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Lunedì 6 Dicembre 2021, ore 22.18
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Da Saigon a Kabul

Come in Vietnam, le guerre civili e rivoluzionarie non si vincono con le armi

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Secondo gli strateghi americani dell'epoca, l'avventura dell'URSS in Afghanistan avrebbe dovuto determinare un catastrofico fallimento politico e miliare simile a quello che era stato determinato dall'intervento americano in Vietnam: mai come durante quella guerra, infatti, l'America si era trovata isolata. La contestazione dilagò, coinvolgendo ampi strati della popolazione giovanile: si moltiplicarono gli slogan antimilitaristi: da "Facciamo l'amore e non la guerra!" a "Mettete dei fiori nei vostri cannoni!". Era fatta: l'America aveva perso d'un colpo la legittimazione di democrazia che fa la guerra per liberare i popoli dalla schiavitù politica.




L'errore compiuto da Washington era stato davvero catastrofico: in Vietnam era subentrata a Parigi, umiliata militarmente a Dien-Bien-Phu nella guerra civile di decolonizzazione. Da Paese leader nella lotta al colonialismo, l'America si era trasformata nell'erede dei colonialisti francesi: l'obiettivo di contenere il comunismo dilagante in Indocina, come aveva già fatto intervenendo in Corea nel '53, aveva un valore geopolitico del tutto insufficiente. E dire che Ho-Chi-Min, leader e stratega di quella guerra rivoluzionaria per la decolonizzazione, aveva auspicato esattamente il contrario: che Washington si schierasse dalla loro parte. L'anticomunismo prevalse, ancora una volta, così come aveva avuto la meglio con Harry Truman, subentrato alla Presidenza degli Usa alla morte di F.D. Roosevelt: i Russi che avevano combattuto e vinto la guerra contro la Germania nazista erano stati trasformati nel Nemico dell'Occidente.

Con il ritiro dall'Afghanistan, che segue quello dall'Iraq, si conclude così un'altra e più lunga strategia a lungo termine degli USA, quella che mirava a circondare da presso sia la Cina che la Russia: quali che siano state le ragioni contingenti che hanno portato ad invadere questi due paesi, l'obiettivo geopolitico era ben chiaro.

Rimane aperta un'area di instabilità che, partendo dai confini orientali della Cina e meridionali della Russia, arriva fino all'Europa, coinvolgendo a nord l'Ucraina e l'intero Mediterraneo, dal Libano alla Siria, dalla Libia alla Tunisia.

Come in Vietnam, le guerre civili e rivoluzionarie non si vincono con le armi.

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