Quando nei mercati finanziari si parla di volatilità, ci si riferisce semplicemente a quanto i prezzi si muovono. Quando il valore di un’azione, di un indice o di una materia prima si muove poco e con una certa regolarità, si parla di volatilità contenuta. Quando invece i prezzi cambiano rapidamente, con variazioni ampie e frequenti, la volatilità aumenta.
Per provare a quantificare questi movimenti si usano diversi strumenti statistici. Uno dei più diffusi è la deviazione standard dei rendimenti, un indicatore che permette di capire quanto i singoli movimenti di prezzo si discostano dal loro valore medio. Non dice se il prezzo salirà o scenderà, ma quanto tende a muoversi.
Di solito la volatilità aumenta quando il mercato non ha un’idea chiara di quello che potrà succedere nei mesi successivi. Se le prospettive economiche appaiono relativamente stabili e gli investitori hanno aspettative simili su crescita, inflazione o utili delle imprese, i prezzi tendono a muoversi senza grandi scossoni.
Le oscillazioni diventano invece più ampie quando arrivano notizie che cambiano rapidamente il quadro: pensiamo a una decisione inattesa delle banche centrali, o a delle tensioni geopolitiche in corso, o a dati economici che sorprendono gli analisti oppure a una crisi finanziaria. In queste fasi gli operatori rivedono le proprie valutazioni quasi nello stesso momento e i prezzi iniziano a muoversi molto di più.
È anche per questo motivo che la volatilità viene osservata con attenzione nei mercati finanziari. Quando cresce, spesso è il segnale che il sistema economico sta entrando in una fase più incerta o che le aspettative degli investitori stanno cambiando.
Volatilità storica e volatilità implicita
Per capire come viene osservata nei mercati bisogna distinguere almeno due forme principali di volatilità.
La prima è la volatilità storica, che guarda indietro e misura quanto i prezzi si sono mossi in un certo periodo di tempo. In pratica, è come una fotografia del passato e serve a capire quanto un asset sia stato instabile negli ultimi mesi o anni.
La seconda è la volatilità implicita. In questo caso lo sguardo si sposta sul futuro, perché la volatilità implicita viene ricavata dai prezzi delle opzioni, strumenti finanziari che incorporano le aspettative degli operatori sui movimenti futuri dei prezzi.
Da qui nasce il VIX, l’indice di volatilità più citato quando Wall Street entra in tensione. Il VIX misura la volatilità attesa sull’indice S&P 500 a circa trenta giorni ed è spesso chiamato “indice della paura” perché tende a salire quando aumenta l’incertezza sui mercati azionari.
In Europa esiste un indicatore simile, il VSTOXX, che si basa sulle opzioni dell’indice Euro Stoxx 50 e riflette le aspettative di volatilità sull’azionario europeo.
Pertanto, un mercato può essere stato tranquillo nelle settimane precedenti e, nello stesso momento, mostrare un aumento della volatilità implicita. Questo significa che gli operatori stanno pagando di più per proteggersi da possibili oscillazioni future oppure per scommettere su movimenti più ampi dei prezzi.
Attenzione però: la volatilità non coincide necessariamente con il rischio permanente di perdita. Un titolo può essere molto volatile ma recuperare rapidamente nel lungo periodo, mentre un investimento apparentemente stabile può nascondere rischi strutturali più profondi.
Come leggere i livelli di volatilità nei mercati
| LIVELLO INDICATIVO | SIGNIFICATO |
| Volatilità molto bassa | Fase di mercato stabile |
| Volatilità media | Oscillazioni normali |
| Volatilità molto alta | Fase di stress o incertezza |
Gli indicatori più utilizzati per misurare la volatilità di mercato
Accanto agli indici come VIX e VSTOXX esistono diversi indicatori tecnici usati per osservare la volatilità di singoli strumenti finanziari.
