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Da Saigon a Kabul

Come in Vietnam, le guerre civili e rivoluzionarie non si vincono con le armi

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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E' durato vent'anni, l'intervento americano e della NATO in Afghanistan: era il 2001 quando, per rispondere all'attentato alle Torri Gemelle di New York. Il Presidente americano George W. Bush lanciò una offensiva senza precedenti per stanare i Talebani nascosti nei loro santuari in Afghanistan.

Una Coalizione di Volenterosi seguì l'appello americano, dando luogo ad un intervento militare che non è riuscito a battere la loro resistenza: dal Pakistan alla Cina, alla Russia, troppi interessi internazionali hanno tifato e sostenuto il naufragio dell'iniziativa.




E' stato tutto inutile: anche i migliori generali americani hanno fallito nel loro intento di mobilitare la popolazione contro i Talebani, che rimangono una minoranza. La loro determinazione nel perseguire gli obiettivi rivoluzionari, unita agli appoggi esterni, è riuscita a rendere vano il tentativo di creare il consenso attorno ad uno Stato democratico sul modello occidentale. Non si è riusciti a dar vita ad un assetto capace di battere la corruzione delle élite e gli interessi legati al traffico di droga.

Per ottenere una tregua che consenta loro di ritirarsi senza perdite, gli USA hanno aperto da tempo un canale di trattative con i Talebani: così facendo, non solo hanno delegittimato il governo in carica, ma hanno posto le condizioni per una transizione a cui partecipino. Rincuorati da queste prospettive, i Talebani hanno ripreso il controllo di numerose città, mentre il governo sta cercando di tenere in piedi alcune roccaforti. Riprenderà vigore la guerra civile che in Afghanistan dura ininterrotta da quarant'ani,

Se anche Kabul dovesse cadere militarmente nelle mani dei Talebani, per gli USA si ripeterebbe la tragedia del Vietnam: ma mentre allora il lavorìo diplomatico nei confronti della Cina apriva una stagione di nuovi equilibri, volti ad isolare l'URSS, stavolta Washington si trova isolata, contro tutti.

Mentre Nuova Dehli tace e Pechino tende già la mano ai Talebani, Mosca assiste con qualche compiacimento alla rovinosa conclusione dell'intervento americano, rammentando il sostegno dato ai Talebani proprio da Washington e che costrinse l'URSS alla fallimentare invasione dell'Afghanistan del 1978. Uno sforzo militare ed economico che accelerò la caduta del regime comunista.
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