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Martedì 12 Dicembre 2017, ore 13.05
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Ma dove finiscono i nostri soldi?

Le Banche Centrali pompano liquidità, i governi si indebitano, ma i soldi spariscono

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

La grande idrovora è il sistema finanziario: Borse e titoli, derivati e non, vengono alimentate da risorse reali per creare ricchezze virtuali.

Pensateci bene: una volta, neanche tanto tempo fa, il sistema bancario utilizzava i depositi a risparmio per erogare credito alle imprese ed alle famiglie, sotto forma di prestiti personali e di mutui per l'acquisto della casa.

Il risparmio veniva incentivato remunerandolo, ed il credito costava interessi debitori per chi lo chiedeva. La Banca, nel mezzo, guadagnava incassando la differenza. Le imprese investivano, gli stipendi crescevano, le vendite ed i profitti andavano benone. E' andata avanti così fino all'inizio degli anni Settanta.

IL PRIMO TRUCCO. Ci fu una svolta, con la crisi petrolifera del 1973: il petrolio, che costava 5 dollari al barile, quadruplicò il prezzo. Ed il sistema entrò in crisi, con un enorme trasferimento di ricchezza dai Paesi consumatori di prodotti energetici verso i Paesi produttori. Tutto era diventato più caro, per pagare quella che venne soprannominata la “Tassa dello Sceicco”.
I caveau delle Banche centrali europee, ricolmi di dollari per i saldi commerciali accumulati con gli Usa, cominciarono a svuotarsi per pagare i maggiori costi del petrolio, sempre in dollari. Se prima per un barile uscivano 5 dollari, ora dovevano uscire almeno 20 dollari. E tutti questi dollari venivano utilizzati per alimentare le quotazioni di Wall Street e per finanziare il disavanzo commerciale americano.

In pratica, è così che i soldi della economia reale cominciarono a sparire.

LA SECONDA LEGNATA. Non basta: nel 1980, la Federal Reserve americana decise di alzare i tassi reali di interesse a livelli stratosferici. Tutti i capitali europei cominciarono a defluire negli Usa, ed il dollaro si rivalutò fortemente. Altre risorse arrivarono a Wall Street, altri capitali andarono a finanziare il disavanzo commerciale americano. I soldi, ancora una volta, prendevano il volo. Molti capitali vennero utilizzati in Sudamerica, indebitando fino al collo quei Paesi. Fecero default, uno dopo l'altro, per via dei tassi di interesse elevati e della continua rivalutazione del dollaro. Anche le imprese europee non riuscirono a fronteggiare il maggior costo del denaro, e fallirono. Gli Stati, a loro volta, videro esplodere il costo del debito: altri soldi, così, passavano dalle tasse al sistema finanziario. All'economia reale ne rimanevano sempre di meno.

IL TERZO BIDONE. Arriviamo ora alla metà degli anni Novanta: altro giro, altra corsa. Si doveva pompare la New Economy, e far affluire miliardi su miliardi di dollari su start-up che non avevano mai venduto neppure un centesimo di dollaro. Per gasare il mercato, e far vedere che l'indice cresceva a razzo, ne venne creato uno apposito, il NASDAQ: bastavano pochi dollari per far raddoppiare le quotazioni. I risparmiatori si lasciarono sedurre da quelle promesse roboanti: davanti alle vetrine delle banche cominciarono ad apparire i monitor che davano le quotazioni del Nasdaq in tempo reale. Fu una ubriacatura finita male, con il crollo del 2001. Ma, intanto, miliardi e miliardi di dollari erano stati trasferiti dalle tasche di milioni di risparmiatori a quelle di poche migliaia di speculatori. Ecco come mai la economia reale non è cresciuta: tutti i soldi investiti in pezzi di carta, rivelatisi senza valore.

LA QUARTA FREGATURA. Basta così? Macché. La giostra doveva continuare a girare. E così si abbattono i divieti di investimento in titoli azionari, ed in qualsiasi altra attività finanziaria, Borsa compresa, per le banche di credito commerciale. Tutti impazziti per guadagni mirabolanti, Istituti di credito che al massimo avevano prestato denari ai commercianti della loro città si improvvisano Banca universale. Come potete pensare che potessero continuare a fare il vecchio mestiere, guadagnando il 4-5% l'anno sul credito, mentre i listini guadagnavano il 4-5% al mese? Ecco perché, ancora una volta, all'economia reale non arrivano i soldi. Il sistema finanziario è una idrovora.

LA QUINTA PRESA IN GIRO. Dopo la crisi, con il crollo delle Borse perché nessuno credeva più nelle quotazioni vertiginose che avevano raggiunto, e le banche a pezzi perché si ritrovavano in mano titoli rappresentativi di crediti nei confronti di debitori falliti, le Banche centrali hanno cominciato a pompare liquidità a manetta. Dove è andata? Innanzitutto in Borsa, per far risalire le quotazioni: si prendono soldi a prestito allo 0% dalla Banca centrale che si investono in titoli che salgono quotidianamente dello 0,5%-1%. Il gioco è fatto. Si prendono soldi a prestito dalle Banche centrali allo 0% e si sottoscrivono titoli di Stato che in Europa, nel biennio 2011-2012, pagavano bei rendimenti. Soldi creati dal nulla finanziavano gli Stati, che pagavano interessi con il prelievo fiscale: come luna park, era davvero divertente.

Ma poi anche la BCE si è messa a comprare titoli di Stato: “Bene!”, direte voi. Già, ma il fatto è che la BCE compra titoli già in portafoglio delle Banche o di Fondi: non è liquidità aggiuntiva che serve a pagare le spese pubbliche, ma liquidità che sostituisce impieghi in titoli di Stato. Dove va? In altri impieghi finanziari, non certo nel credito. Ecco perché l'economia reale non cresce. Le Borse salgono, si gonfiano, e poi esplodono. Sboom! Ed arrivederci alla prossima bolla.

Fatevene una ragione: il sistema finanziario trova sempre un modo per drenare risorse dall'economia reale. Pochi ricchissimi e tanti sempre più poveri, con la classe media ridotta a uno straccio.

Questa è la risposta al perché: “Ma dove finiscono i nostri soldi?”

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