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Lunedì 22 Maggio 2017, ore 19.41
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Le agenzie di rating nel gioco della finanza tossica

"Chi controllerà i nostri controllori?" chiedeva Giovenale nelle "Satire", domanda da porsi anche in merito alle mitologiche agenzie di rating

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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"Quis custodies ipsos custodes?" (Chi controllerà i nostri controllori?) si chiedeva Giovenale nelle "Satire", domanda da porsi anche in merito alle mitologiche agenzie di rating specie adesso che anche la pubblica accusa a Trani ha chiesto per Standard & Poor's la sanzione monetaria, 4,5 milioni, e penale a fronte della manipolazione del rating nel 2011.

Già il Dipartimento di Giustizia Usa aveva condannato la stessa agenzia nel 2014 per lo stesso motivo con una transazione di 1,5 miliardi di dollari a fronte dei quali la richiesta di Trani sono solo "peanuts" (noccioline).

L'operazione di manipolazione fraudolenta del rating a scapito degli Usa era stata fatta nell'agosto del 2012 probabilmente per indebolire nelle elezioni presidenziali la posizione di Obama a favore di Romney su cui la finanza di Wall Street aveva puntato. Proprio a quel fine era stata avviata nell'aprile del 2010 la campagna manipolatoria d'Europa (Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e poi Italia nel 2011) per arrivare ad un risultato che è scappato di mano fino ad arrivare ad oggi con l'elezione a sorpresa (non troppo per chi aveva capito i segnali dell'America profonda che non è New York) di Trump, dato 1 a 30 dai bookmakers nel 2015, contro la prescelta della finanza che era la Clinton. Proprio seguendo le loro valutazioni con i fatti, comportamenti e giudizi sembrano sempre più opachi, opportunistici e strumentalmente manipolativi lasciando, come sopra indicato, troppo spazio a critiche e dubbi sulla loro attendibilità ed indipendenza come controllori rispetto ai controllati.

Tutto è avvenuto sotto i nostri occhi da tempo senza il minimo risveglio di un'attenzione critica, inesistente o tacitata dai media servizievoli e collusi. Le agenzie avevano, già, dato il meglio del peggio nel tutelare con la tripla A i fondi che, con nome esotici, avevano destabilizzato il sistema nel 2008 e Lehman Brothers, fino al giorno prima del default AAA, è stato il gioiello dell'illusionismo predatorio della finanza.

Inoltre il recente deprezzamento del nostro paese (BBB) assolutamente asimmetrico alla realtà è ancora una volta il segnale di quanto queste agenzie siano strumentali ad altri interessi e lontano dalla realtà con una metodologia di valutazione "ascientifica".
Standard & Poor'sLa finanza, dopo avere minacciato invano il paese prima del referendum in caso di vittoria del "no", si è trovata nell'impossibilità di manovrare lo spread perché sarebbe stato troppo evidente il gioco dei numeri fittizi.

Ora stanno preparando il downgrading del paese per tornare all'attacco con lo spread?

Lo sapremo presto, ma già oggi sappiamo con evidenza l'incapacità del paese di reagire e della sua classe dirigente all'angolo come un pugile suonato in attesa del count-down. Eppure un europarlamentare italiano, Domenici ex sindaco di Firenze, aveva presentato nel 2013 la direttiva CRAs (credit rating agencies) con la finalità di discutere il problema; la direttiva è finita nelle maglie dei burocrati europei e nella loro mancanza di coraggio. Contro la stupidità, diceva Keynes, anche gli Dei sono impotenti.
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