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Domenica 26 Marzo 2017, ore 11.15
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Libia, che gioco è?

L’Italia si è schierata, ma la partita sarà lunga

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Un attivismo così, da parte italiana, era inatteso. Il viaggio a Tripoli del Ministro degli interni Minniti, appena nominato, ha sorpreso tutti: non solo ha consolidato il rapporto con il Premier Serraj, ma ha anche messo le basi per un Accordo volto a bloccare il traffico di migranti. Ha fatto eco il Ministro della difesa Pinotti, confermando la volontà di stroncare il fenomeno con la collaborazione delle Autorità libiche. Siamo stati i primi, poi, a riaprire l'Ambasciata a Tripoli. Tre mosse che danno il senso di un supporto energico da parte dell'Italia al traballante Serraj.

Tutto questo è avvenuto a pochi giorni dalla fine del mandato del Presidente americano Barak Obama, che con la sua Amministrazione ha sostenuto all'Onu la soluzione di un governo di unità nazionale guidato dal Presidente Serraj per arrivare ad un accordo più complessivo con il Parlamento di Tobruk: ha avuto il sapore di una cambiale in scadenza, da onorare comunque. Ci siamo esposti da soli, noi italiani, a sostenere il governo di Tripoli, mentre il resto della comunità internazionale occidentale traccheggia.

A dire il vero, gli eventi in Libia stanno dimostrando un crescente supporto della Russia al generale Haftar, che è alla guida di un consistente esercito schierato ad est, in Cirenaica: al largo delle coste libiche c'è stato uno scambio di saluti a bordo della più prestigiosa nave della flotta russa, la lancia aerei Ammiraglio Kuznetsof, di ritorno alla base nel Mar Nero per manutenzioni dopo aver presidiato per mesi le coste siriane.

Le alleanze internazionali, per la soluzione in Libia, si fanno e si disfano, spesso in modo sotterraneo. Ed il ruolo dei Paesi Occidentali non è sempre chiaro. In precedenza, infatti, il generale Haftar aveva ottenuto il sostegno del governo egiziano ed un certo supporto non ufficiale anche da parte di Parigi, venuto alla luce in modo indiretto, per via dell'abbattimento di un elicottero con a bordo tre militari francesi nel luglio scorso. Questo fatto potrebbe aver messo in difficoltà Parigi, inducendo Haftar a chiedere l'appoggio di Mosca. Parigi, per via dell'incidente, sarebbe stata costretta ad uscire di scena.

Fatto sta che, subito dopo la mossa italiana, c'è stata una nuova situazione di tensione a Tripoli: approfittando della assenza dalla capitale di Serraj in visita al Cairo, c'è stato un colpo di mano di una altra fazione islamista capeggiata dal generale Gwell. Neppure costui agisce senza supporto internazionale: tutti hanno interesse a determinare la soluzione libica, come in Siria. La Turchia ed il Qatar non starebbero con le mani in mano, ad aspettare le mosse dell'Arabia Saudita.

E così l'Italia si è trovata ad essere oggetto di dichiarazioni ostili, sia da parte dei sostenitori di Gwell sia da parte del generale Haftar, che stigmatizzano le iniziative italiane rammentando i nostri precedenti coloniali italiani.

Non è affatto una posizione comoda, quella dell'Italia. Non solo subisce, senza alcun aiuto da parte della Unione europea, le ondate continue di centinaia di migliaia di migranti che partono dalla Libia, con il consenso se non il supporto delle diverse fazioni che ne controllano coste e frontiere, ma ora viene attaccata in malo modo per appoggiare quello che è l'unico governo legittimo per l'Onu, ma senza sostegno concreto da parte della comunità internazionale.

Dopo la fine del regime di Gheddafi, in Libia è successo di tutto. Appena si è consolidata la tregua in Siria, con la convocazione di una Conferenza di pace sotto l'auspicio di Russia e Turchia, la questione libica è tornata in primo piano: è lì che prosegue la soluzione del grande puzzle.

La Russia ha buon gioco a ripetere in Libia lo schema siriano, stavolta appoggiando il governo di Tobruk. Non ci sarà una guerra di conquista, ma un confronto serrato tra posizioni che cercheranno di consolidarsi sul terreno prima di arrivare al tavolo delle trattative.

L'Italia ha interessi considerevoli ad una Libia pacificata, geopolitici ed economici. Ha fatto bene ad esporsi aiutando per prima ed in modo chiaro l'unico governo legittimo, quello di Tripoli: è l'unica maniera che ha per rimanere in gioco senza farsi invischiare nella guerra tra le fazioni.

La partita libica continuerà ancora a lungo, sporca e sanguinosa, sulla pelle di tanti innocenti.

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