(Teleborsa) - L'Italia sta assistendo a quello che può certamente definirsi un paradosso economico:
mentre il numero di digital content creator è cresciuto del
185% tra il
2015 e il 2024, passando da circa 9.000 a oltre 25.000 imprese, una fuga massiccia verso
Paesi a fiscalità più vantaggiosa sta svuotando il settore proprio nel momento di massima espansione. Con 123.376 italiani espatriati nel 2024, un aumento del 38% su base annua,
il fenomeno dei creator in fuga rappresenta solo la punta dell'iceberg di un problema strutturale che minaccia il soft power digitale del Paese. Il settore dell'influencer marketing italiano, che nel 2023 ha generato un fatturato d
i 323 milioni di euro con una crescita del 33% rispetto al 2020, si trova di fronte a una crisi identitaria. La pressione fiscale effettiva per redditi medio-alti che supera il 40% e il passaggio dal regime forfettario al regime ordinario oltre gli 85.000 euro di fatturato
stanno spingendo i creator più affermati verso destinazioni come Dubai, Svizzera o Portogallo.
"Ogni creator che trasferisce residenza fiscale all'estero non sposta solo il proprio reddito, ma anche consumi, investimenti e potenziale occupazione. Parliamo di micro-imprese individuali ad alta marginalità e forte scalabilità che potrebbero contribuire significativamente alla crescita economica italiana", sottolinea
Nicola Palmieri, noto youtuber con sede ancora in Italia.