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Il mercantilismo tedesco è truccato dall’euro debole

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Alla Germania, sono tanti anni che dell’Europa non interessa più niente: dalla crisi del 2010 in poi, non è più il mercato di riferimento su cui guadagna di più con le esportazioni.

Anzi, ci perde!

L’unione europea a 28 è un Continente imbolsito da decenni di politiche fiscali estenuanti, al cui interno si manifestano distorsioni profondissime determinate dall’euro, una "moneta debole" per l’economia tedesca, che la sfrutta per accumulare risorse immense.

Sono già tre anni che la Germania accusa un saldo negativo per merci nelle relazioni infra-UE: -11 miliardi di euro nel 2020, -14 miliardi nel 2021 e -38 miliardi nel 2022. Nel 2007, alla vigilia della Grande Crisi Finanziaria Americana, questo saldo era stato invece attivo per la somma record di 101 miliardi di euro. Da lì in avanti, questa cifra si è andata costantemente riducendo, soprattutto a partire dal 2012 quando era già crollata a soli 19 miliardi di euro, fino ad arrivare al passivo nel 2020: è chiaro che per la Germania l’Unione Europea non è più la gallina d’oro che era stata dal 1992 al 2008. La feroce stretta fiscale introdotta con il Fiscal Compact nel 2012, dopo due decenni di follie finanziarie e bancarie compiute sotto la copertura dell’euro, ha trasformato l’Europa in una sorta di cimitero dello sviluppo.

Tanto per essere chiari: mentre nel ventennio che intercorre tra il 2002 ed il 2012 la Germania ha accumulato un saldo attivo per merci infra-UE per ben 683 miliardi di euro, nel decennio che intercorre tra il 2012 ed il 2022 il saldo attivo accumulato è crollato ad appena 55 miliardi di euro.

La storia è completamente diversa se si considera invece il saldo estero complessivo della Germania, infra-UE ed extra-UE, che vede invece anche in questi ultimi tre anni un attivo: pari a 184 miliardi di euro nel 2020, a 181 miliardi nel 2021 ed a 90 miliardi nel 2022.

Questo dato è di una importanza straordinaria.

Bisogna chiedersi infatti come mai in questi tre anni, 2020, 2021 e 2022, la Germania abbia contemporaneamente accumulato un saldo "passivo" solo nei confronti degli altri Paesi dell’Unione europea, il totale infra-UE è stato pari a -63 miliardi di euro, mentre il saldo è stato “attivo” per una cifra sbalorditiva considerando tutte le transazioni commerciali: infra-UE ed extra-UE pari a 455 miliardi. Eliminando il passivo infra-UE, il saldo attivo extra-UE della Germania è stato infatti di 518 miliardi di euro.

Due considerazioni: mentre le merci tedesche non hanno più mercato in Europa, un Continente imbalsamato nelle sue contraddizioni, le stesse merci hanno continuato ad essere vendute benone nel resto del mondo per merito di un euro "debole". La debolezza dell’Unione europea, che si riflette sul cambio della moneta unica, è stata utile alla Germania per conquistare i mercati extra-UE.

Nessuno sa bene, ora, che cosa succederà alla competitività della produzione industriale della Germania, e dell’intera Europa, non avendo più il vantaggio del gas russo a buon mercato. Ma è certo che un euro debole, per la Germania, è stato ed è un grande vantaggio: più il resto dell’Europa annaspa, e meglio è. L’Unione deve solo galleggiare, basta che non imploda.

Il mercantilismo tedesco è truccato dall’euro debole

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