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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 16.36
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Il piccolo pesce

I problemi della Cina, quelli veri e quelli immaginari

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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A un visitatore occidentale che gli chiedeva come fosse possibile gestire l'immensità cinese, il primo ministro Zhou Enlai rispose che governare un grande paese è semplice come cucinare un piccolo pesce. Erano gli anni Settanta e la Cina aveva un'economia minuscola. Era un paese di contadini con un piccolo proletariato urbano impiegato nell'industria pubblica e un sottile strato di intellettuali che controllava il partito. La frase di Zhou Enlai era in realtà una citazione di Laozi, un filosofo del VI secolo avanti Cristo. Secondo alcuni Laozi non è mai esistito, ma personifica una tradizione taoista che in politica si traduce nel lasciare che le cose vadano per il loro verso, intervenendoci il meno possibile.

Oggi gestire la Cina non è più così facile. Il partito ha ancora un forte controllo, ma il suo potere non nasce più, come amava dire Mao, dalla canna del fucile, ma dalla tenuta del consenso delle classi urbane. Le campagne non sono il problema principale (rivolte contadine ci sono sempre state nella storia cinese e ce ne sono tuttora decine ogni anno senza che questo faccia notizia) ma le città costiere, aperte al mondo, colte e sofisticate, accettano di lasciare il potere nelle mani di un'élite autonominata solo a patto che questa riesca a produrre crescita e ricchezza.

Una società articolata richiede anche un'elevata capacità di mediazione politica tra gli interessi dei diversi gruppi sociali. La Cina di Mao aveva solo due gruppi, i contadini e gli operai, e alternava fasi in cui favoriva gli operai, come nel modello classico sovietico, ad altre in cui provava ad equilibrare i rapporti di forza. Oggi, tuttavia, gli interessi di un industriale esportatore non coincidono con quelli dell'industria di stato (che dà lavoro a decine di milioni di persone) o degli immobiliaristi, mentre la richiesta di aria respirabile che si leva dalle città va mediata con la sopravvivenza di Shanxi e Shaanxi, due province povere in cui 70 milioni di persone vivono dell'estrazione del carbone.
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