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Mercoledì 26 Giugno 2019, ore 08.51
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Bibitari & Bufalari

Le verità fuorvianti sul debito pubblico fuori controllo

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Gira in rete, in questi giorni, l'allarme per l'andamento fuori controllo del debito pubblico italiano.

Ecco la notizia: "secondo i dati Unimpresa, è aumentato di 71 miliardi al ritmo di 6 miliardi al mese con un incremento del 3,1%; nei dodici mesi precedenti era cresciuto della metà, ovvero 35 miliardi annui, circa 3 miliardi al mese, con un incremento dell'1,5%".

Finta costernazione per i destini dell'Italia, e malcelato gaudio per i tifosi dell'opposizione.

Ci siamo abituati: ogni dato deve essere controllato, ma non con riferimento alla tale o talaltra organizzazione che ha elaborato i dati, ma andando direttamente alle fonti ufficiali: per il debito pubblico, alle pubblicazioni di Banca d'Italia, "Finanza pubblica: Fabbisogno e Debito".

Una domanda, incuriosisce: ma perché mai non si fanno i conti del 2018, rispetto al 2017, contando i mesi da gennaio a dicembre di ciascun anno, ed invece stavolta si contano i dodici mesi partendo da febbraio del 2018 per arrivare al gennaio 2019?

Qui, vi anticipiamo la risposta...

A gennaio scorso, è successo di tutto: sui mercati finanziari c'era il terrore che la Fed alzasse ancora i tassi di interesse facendo crollare il mercato del debito denominato in dollari. Tutti si sono riversati sui titoli sicuri, ed il Tesoro ne ha approfittato.

La verità, dunque, è che il debito non è affatto fuori controllo, e che il Tesoro invece ha fatto man bassa di capitali sul mercato finanziario, mettendo tutto a riserva presso la Banca d'Italia.

Spiegare che cosa è successo, è assai semplice.

Il Tesoro si indebita sul mercato per finanziare la quota delle spese che non è coperta dalle entrate: è il fabbisogno di cassa, che equivale al deficit delle entrate. Ovvio, no?

Accade però che il profilo annuo dei versamenti delle tasse da parte dei contribuenti e l'andamento delle spese mensili non siano assolutamente costanti: le entrate e le spese si concentrano in alcuni mesi dell'anno. Anche questo è risaputo.

Accade, infine, che anche i rinnovi dei titoli emessi in precedenza e le nuove emissioni non siano mai allineate con i fabbisogni mensili.

Il Tesoro intrattiene quindi un Conto di Tesoreria presso la Banca d'Italia: una sorta di salvadanaio, a cui fa affluire le risorse che non servono per fare fronte al fabbisogno mensile.
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