| INDICATORE | DESCRIZIONE |
| Average True Range | Misura l’ampiezza media dei movimenti di prezzo in un certo numero di sedute e permette di capire se il mercato sta entrando in una fase più turbolenta |
| Bande di Bollinger | Partono da una media mobile e tracciano due bande ai lati del prezzo. Quando le bande si allargano significa che le oscillazioni stanno aumentando, mentre se si restringono, ciò indica una fase di mercato più stabile |
| Canali di Keltner | Funzionano con una logica simile alle Bande di Bollinger, ma utilizzano l’ATR per calcolare la distanza tra il prezzo e il canale superiore o inferiore |
| Canale di Donchian | Costruisce un canale usando il massimo e il minimo di un certo numero di periodi. Non misura la volatilità in senso statistico puro, ma rende molto visibile quando il prezzo entra in una fase di espansione o compressione |
| Deviazione Standard | È la misura statistica più diretta della dispersione dei prezzi o dei rendimenti rispetto alla media. In pratica, è la base concettuale di moltissime letture della volatilità |
| Chaikin Volatility | Misura l’espansione o la contrazione del range tra massimo e minimo dei prezzi, evidenziando quando la volatilità aumenta rapidamente |
| Relative Volatility Index | Usa la deviazione standard per misurare la direzione della volatilità più che la semplice forza del prezzo |
| Indice Ulcer | Più che la volatilità generale misura la profondità e la durata dei ribassi ed è utile quando interessa capire quanto un investimento fa soffrire in fase negativa |
| Average Daily Range | Misura l’escursione media giornaliera tra massimo e minimo e viene spesso usato per valutare la volatilità di breve periodo |
| Beta | Non misura la volatilità assoluta, ma quella relativa rispetto a un mercato di riferimento. Dice quanto un titolo tende a muoversi più o meno dell’indice |
Nessuno di questi strumenti serve a prevedere il futuro con precisione, tuttavia permettono di capire quando il mercato sta cambiando comportamento e quando le oscillazioni diventano più ampie del normale.
Perché la volatilità aumenta: il caso del petrolio
Il mercato del petrolio offre un esempio molto chiaro di come nasce la volatilità.
Quando si verificano tensioni geopolitiche o rischi per le forniture energetiche globali, il prezzo del greggio può registrare movimenti molto ampi nel giro di poco tempo. In alcune fasi particolarmente turbolente, il Brent (uno dei principali benchmark internazionali) può oscillare anche di decine di dollari al barile nel corso di pochi giorni o addirittura di poche sedute.
Movimenti di questa ampiezza sono un segnale evidente di volatilità, perché indicano che il mercato sta cercando di ricalcolare rapidamente il valore della materia prima alla luce di nuove informazioni o di nuovi scenari possibili.
Alla base di queste oscillazioni di solito si sovrappongono diversi fattori. Tra i più importanti ci sono le tensioni geopolitiche in aree strategiche per la produzione o il trasporto di energia, il rischio di interruzioni nei flussi commerciali, le decisioni dei paesi produttori sull’offerta globale, l’andamento dell’inflazione e le aspettative sulle future mosse delle banche centrali.
Il petrolio è particolarmente sensibile a questi eventi perché una quota rilevante del commercio mondiale di greggio e prodotti energetici transita attraverso passaggi marittimi strategici. Uno dei più importanti è lo Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, da cui passa una parte significativa delle esportazioni di petrolio provenienti dal Medio Oriente. Quando i mercati temono che tensioni politiche o conflitti nella regione possano compromettere il traffico in quell’area, i prezzi tendono a reagire immediatamente.
Questo spiega perché la volatilità non nasce soltanto dagli eventi reali, ma soprattutto dal cambiamento delle aspettative. Quando gli operatori devono valutare scenari molto diversi tra loro, come ad esempio una possibile interruzione delle forniture oppure un rapido ritorno alla normalità, il prezzo smette di muoversi in modo graduale e comincia a oscillare in modo più ampio.
In queste fasi il mercato sta cercando di capire quale tra diversi futuri possibili sia il più probabile. Ed è proprio questa incertezza che alimenta la volatilità.
Che cosa significa la volatilità di mercato per investitori e risparmiatori
Per chi investe, la volatilità è la fase in cui i mercati diventano meno prevedibili e le decisioni prese in precedenza vengono messe alla prova.
Quando i mercati salgono lentamente è facile mantenere una strategia stabile. Le oscillazioni diventano più difficili da gestire quando il valore del portafoglio comincia a muoversi rapidamente nel giro di poche sedute.
Qui entrano in gioco tre fattori fondamentali:
- Il tempo;
- La liquidità necessaria;
- La tolleranza personale alle oscillazioni.
