Facebook Pixel
Milano 26-apr
34.249,77 +0,91%
Nasdaq 26-apr
17.718,3 +1,65%
Dow Jones 26-apr
38.239,66 +0,40%
Londra 26-apr
8.139,83 +0,75%
Francoforte 26-apr
18.161,01 +1,36%

Sviluppo, sale PIL ma crescono disuguaglianze e cala fiducia

Lo sostiene il "Rapporto 2017 sulla qualità dello sviluppo in Italia" elaborato dalla Fondazione Di Vittorio CGIL e dall’Istituto Tecnè

Economia
Sviluppo, sale PIL ma crescono disuguaglianze e cala fiducia
(Teleborsa) - Nonostante la crescita del PIL, nel 2017 la qualità dello sviluppo del Paese è rimasta ferma agli stessi livelli del 2016 a causa della permanenza di una grande area di povertà e da un'ancora più grande area di vulnerabilità economica e sociale.

E' quanto emerso dal "Rapporto 2017 sulla qualità dello sviluppo in Italia" elaborato dalla Fondazione Di Vittorio e dall’Istituto Tecnè, secondo il quale sono cresciute le diseguaglianze e la forbice sociale si è allargata, con la ricchezza che tende a concentrarsi nella popolazione ad alto reddito.

Inoltre sono aumentate le distanze territoriali tra nord (in particolare il nord-est) e il resto del Paese, è calata la fiducia economica e le attese per i prossimi 12 mesi ed è peggiorato l’indice che misura l’equità economica.

Per quanto riguarda la fiducia economica, rispetto a un anno fa, a fronte del 5% che ritiene migliorata la condizione economica della propria famiglia, c’è un 28% che l’ha vista ulteriormente peggiorare. E quanto la forbice si stia allargando lo si rileva tra chi ha un reddito fino ad 850 euro netti al mese, dove la percezione del miglioramento cala all’1% mentre quella del peggioramento sale al 49%.

Né va meglio la percezione per il futuro della propria famiglia. Il 75% pensa, infatti, che tra 12 mesi la situazione economica sarà uguale a quella di oggi mentre il 16% teme addirittura un peggioramento.

Per quanto riguarda le attese sull’andamento dell’occupazione nei prossimi mesi, per il 44% resterà stabile e per il 38% farà registrare una diminuzione.

Infine, gli italiani sono ancora più pessimisti sul futuro economico del Paese. Per il 32%, infatti, sarà peggiore di oggi, per il 51% uguale e solo per il 17% migliore.
Condividi
```