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Bitcoin: cresce l’interesse degli italiani

Economia
Bitcoin: cresce l’interesse degli italiani
(Teleborsa) - Bitstack, punto di riferimento in Europa per il risparmio in Bitcoin e primo operatore in Francia, pubblica oggi il Bitstack Barometer "Gli italiani e il Bitcoin", realizzato con l’istituto di ricerca Selvitys su un campione di 2.000 italiani tra i 18 e i 64 anni.

Tre elementi attraversano i dati italiani. Il Bitcoin funge da porta d’ingresso agli investimenti: per oltre un terzo dei possessori italiani è stato il primo investimento mai fatto. L’adozione si divide nettamente in base all’età, e gli italiani tra i 18 e i 24 anni possiedono Bitcoin in quantità tripla rispetto ai loro omologhi francesi. Inoltre l’Italia si distingue da Francia e Spagna su un punto: è l’unico dei tre paesi in cui la sfiducia nella Banca Centrale Europea supera la fiducia, e in cui i possessori di Bitcoin nutrono verso di essa una maggiore sfiducia rispetto al resto della popolazione.

"L’insegnamento più significativo che emerge dai dati italiani è il divario tra ciò che le persone percepiscono e ciò che effettivamente misurano. Molti italiani sanno che il proprio denaro perde valore se lasciato su un conto corrente, ma solo uno su sette ha una reale consapevolezza di quanto ciò sia avvenuto dal 2020 a oggi", commenta Alexandre Roubaud, co-fondatore e CEO di Bitstack. "E il prodotto che continuano a citare per primo per proteggere il proprio potere d’acquisto resta il libretto di risparmio. Sempre più italiani stanno guardando al Bitcoin come punto d’ingresso di lungo periodo nella finanza personale, e per oltre un terzo dei possessori italiani il Bitcoin è stato letteralmente il loro primo investimento. Rendere questo primo passo semplice e sicuro è proprio la missione di Bitstack".

La notorietà del Bitcoin in Italia è quasi universale, ma superficiale. Il 93% degli italiani dichiara di aver sentito parlare di Bitcoin, ma solo il 17% afferma di saperlo spiegare a chi non lo conosce; il 42% ne conosce il principio generale senza saperlo descrivere nel dettaglio, mentre il 34% ne ha sentito il nome senza sapere realmente di cosa si tratti. La percezione non è polarizzata: il 30% ha un’immagine positiva del Bitcoin contro il 19% negativa, per un saldo netto di +11 punti, ma la maggioranza (51%) non si è ancora fatta un’opinione precisa in un senso o nell’altro.

Il 10% degli italiani possiede attualmente Bitcoin. Il possesso è più diffuso tra gli uomini (13%) che tra le donne (7%), e raggiunge il picco tra i 25-34enni (16%) per poi scendere ad appena il 3% tra i 55-64enni.

Gli italiani sono cauti sulle proposte di politica pubblica che coinvolgono il Bitcoin. Solo il 33% sarebbe favorevole alla creazione da parte dell’Italia di una riserva strategica nazionale di Bitcoin, contro il 46% contrario. Il sostegno è più forte per l’utilizzo dell’elettricità rinnovabile in eccesso per minare Bitcoin: 41% a favore contro il 35% contrario, l’unica delle quattro proposte testate con un saldo netto positivo, che sale al 55% tra i 18-24enni. Un terzo degli intervistati occupati accoglierebbe con favore anche la possibilità di risparmiare parte dello stipendio in Bitcoin, e circa un terzo degli italiani ritiene che il Bitcoin potrebbe diventare una valuta di riferimento per il commercio globale entro 10-20 anni.

Resta invece ampia la distanza tra la consapevolezza dell’inflazione e la sua effettiva quantificazione. Il 60% degli intervistati sa che 10.000 euro lasciati su un conto non remunerato dal 2020 hanno perso potere d’acquisto, ma solo il 15% individua correttamente una perdita superiore al 15%. L’Istat, nello studio citato, stima l’inflazione cumulata tra il 2021 e il 2025 al 17,1%. Tra gli strumenti ritenuti più efficaci per proteggere il potere d’acquisto a dieci anni, gli italiani indicano soprattutto conti deposito e risparmio (22%), oro (19%) e immobili (15%), mentre il Bitcoin si ferma al 7%.

Anche il divario di genere emerge dai dati. La notorietà del Bitcoin è pressoché identica tra donne e uomini (93% contro 92%), ma solo il 10% delle donne dichiara di saperlo spiegare, contro il 23% degli uomini. Il possesso è rispettivamente del 7% e del 13%.

Indagini equivalenti condotte in Francia e Spagna mostrano livelli di notorietà, educazione finanziaria e diffusione pressoché identici nei tre paesi: il 93% degli italiani, il 93% dei francesi e il 95% degli spagnoli ha sentito parlare di Bitcoin; il possesso si attesta al 10% in Italia, all’8% in Francia e al 9% in Spagna. Anche il ruolo del Bitcoin come primo investimento è coerente tra i mercati: è stato il primissimo impegno finanziario per il 35% dei possessori italiani, il 33% dei francesi e il 28% degli spagnoli.

Dove l’Italia si distingue è nel rapporto con le istituzioni monetarie. L’Italia è l’unico dei tre mercati in cui la fiducia nella Banca Centrale Europea è complessivamente negativa: il 38% degli italiani si fida della BCE per preservare la stabilità dell’euro, contro il 47% che non si fida, un divario che non si riscontra altrove (Francia: 49% di fiducia contro il 36% di sfiducia; Spagna: un quasi equilibrio 47% contro 45%). Lo schema si inverte tra i possessori di Bitcoin: in Francia e Spagna, i possessori di Bitcoin si fidano della BCE più del resto della popolazione (rispettivamente 71% e 58%); in Italia, invece, se ne fidano meno, 31% tra i possessori, contro il 39% tra i non possessori. Per il 27% dei possessori italiani di Bitcoin, il Bitcoin stesso è ormai la valuta in cui ripongono più fiducia per mantenere il proprio valore nei prossimi dieci anni, più del triplo dell’8% registrato nell’intera popolazione italiana.

L’apertura degli italiani verso le proposte di politica pubblica che coinvolgono il Bitcoin si colloca tra un clima francese più favorevole e uno spagnolo più scettico. Una riserva strategica nazionale di Bitcoin divide l’opinione italiana, con il 33% a favore e il 46% contrario — un risultato che ribalta il saldo positivo francese (46% contro 27%) senza però raggiungere la più netta opposizione spagnola (27% contro 55%). Il mining di Bitcoin con elettricità rinnovabile in eccesso va meglio: il 41% degli italiani sostiene l’idea contro il 35% contrario, un risultato praticamente identico a quello spagnolo (42% contro 37%) e, in entrambi i paesi, l’unica proposta testata a registrare un saldo netto positivo.
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