Un capitale che serve nel giro di pochi mesi non può sopportare lo stesso livello di volatilità di un investimento pensato per un orizzonte di dieci o quindici anni. Allo stesso modo, un portafoglio molto concentrato su pochi titoli tende a subire oscillazioni più forti rispetto a uno ben diversificato.
La volatilità diventa quindi un elemento da gestire: non esiste un investimento completamente privo di oscillazioni, ma la distribuzione del capitale tra diversi asset può ridurre l’impatto di shock improvvisi su un singolo settore o mercato.
Livelli di volatilità tipici nei diversi mercati finanziari
| MERCATO | VOLATILITÀ TIPICA | CARATTERISTICHE PRINCIPALI |
| Azioni | Medio-alta | I prezzi reagiscono rapidamente a risultati aziendali, dati economici, tassi di interesse e aspettative di crescita |
| Obbligazioni | Generalmente più bassa | I movimenti sono spesso più contenuti perché i flussi di cedole e scadenze sono più prevedibili, ma la volatilità può aumentare quando cambiano i tassi di interesse |
| Materie prime | Spesso elevata | Prezzi molto sensibili a eventi geopolitici, condizioni climatiche, domanda industriale e decisioni dei grandi paesi produttori |
| Valute | Medio-alta | Le oscillazioni dipendono soprattutto da politiche monetarie, differenziali di tasso e flussi commerciali tra paesi |
| Criptovalute | Estremamente elevata | Mercati relativamente giovani e meno regolamentati, con forti movimenti legati a speculazione, innovazioni tecnologiche e cambiamenti normativi |
| Mercati emergenti | Più alta rispetto ai mercati sviluppati | Maggiore sensibilità a flussi di capitale internazionali, stabilità politica e condizioni macroeconomiche locali |
Quando la volatilità di mercato diventa un problema per l’economia reale
Quando le oscillazioni dei mercati riguardano asset strategici come il petrolio o le materie prime energetiche, possono influenzare direttamente il costo della vita. Prezzi dell’energia più instabili si riflettono sui trasporti, sui costi industriali e sulle aspettative di inflazione.
La storia economica recente offre diversi esempi di questo meccanismo. Negli anni Settanta, dopo la guerra del Kippur del 1973 e l’embargo petrolifero imposto dai paesi arabi esportatori di petrolio, il prezzo del greggio aumentò rapidamente e provocò un forte shock energetico nelle economie occidentali. L’aumento dei costi dell’energia si trasmise ai prezzi di molti beni e servizi e contribuì a una fase di inflazione elevata accompagnata da una crescita economica debole, un fenomeno che sarebbe poi stato definito stagflazione.
Un altro episodio più vicino nel tempo si è verificato nel 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina ha provocato forti tensioni nei mercati energetici internazionali. Il prezzo del gas naturale in Europa ha registrato oscillazioni molto ampie e i prezzi dell’elettricità hanno raggiunto livelli record in diversi paesi. Anche in questo caso l’instabilità dei mercati energetici si è rapidamente trasferita all’economia reale, contribuendo all’aumento dell’inflazione e al rialzo dei costi per famiglie e imprese.
Ecco perché le banche centrali osservano con attenzione i movimenti delle materie prime: infatti, un aumento improvviso dei prezzi energetici può complicare le decisioni sui tassi di interesse e sulle politiche monetarie. Se l’inflazione sale a causa dell’energia, intervenire con una stretta monetaria rischia di rallentare ulteriormente l’economia, ma non intervenire potrebbe permettere all’aumento dei prezzi di diffondersi ad altri settori.
Le grandi fasi di volatilità nella storia dei mercati
La volatilità non è un fenomeno recente. Al contrario, accompagna i mercati finanziari fin dalle loro origini e tende a manifestarsi con maggiore intensità nei momenti in cui l’economia globale attraversa trasformazioni profonde o crisi improvvise.
