata tra le immagini dei telegionali ed i social media che suonano all'unisono la carica emotiva. Quando serve, è arrivata una spintarella militare, anche solo dall'alto come in Libia, con una no-fly zone: meglio non sporcarsi gli stivali di sabbia. Ma in Siria la destabilizzazione del regime di Assad si è bloccata, nonostante fosse stato dichiarato da parte americana che il "red tape" era stato superato, con il massacro della popolazione civile in rivolta attraverso l'uso di gas venefici: le navi francesi si erano mosse alla volta delle sonde siriane, per poi volgere improvvisamente la prua all'indietro. Così, l'effetto di traino creato dai media contro il Presidente Assad si è dissolto definitivamente.

Ormai sono oltre due anni di stallo, con una guerra di cui si sa solo che la Siria è attaccata dall'Is, mentre è difesa dall'Iran e dalla Russia. Anche la flotta cinese si sta schierando, entrando per la prima volta nel Mediterraneo, insieme a quella russa: il suo passaggio per il Canale di Suez è avvenuto senza difficoltà alcuna, anzi. Il governo egiziano, che ha i suoi problemi per controllare l'estremismo islamico nel Sinai, non può che apprezzare l'iniziativa. Israele, infine, ha trovato un accordo con la Russia per mantenere il controllo aereo sulle alture del Golan. Questa è "una" coalizione che oggi fronteggia l'IS in Siria, il terribile e fantomatico Stato islamico che minaccia l'intero Occidente. La Turchia ha un altro obiettivo: evitare che i Curdi, che hanno combattuto contro l'IS in Iraq con il sostegno dell'Occidente, si rafforzino fino a formare una propria entità politica autonoma, il Kurdistan, che minacci l'integrità territoriale della Turchia.

Sembrano tornati i tempi della guerra senza quartiere ad Al Qaeda, l'ariete del terrorismo anti occidentale, con gli USA alla guida di una Coalizione di Volenterosi. Adesso ci sono la Russia, la Cina e l'Iran che combattono contro la minaccia dell'IS. L'"altra" coalizione internazionale, quella Occidentale, è guidata dalla Francia, che però agisce di rincalzo, solo per evitare di lasciare lo scacchiere siriano in mano alla Russia.

La Storia si ripete. Tanti anni fa, era il 1979, le truppe russe invasero l'Afghanistan: l'Occidente che osteggiava l'espansione sovietica, sostenne finanziariamente e con consistenti forniture di armi i mujaheddin, i guerriglieri afghani. Dopo dieci anni di combattimenti, i russi si dovettero ritirare, ma nel frattempo l'Afghanistan era diventato il rifugio incontrollato dell'estremismo islamico. Fu dopo l'attentato alle Torri Gemelle di New York nel 2001, attribuito ad Al Quaeda, che toccò agli USA di invadere l'Afghanistan, per estirpare nei suoi covi quel terrorismo che era tornato tanto utile per combattere i Sovietici anni prima.

Ora tutto si ripete, con la Siria al posto dell'Afghanistan: la Russia ha un chiaro interesse strategico in quel Paese, ed interviene militarmente per difenderlo dall'attacco dei terroristi dell'IS.

L'Occidente, stavolta, per chi tifa?



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