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Lunedì 26 Settembre 2016, ore 02.28
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Trucchi greci e parrucche tedesche

Chi la fa, l'aspetti. Come la Germania ha messo in croce la Grecia per aver truccato i conti al fine di entrare nell'Eurozona, adesso gli USA castigano la Volkswagen per le auto fuori norma vendute in America

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Ancor più pesanti saranno le conseguenze economiche per l'export tedesco, che ha come cuore pulsante l'industria automobilistica. D'altra parte, le regole sulle emissioni dei gas di scarico dei motori sono barriere tecniche al commercio internazionale: vengono scritte per ostacolare le importazioni. L'Europa si scrive le sue regole, mediando tra gli interessi delle industrie francesi che sono specializzate nei motori di piccola cilindrata e quelli dell'industria tedesca che la fa da padrona nelle cilindrate più alte. Non solo si stabiliscono i limiti alle emissioni, quanto le condizioni dei test: qui sta la possibilità di truccare il comportamento dei motori. Naturalmente, anche l'America si scrive le sue regole: servono per difendere l'ambiente, ma anche la produzione interna.

Bisogna intendersi: c'è in corso, ormai da anni, una guerra economica e finanziaria. Finito il mondo bipolare, negli USA ci sono due strategie contrapposte: quella che considera il controllo dei territori come il presupposto naturale del dominio americano, e quella che preferisce puntare sul controllo globale attraverso i mercati.

La strategia sostenuta dai suoi Presidenti repubblicani, da Reagan ai Bush padre e figlio, mirava al contenimento territoriale dell'URSS: prima la caduta del Muro di Berlino e l'adesione dei Paesi europei dell'Est comunista alla Unione europea e poi alla Nato; quindi la prima guerra del Golfo in Kuwait, la lotta al terrorismo di Al Qaeda in Afghanistan e l'invasione dell'Iraq.

La strategia democratica è diversa: meglio controllare i mercati, con due trattati paralleli, il TTIP con l'Europa ed il TTP con i paesi del Pacifico, isolando Russia e Cina. La destabilizzazione degli assetti precedenti ne è una conseguenza: basta ritirare le truppe ed il sostegno alle "democature" arabe, dalla Tunisia all'Egitto, dalla Libia ed alla Siria.

Il resto viene giù da sé, per risonanza dopo la crisi finanziaria americana del 2008. L'Europa è stata fortemente penalizzata, con le banche inglesi, francesi, tedesche, belghe ed austriache che hanno accusato pesanti perdite per aver sottoscritto titoli i cui sottostanti si erano dimostrati illiquidi e privi di valore. Per recuperare le perdite, le banche di Francia e Germania hanno cominciato a ritirare i crediti verso gli altri Paesi europei mediterranei, i PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), ed a vendere i loro titoli di Stato sul mercato: il crollo dei valori sui mercati con l'aumento degli spread, e la loro crisi finanziaria nasce così.

L'idea di una Europa capace di competere con gli USA, come area economicamente dinamica e socialmente coesa, si è sbriciolata. L'euro, la moneta che avrebbe dovuto rappresentare l'alternativa al dollaro, preferibile per la stabilità del suo valore, è stato più volte sul punto di andare in frantumi. La Germania ha scaricato sugli altri partner il rientro dagli squilibri infraeuropei, che pure aveva riccamente finanziato per essere stati il volano del suo arricchimento.

L'Unione Euromediterranea, proposta nel 2008 ai Paesi della sponda Sud con la co-presidenza di Francia ed Egitto, era una prospettiva che avrebbe allargato di molto la sfera di influenza e di stabilità dell'Unione. La creazione di un nuovo gasdotto dalla Russia, il South Stream, avrebbe aumentato pericolosamente la dipendenza energetica europea dalla Russia.

Così, tutto sta andando in pezzi. L'Europa è sotto la ferrea guida tedesca, che chiede austerità. La Grecia tramortita, l'Italia impoverita e la Spagna ammutolita, mentre il Mediterraneo diviene un Mare Mortum, per via dei tanti profughi che perdono la vita durante le traversate verso le sponde settentrionali, in fuga dalle guerre e dalle carestie. Dalla Siria si muovono in migliaia, mossi dalla improvvisa dichiarazione di accoglienza illimitata della Cancelliera tedesca Angela Merkel: è un fiume inarrestabile, un'ondata che scuote nel profondo i Paesi balcanici, dalla Macedonia alla Serbia, per infrangersi sulla frontiera ungherese. Per espandere la propria area di influenza, bisogna prima destabilizzare, poi imporre le nuove regole.

La crisi ucraina ha dato la stura alle sanzioni economiche contro la Russia; l'Arabia Saudita non ha accettato di ridurre la produzione del petrolio che è scivolato spesso attorno ai 40 dollari al barile, penalizzando ancor più i proventi delle vendite all'estero di Mosca; l'Accordo del Gruppo dei “4+1” con l'Iran prelude al ritorno di questo paese tra i grandi fornitori energetici mondiali, con la prospettiva che il petrolio possa arrivare ad appena 20 dollari al barile.

La Cina conosce dopo vent'anni una crisi di crescita. La sua strategia di creare con gli altri paesi Brics una serie di istituzioni finanziare internazionali alternative a quelle che hanno sede a Washington non è stata qui ben accetta: la strada per far accettare ufficialmente lo yuan come una moneta internazionale di riserva si preannuncia irta di ostacoli. Ci sono regole, comportamenti e principi da rispettare. Spiazzare il dollaro nelle transazioni commerciali internazionali è una traguardo complesso. La Borsa di Shanghai nel frattempo è andata in bolla, afflosciandosi pericolosamente: i mercati finanziari sono così, volubili, imprevedibili, incontrollabili. Vendite improvvise travolgono ricchezze virtuali, valori che si dissolvono come la nebbia. Nel frattempo che Pechino adegua lo yuan alle regole del FMI, il mercato fa il suo compito.

Siamo passati da una dimensione dei conflitti internazionali in cui il controllo politico, militare e territoriale, è stato sostituito da quello economico e finanziario: vince chi riesce ad imporre le regole a sé più favorevoli.

La Germania impone le sue regole all'Unione Europea, così come gli USA impongono il rispetto delle proprie regole a chi vende auto sul proprio territorio. La guerra economica continua.



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