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Il "cri-cri" delle Cicale

Nero su bianco, a Bruxelles, hanno deciso solo i "rebates" per la Germania ed i Paesi Frugali

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Del successone italiano, ben 209 miliardi di fondi europei tra contributi e prestiti, che a detta di tanti sarebbe stato riportato nell'ambito della Decisione del Consiglio europeo del 21 luglio, non c'è traccia nei documenti ufficiali.

E' una lettura impegnativa, ma certamente istruttiva.



In sintesi, il Consiglio ha approvato sia il Piano straordinario volto a fronteggiare le conseguenze della epidemia di coronavirus, il Recovery Fund che è stato ridenominato Next Generation UE (NGUE), sia il quadro finanziario dell'Unione per il periodo 2021-2027.

Il NGUE è rimasto formalmente di 750 miliardi da suddividere tra i vari Paesi: ma, mentre secondo la proposta iniziale della Commissione si trattava di 500 miliardi per trasferimenti a fondo perduto (grant) e di 250 miliardi per prestiti (loan), ora la quota relativa al Recovery and Resilience Facility (RRF) è stata ridotta a 672,5 miliardi, di cui 360 miliardi per prestiti e 312,5 miliardi per trasferimenti a fondo perduto. La differenza di 77,5 miliardi è stata destinata a Programmi di spesa specifici (ReactE per 47,5 miliardi, Horizon Europe per 5 miliardi, InvestEU per 5,6 miliardi, Rural Development per 7,5 miliardi, Just Transition Fund (JTF) per 10 miliardi, RescEU per 1.9 billion). In pratica, si tratta di extra finanziamenti di programmi già riferibili al Quadro Finanziario pluriennale 2021-2027.

La Commissione europea è stata autorizzata a finanziarsi sul mercato dei capitali per l'ammontare complessivo di 750 miliardi di euro, che erogherà agli Stati in ragione di 360 miliardi come prestiti e di 390 miliardi come trasferimenti. La copertura finanziaria è assicurata dalla decisione di procedere all'aumento delle entrate proprie dell'Unione per un ammontare esattamente corrispondente alla somma richiesta al mercato, i citati 750 miliardi del NGUE: serve un extra contributo straordinario da parte degli Stati aderenti, pari allo 0,6% del PIL: si porta così il limite massimo del contributo annuo complessivo all'1,46% del PIL dell'Unione. Si comincia aumentando le tasse il 1° gennaio 2021, con un prelievo di 0,80 euro per chilogrammo sui rifiuti di plastica non riciclati. Nel primo semestre del 2021 sarà introdotto un "carbon border adjustment mechanism”. Una tassa sul digitale dovrebbe essere imposta al più tardi entro il 1° gennaio 2023. In prospettiva, c'è anche l'ipotesi di tassare le transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax).
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