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Sabato 17 Febbraio 2018, ore 20.34
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La piramide rovesciata non regge

Il debito immenso di Stati, imprese e famiglie ora fa paura alle banche centrali

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Doveva essere il decennio del riequilibrio, quello iniziato dopo la crisi della Lehman Brothers, ed invece è proseguito tutto come prima, molto peggio di prima.

La crisi americana del 2008, così come quelle europee della Grecia nel 2010, della Spagna, dell'Irlanda e del Portogallo che si sono delineate in rapida successione, derivavano da un eccesso di debito: in primo luogo, quello delle famiglie americane, che erano state finanziate senza limiti e senza scrupoli dalle banche e dalle finanziarie, per acquistare case ed automobili senza versare alcun anticipo e senza avere spesso un reddito sufficiente a pagare le rate non appena i tassi fossero aumentati anche di un poco.

La via di uscita per le famiglie americane fu relativamente semplice: non avendo messo niente di capitale proprio all'atto dell'acquisto della casa o dell'auto presa a leasing, si era trattato sostanzialmente di un affitto mensile: se le rate diventavano troppo care, o comunque non se la sentivano più di pagarle, lasciavano il bene nelle mani del creditore. Le banche americane, furbissime, avevano però già cartolarizzato questi crediti, rivendendoli all'estero: e chi aveva comprato le quote dei fondi che avevano investito in questi mutui cartolarizzati o nei leasing si ritrovarono senza il flusso di cassa atteso e con un capitale a garanzia, le case o le auto, pressoché invendibile.

Il problema americano era il debito delle famiglie a basso reddito, e della correlativa mancanza di risparmio.

In Grecia è successa la stessa cosa: lo Stato si indebitava, a tassi elevati, facendo ricchi gli investitori. Anche le banche greche, comprate da altre banche francesi e tedesche, prestavano soldi ai cittadini greci per finanziare gli acquisti o la realizzazione di vasti programmi immobiliari. Nel giro di pochi anni, le ville sul mare in Grecia avevano raggiunto prezzi elevatissimi: tutto si teneva. La Spagna aveva visto un paradigma analogo: approfittando del bassissimo debito pubblico e della carenza di risparmio accumulato all'interno, immensi capitali tedeschi furono prestati alle banche spagnole per finanziare, anche in questo caso, ogni genere di infrastrutture e di programmi di sviluppo immobiliare. Anche in questo caso, le banche finanziavano il 100% dell'acquisto da parte delle famiglie spagnole. In Irlanda successe come in Spagna, mentre il Portogallo aveva fatto come la Grecia.

L'Italia, invece, fu ed è ancora un caso a sé stante: il suo indebolimento politico e finanziario serviva a far defluire i capitali delle nostre famiglie all'estero, per compensare le perdite delle banche tedesche, francesi ed inglesi. Una crisi del debito italiano avrebbe impaurito famiglie ed imprenditori, così come un indebolimento del suo sistema bancario avrebbe contribuito a far defluire i risparmi verso altri canali di raccolta e di impiego all'estero. In Italia, quindi, non c'era stato né un eccessivo debito privato, né un pericoloso aumento del debito pubblico: c'era e c'è una immensa scorta di risparmio da prendere e portare via, all'estero.

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