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Intesa della maggioranza sul "premierato": venerdì in CdM la riforma costituzionale

Economia ·
(Teleborsa) - Arriva in Consiglio dei Ministri la riforma costituzionale che punta a introdurre l'elezione diretta del presidente del Consiglio. Venerdì è fissata la riunione dopo l'ok arrivato dai leader di maggioranza a Palazzo Chigi con la presidente Giorgia Meloni. A quel punto per il disegno di legge costituzionale si aprirà la strada del Parlamento, con i suoi quattro passaggi tra Camera e Senato. Per la promotrice della riforma, la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati, è "un grande passo avanti" che consentirà alla "riforma delle riforme" di dare stabilità al Paese e "restituire centralità al voto dei cittadini".

Il vertice a palazzo Chigi ha dato il via libera a un testo che ha trovato d'accordo i quattro partiti che sostengono l'esecutivo, rappresentati al tavolo da Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Superate dunque le tensioni che negli ultimi mesi hanno messo in contrapposizione il premierato - considerata una legge bandiera di Fratelli d'Italia - con la riforma dell'autonomia spinta dalla Lega e che potrebbe avere il primo ok del Senato entro la fine dell'anno.

Oltre all'elezione diretta del premier, tra le principali novità della riforma spicca l'addio ai senatori a vita nominati per "alti meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". In questo caso quella di Liliana Segre rischierebbe di essere l'ultima nomina a senatrice a vita da parte del Quirinale. E il capo dello Stato perderebbe una sua prerogativa, a volte criticata per il peso che i senatori a vita hanno nelle dinamiche parlamentari.

"Se Meloni porta la riforma costituzionale con l'elezione diretta del premier, noi ci siamo", ha dichiarato Matteo Renzi, unico nelle forze di opposizione ad appoggiare la riforma voluta dalla maggioranza. Pd, M5s, Avs, Azione e anche le forze minori si sono infatti da sempre dette contrarie all'elezione diretta, in primis del presidente della Repubblica, come era nelle intenzioni iniziali del partito di Meloni. Ma nemmeno l'elezione diretta del presidente del Consiglio, seppur nella sostanza si dovrebbe trattare di una forma 'soft' di premierato, raccoglie consensi tra le file delle minoranze.

C'è infatti preoccupazione per le ripercussioni che una riforma in tal senso avrebbe sul ruolo del Capo dello Stato e sul Parlamento, i cui "equilibri", sostengono, verrebbero "stravolti". Quindi, a meno di sorprese durante l'iter parlamentare, senza il sì delle opposizioni, si profila già il necessario ricorso al referendum popolare, passaggio finale che nella maggioranza si dà già per scontato.
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