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Martedì 22 Agosto 2017, ore 09.37
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Melania Trump, una regia perfetta

Carattere, eleganza e bellezza della First Lady

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Belli si nasce, ma non basta per diventare dei personaggi amati dal pubblico: lo star system americano ce lo insegna. Serve intelligenza, tempo, e soprattutto tanta capacità di reggere la scena.

Melania Trump, in appena tre mesi, comincia ad oscurare il ricordo anche di quella che fu la prima First Lady americana a divenire una icona dalla classe insuperabile, Jacqueline Kennedy. Lei, Melania, le copertine patinate le aveva già avute: con la sua carriera da modella non le erano mancate. Ma averle da First Lady è ben diverso. Bisogna resettare tutto, cominciare da capo.

Che sia una gran bella donna, Melania Trump, è notorio, ma non basta a farne un personaggio pubblico, e soprattutto amato. Spesso, anzi, l'invidia gioca brutti scherzi, soprattutto quando si sposa un uomo ricco come Donald Trump.

Invece Melania è stata geniale nel costruirsi un ruolo pubblico riconoscibile e già molto apprezzato dagli americani, e non solo.

Primo: non si è trasferita a Washington, alla Casa Bianca, e questo per due motivi. Uno è quello ufficiale: vuole rimane a New York perché così può assicurare al figlio di proseguire senza traumi la scuola, già iniziata. Melania è perfetta, dunque, nel ruolo di madre: sacrifica il fasto pubblico alle esigenze familiari. Ma c'è un secondo motivo, assai più importante: bisogna evitare ogni confronto con la moglie di Obama, la Michelle tanto amata dai media che curava addirittura un orticello dietro alla dimora presidenziale. I giornali non avrebbero fatto altro che paragonare i due stili, e certo Melania non si sarebbe mai messa ad innaffiare insalata ed a raccogliere pomodori. Lei non si presta a questi mezzucci pubblicitari: vuole diventare un mito. E si costruisce un personaggio completamente diverso, d'accordo con Donald, the Boss.

Secondo: Il Presidente degli Stati Uniti è un vero maschio Alfa, come è tipico nell'immaginario collettivo. E' il Commander in Chief, l'uomo che può scatenare la guerra atomica. E così, sin dalla prima uscita ufficiale, si costruiscono ruoli perfettamente coerenti: all'ingresso ufficiale alla Casa Bianca, Donald Trump esce dall'autovettura e si dirige con decisione verso la coppia Obama che aspetta davanti alla porta, senza aspettare che Melania lo accompagni, mano nella mano. La stampa, subito, recupera il video del passaggio di consegne tra gli Obama ed i Bush, otto anni prima, e mette in luce l'amorevolezza con cui Barack e Michelle salivano gli scalini insieme. Altro stile, altra classe, si stigmatizzava sui giornali. Ma Donald Trump aveva cominciato a dimostrare al mondo che lui è il Capo, e che non fa smancerie con la moglie. Ecco, però, che il mondo comincia a compiangere la povera Melania: ha sposato un ricco prepotente, mentre lei è trascurata. Perfetto, geniale, è quello che serve per cominciare a farne un personaggio: una bella donna che soffre, per di più a causa di un marito ricco ed arrogante, fa sempre un effettone. La sceneggiatura continua: alla cerimonia per il giuramento, Melania si presenta con un abito di una classe infinita: una icona di bellezza ineguagliabile. Ma è triste, mai un sorriso. Nessun regista americano avrebbe fatto meglio. Tutto il mondo comincia ad affezionarsi a Melania: una donna bellissima, che soffre la solitudine in una gabbia dorata...

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