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Martedì 17 Luglio 2018, ore 00.16
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A forza di riformare, c'è il caos

Un errore tira l’altro, dal lavoro alla previdenza

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

A forza di riforme, affastellate una dopo l'altra, la normativa sul lavoro e sulla previdenza è diventata irragionevole, come un orologio colpito a martellate da una scimmia.

Nessuno si ricorda come e perché sono spariti gli assegni familiari, che venivano erogati in busta paga a tutti i lavoratori dipendenti senza distinzione di reddito, rimpiazzati dai bonus bebè che entrano ed escono dalla finestra in modo del tutto casuale.

Nessuno sa motivare il perché sia stato appioppata all'Inps ogni possibile zavorra, dal Fondo dei dirigenti d'azienda a quello dei telefonici, da quelli dei gasieri a quello degli elettrici: tutti in perdita. Ci sono anche i postini, con l'ex-Ipost: mentre le Poste fanno utili, che distribuiscono anche ai privati, Pantalone paga per tutti.

E poi, nessuno va mai a spiegare perché le gestioni previdenziali INPS di agricoltori, commercianti ed artigiani sono sempre in perdita, mentre quella dei lavoratori dipendenti è in equilibrio. Ed è in equilibrio, nonostante sia stato inventato un Fondo specifico per i lavoratori subordinati, una assoluta bestialità: volendo creare una figura lavorativa flessibile ed a basso costo, quella dei Co.co.co., si è ridotta artificiosamente la platea dei lavoratori dipendenti. Almeno fino a quando non sono state elevate le aliquote e poi, per promuovere le assunzioni a tempo “indefinibile” con il Job Act, lo Stato ha previsto uno sgravio previdenziale triennale per i nuovi assunti come lavoratori dipendenti. Si badi bene: non è possibile ricongiungere in alcun modo, presso le altre gestioni previdenziali, i contributi versati in questo Fondo per i lavoratori parasubordinati: è stata un'altra forzatura, che derivava dal fatto che all'inizio si prevedeva una aliquota previdenziale molto più bassa rispetto a quella dei lavoratori dipendenti. Il lavoro precario doveva costare di meno, anche riducendo i contributi per la pensione.

E poi, lo sappiamo tutti: una volta finiti gli sgravi contributivi, anche le assunzioni a tempo “indefinibile” introdotte con il Job Act sono crollate, sostituite con il lavoro a somministrazione.

La questione dei voucher per i lavori occasionali è stata un'altra sciocchezza: se si può pagare una donna di servizio a ore con i voucher, chiamandola quando si vuole, senza riconoscerle le ferie, la tredicesima e la liquidazione, perché mai una famiglia dovrebbe sobbarcarsi l'onere di sottoscrivere un regolare contratto di lavoro per assumere una collaboratrice domestica? Ah, saperlo!

Le forme di flessibilità in entrata nel mercato del lavoro sono state introdotte con la Legge Biagi, nel 2003, da un governo di centrosinistra. Prima ancora, sempre un governo di centrosinistra aveva approvato nel 1997 la Riforma Treu. Volevano agevolare l'ingresso nel mondo del lavoro, ma non hanno fatto altro che provocare precarietà. Fino al Job Act, anche questo voluto da un governo di centrosinistra, che ha smantellato le tutele nei confronti del licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo: ora, c'è anche la flessibilità in uscita. Chi ha un contratto di lavoro stipulato prima del Job Act se lo tiene stretto, perché se cambia impiego non ha più le vecchie tutele.

Si fanno troppe chiacchiere anche sul costo delle pensioni, che sarebbe eccezionalmente alto in Italia rispetto agli altri Paesi, visto che supererebbe i 300 miliardi di euro annui, senza ricordarsi che in questa somma ci sono ben 100 miliardi che lo Stato versa a titolo di assistenza sociale all'INPS, che fa solo da ufficio pagatore per erogare le somme assistenza sociale, per la integrazione al minimo delle pensioni, gli assegni di invalidità e di accompagnamento e le mille e mille normative di cui beneficiano i figli degli emigrati italiani all'estero ed i parenti degli immigrati in Italia.

Ognuno che arriva al governo dà una aggiustatina al sistema, senza mai un quadro organico.

Un errore tira l'altro, dal lavoro alla previdenza.

A forza di riformare, c'è il caos.

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