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Mercoledì 26 Settembre 2018, ore 04.37
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Libia: si gioca a carte coperte

Il Generale Haftar ora minaccia di marciare su Tripoli

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Sul futuro della Libia ci sono visioni diverse: il governo di Al Saraj, appoggiato dalla comunità internazionale è assai debole, ma cerca di ricostruire un sistema di convivenza tra tribù, fazioni e gruppi armati, ma ha di fronte un avversario, il Generale Haftar, che può contare sull'appoggio esplicito della Francia e della Russia. Haftar non vede di buon occhio il ruolo dell'Italia: non solo ha dichiarato persona non gradita il nostro Ambasciatore Perrone, ma ci ha diffidato dal riproporre presenze di stampo neo-coloniale.

Anche altri Paesi, come il Qatar e la Turchia, sono interessati ad influire sulle vicende libiche, come lo è naturalmente l'Egitto guidato dal generale Al-Sisi. L'Egitto, come è noto, ha visto in questi ultimi anni una serie di rivolgimenti: dalla cacciata del Presidente Hosni Mubarak che fu fortemente sostenuta dal segretario americano Hillary Clinton, all'avvento al potere dei Fratelli Musulmani con il Premier Morsi, fino alla cacciata di quest'ultimo ad opera dei militari guidati dall'attuale Premier Al-Sisi.

Mentre l'Italia sostiene gli sforzi del Premier Al Sarraj, la ricostruzione di un assetto statuale che passa dal controllo dei confini e del traffico dei migranti, il Presidente francese Emmanuel Macron fa il tifo per Haftar, che ha invitato per ben due volte a Parigi insieme ad Al Sarraj, chiedendo loro di impegnarsi ad indire le elezioni per il mese di dicembre: una rappresentanza democratica legittima è il presupposto per la pacificazione.

Di recente, nel corso della sua visita a Washington, il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha ricevuto il sostegno dal Presidente americano Donald Trump, che ha proposto di costituire una apposita cabina di regia tra Usa ed Italia per seguire le vicende libiche. Questa ipotesi deve essere andata di traverso ai francesi, che si sono visti sottrarre quel ruolo di mediazione che il Presidente Macron stava gestendo personalmente.

In questi giorni c'è stata una recrudescenza degli scontri a Tripoli: un colpo di mortaio è caduto a poche centinaia di metri ed un incendio è scoppiato nel compound dell'Ambasciata americana. Una componente militare si era fatta sotto, mettendo a soqquadro la città. In meno di 24 ore, grazie all'intervento dell'inviato dell'Onu, si è ristabilita una tregua, a dire il vero assai precaria. Con questa situazione tornata sfilacciata, andare alle elezioni sembra davvero improbabile.

Le reazioni italiane sono state variegate, anche se tutti hanno escluso categoricamente un intervento militare: mentre il Vice Premier italiano Matteo Salvini ha adombrato una responsabilità francese dietro queste ultime vicende, il Ministro degli esteri Moavero ha giocato di sponda. Per un verso ha confermato che c'è una piena intesa anche con la Francia per ristabilire l'ordine in Libia, ma per l'altro ha annunciato la convocazione di una Conferenza che si terrà in Sicilia nel mese di novembre con una ampia partecipazione internazionale. Fra gli altri, alla Conferenza interverranno la Cina, il Qatar, gli Usa e l'Onu.

Guarda caso, mancheranno al tavolo proprio la Russia e la Turchia: per il Generale Haftar significa trovarsi senza uno sponsor certo, la Russia, ed un altro interlocutore che potrebbe sostenerlo, la Turchia.

Al Generale Haftar sono saltati i nervi, ed ha messo subito le mani avanti: se le elezioni in Libia non saranno "trasparenti", il suo esercito le farà naufragare, "abortire". Ha poi affermato che i capi delle milizie a Tripoli devono lasciare la capitale, e che una "liberazione" della città con mezzi militari resta "un'opzione inevitabile": non solo l'Esercito nazionale libico è pronto a marciare su Tripoli, ma la cattura della capitale sarà "rapida". Per chi voleva far saltare le elezioni a dicembre, il gioco è fatto: la situazione in Libia si è infiammata nuovamente.

Il Generale Haftar ora minaccia di marciare su Tripoli.

Libia: si gioca a carte coperte.

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