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Martedì 3 Agosto 2021, ore 19.44
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Ex Ilva, il Consiglio di Stato ha dato l'ok al proseguimento della produzione

Accolto il ricorso di ArcelorMittal e Ilva. Giorgetti: la soluzione della crisi non può però passare per le aule giudiziarie. I sindacati: ora avanti con il piano industriale.

Economia, Industria ·
(Teleborsa) - Il Consiglio di Stato ha dato il via libera affinché la produzione nello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto possa proseguire. "Il Consiglio di Stato, all’esito della camera di consiglio dell’11 marzo 2021, ha disposto la sospensione della sentenza del TAR Lecce n.249/2021 – si legge in una nota di ArcelorMittal Italia – con la conseguenza che ArcelorMittal Italia non ha l’obbligo di avviare la fermata dell’area a caldo dello Stabilimento di Taranto e degli impianti connessi. L’attività produttiva dello Stabilimento può dunque proseguire regolarmente".



"Accogliamo con rispetto la decisione sull'ex Ilva anche se non crediamo che la soluzione della crisi possa passare dalle Aule di tribunale – ha commentato la notizia il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti – Questa pronuncia dà comunque la possibilità e il tempo alla politica e al Mise in particolare di cercare la soluzione per gli operai, l'azienda e la produzione siderurgica italiana che rappresenta un asset strategico oltre che un'eccellenza e va tutelata".

Immediata la reazione anche dei sindacati. Per il segretario generale della Uilm Rocco Palombella, "ora non ci sono più alibi per l'azienda e per il Governo. Dopo la decisione del Consiglio di Stato si deve dare seguito all'accordo del 10 dicembre con l'ingresso di Invitalia nel capitale societario di ArcelorMittal". "Non è più rinviabile la realizzazione di un progetto industriale che metta al centro la transizione ecologica, il risanamento ambientale e la piena salvaguardia occupazionale. Non possiamo attendere ulteriormente, il Governo deve intervenire adesso per evitare una condizione irreversibile che farebbe diventare l'ex Ilva una polveriera sociale", ha aggiunto. "Il provvedimento del Consiglio di Stato che accoglie la sospensiva sulla chiusura dell'area a caldo consente di riportare nell'ambito delle decisioni del Governo la prospettiva dello stabilimento di Taranto e di tutto il gruppo ArcelorMittal, in attesa del pronunciamento di merito che avverrà il 13 maggio", hanno dichiarato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia.

Per il segretario generale della Fim Cisl, Roberto Benaglia, la decisione del Consiglio di Stato è "una buona notizia". Il sindacato ha chiesto al Governo un'immediata convocazione delle parti sociali "per valutare assieme il futuro di questo importante polo industriale da cui passa buona parte delle politiche industriali del Paese e garantire le soluzioni migliori per coniugare lavoro con ammortizzatori e integrazione salariale, anche per i lavoratori in Ilva AS".

Con l'ordinanza pubblicata oggi, la Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha accolto le istanze cautelari presentate da ArcelorMittal Italia e Ilva – in qualità rispettivamente di gestore e proprietaria dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto – nel giudizio relativo all'appello rivolto da queste ultime contro la sentenza del 13 febbraio 2021 con cui il Tar della Puglia (Sezione di Lecce) ha respinto il ricorso che le stesse avevano proposto nei confronti dell'ordinanza del Sindaco di Taranto. Il primo cittadino del capoluogo pugliese, infatti, aveva imposto di individuare e rimuovere entro 30 giorni le criticità dell'impianto che avevano dato luogo a emissioni pericolose nell'agosto 2019 e nel febbraio 2020 e, in caso di omessa eliminazione del rischio, di sospendere e fermare gli impianti interessati entro i successivi 30 giorni.

Il giudice amministrativo, ha spiegato in una nota, "ha ritenuto prevalente l'esigenza di evitare il grave e irreparabile danno che sarebbe derivato dalla sospensione dell'attività, cui si sarebbe dovuto procedere entro la scadenza dei termini stabiliti nell'ordinanza stessa". Infatti, prosegue la nota, "non è stato adeguatamente smentito che lo spegnimento della c.d. "area a caldo" in tempi così brevi e senza seguire le necessarie procedure di fermata in sicurezza avrebbe comportato con certezza gravissimi danni all'impianto, tali da determinare di fatto la cessazione definitiva dell'attività, laddove al contrario i rischi per la salute pubblica alla cui prevenzione era indirizzata l'ordinanza impugnata sono connessi alla possibilità del ripetersi di incidenti analoghi a quelli che hanno determinato l'intervento del Sindaco, e quindi a episodi futuri ed eventuali". Per la decisione nel merito della causa è stata fissata l'udienza pubblica del 13 maggio 2021.
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