| ANNO | EVENTO | COSA ACCADDE | IMPATTO SUI MERCATI |
| 1929 | Crollo di Wall Street | Tra ottobre e novembre il mercato azionario statunitense crollò dopo anni di forte crescita e speculazione | I principali indici persero oltre il 30% in poche settimane. La crisi si trasformò nella Grande Depressione, con effetti economici globali per quasi un decennio |
| 1973-74 | Shock petrolifero | Dopo la guerra del Kippur i Paesi dell’OPEC ridussero l’offerta di petrolio verso l’Occidente | I prezzi dell’energia esplosero e i mercati azionari subirono forti oscillazioni. Molte economie entrarono in una fase di stagflazione |
| 1987 | Black Monday | Il 19 ottobre il mercato azionario statunitense crollò improvvisamente | Il Dow Jones perse oltre il 22% in una sola seduta, il calo giornaliero più grande della storia. L’evento portò all’introduzione dei circuit breaker nelle borse, cioè dei meccanismi di sicurezza utilizzati dalle borse per sospendere temporaneamente le contrattazioni quando i prezzi si muovono troppo rapidamente |
| 1997 | Crisi finanziaria asiatica | Il crollo della valuta thailandese innescò una crisi finanziaria in molte economie asiatiche | Forti movimenti sui mercati valutari e azionari globali, con ripercussioni sui mercati emergenti |
| 1998 | Crisi finanziaria russa e fallimento LTCM | Nell’agosto del 1998 la Russia dichiarò il default sul proprio debito interno e svalutò il rublo. La crisi colpì duramente i mercati obbligazionari e mise in difficoltà il fondo speculativo statunitense Long-Term Capital Management (LTCM), che aveva posizioni molto grandi su vari mercati globali | L’instabilità nei mercati obbligazionari e valutari provocò forti oscillazioni nei mercati finanziari internazionali. Il rischio di un effetto domino nel sistema finanziario spinse la Federal Reserve a coordinare un salvataggio privato del fondo per evitare conseguenze sistemiche |
| 2000-2002 | Scoppio della bolla tecnologica | Dopo anni di forte entusiasmo per le società internet, molte aziende tecnologiche si rivelarono sopravvalutate | Il Nasdaq perse circa il 75% dai massimi, con una lunga fase di volatilità sui titoli tecnologici |
| 2008 | Crisi finanziaria globale | Il fallimento di Lehman Brothers provocò una crisi sistemica nel sistema finanziario internazionale | Oscillazioni giornaliere molto ampie nei mercati azionari e creditizi. Il VIX raggiunse livelli tra i più alti della sua storia e furono necessari interventi straordinari delle banche centrali |
| 2010 | Flash Crash | Il 6 maggio un’ondata di ordini automatizzati provocò un crollo improvviso dei prezzi a Wall Street | Il Dow Jones perse quasi il 9% in pochi minuti, per poi recuperare rapidamente. L’episodio sollevò dubbi sul ruolo del trading algoritmico |
| 2011 | Crisi del debito sovrano europeo | Dopo la crisi finanziaria globale emersero forti dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico di alcuni paesi dell’area euro, tra cui Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia | I rendimenti dei titoli di Stato di diversi paesi europei aumentarono rapidamente e gli spread rispetto ai titoli tedeschi raggiunsero livelli molto elevati. I mercati azionari registrarono forti oscillazioni e la Banca Centrale Europea intervenne con misure straordinarie per stabilizzare il sistema finanziario |
| 2020 | Crisi dei mercati durante la pandemia | La diffusione globale del Covid-19 e i lockdown crearono una forte incertezza economica | I principali indici azionari mondiali persero oltre il 30% in poche settimane e la volatilità raggiunse livelli molto elevati |
Come appare evidente dalla tabella qui sopra, sono sempre gli eventi economici, finanziari o geopolitici a cambiare rapidamente le prospettive degli operatori.
Ogni nuova informazione (un dato macroeconomico, una decisione delle banche centrali, una tensione geopolitica) costringe gli operatori a rivedere le proprie valutazioni.
Se il contesto resta abbastanza stabile, questi aggiustamenti avvengono lentamente e i prezzi si muovono senza grandi scossoni. Quando invece le prospettive cambiano in fretta o diventano più difficili da interpretare, le revisioni delle aspettative si concentrano nello stesso momento e le oscillazioni tendono ad ampliarsi.
Per questo la volatilità non è qualcosa di anomalo nei mercati finanziari, ma è semplicemente il riflesso del processo con cui i prezzi cercano continuamente di adattarsi alle informazioni disponibili e di trovare, di volta in volta, un nuovo equilibrio.
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