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Piattaforme di trading: come funzionano, come aprirle e quanto costano

Finanza · 20 febbraio 2026 - 15.43

Le piattaforme di trading sono il punto di contatto tra chi investe e i mercati finanziari. Queste piattaforme hanno reso l’accesso ai mercati rapido e immediato: infatti, oggi bastano pochi minuti per aprire un account, versare i fondi e inviare un ordine da computer o smartphone. Questa semplicità, però, è in parte ingannevole. Dietro a un’interfaccia pulita e a due pulsanti (compra e vendi) si nascondono meccanismi che non sono affatto identici da una piattaforma all’altra.

Bisogna infatti capire cosa succede davvero nel momento in cui si preme quel pulsante. Chi prende in carico l’ordine? Dove viene eseguito? Con quali regole, quali tutele e quali commissioni, anche quando vengono pubblicizzate come nulle? Sono dettagli molto rilevanti, tanto da influire in modo concreto sul risultato finale.

Capire come funzionano le piattaforme di trading significa quindi sapere come sono strutturate, quali modelli operativi esistono, quali passaggi servono per aprire un conto e, soprattutto, come leggere la struttura dei costi e delle commissioni.

Come funziona una piattaforma di trading

Una piattaforma di trading è l’interfaccia che collega l’investitore ai mercati finanziari attraverso un intermediario autorizzato. Non è un mercato in sé, ma uno strumento che consente di inviare ordini di acquisto e vendita, ricevere dati di prezzo e gestire il proprio conto.

Quando si inserisce un ordine, la piattaforma lo trasmette al broker, che può eseguirlo direttamente sul mercato regolamentato, su una sede alternativa di negoziazione oppure internamente, a seconda del modello operativo. Questo aspetto è spesso invisibile all’utente, ma influisce sulla qualità dell’esecuzione, sul prezzo finale e sui costi impliciti.

Dal punto di vista pratico, una piattaforma svolge tre funzioni centrali:

  • Mostra informazioni di mercato in tempo reale o quasi reale;
  • Permette l’invio degli ordini secondo regole precise;
  • Tiene traccia del portafoglio, della liquidità e delle posizioni aperte.

Tutto il resto (grafici avanzati, indicatori, alert, strumenti automatici) è un supporto all’operatività.

Come aprire una piattaforma di trading

Aprire una piattaforma di trading è un percorso regolamentato, complesso e costoso.

Il primo passaggio è ottenere l’autorizzazione. Per operare legalmente occorre essere riconosciuti come intermediario finanziario da un’autorità di vigilanza (in Europa tipicamente sotto il perimetro MiFID): pertanto, l’intermediario deve avere capitali propri, una struttura di controllo ben definita e un gruppo di esperti che conosca davvero il funzionamento dei mercati. Senza questi requisiti, la piattaforma semplicemente non può operare.

Prima ancora di rivolgersi a un’autorità di vigilanza, è bene chiarire che tipo di intermediario si intende diventare. Infatti, non esiste una licenza universale: l’autorizzazione dipende dalle attività che si vogliono svolgere.

Offrire una piattaforma che esegue ordini per conto dei clienti, oppure limitarsi a trasmetterli, oppure negoziare in proprio o ancora consentire l’accesso a strumenti a leva e derivati sono tutte attività diverse, che hanno implicazioni molto differenti.

È proprio da questa scelta che dipende il tipo di licenza necessaria, il capitale minimo richiesto e gli obblighi a cui l’intermediario sarà sottoposto nel tempo.

Una volta chiaro il perimetro dell’attività, bisogna costituire una società che rispetti requisiti ben precisi. La licenza non viene rilasciata a una persona fisica, ma a un soggetto giuridico dotato di un capitale iniziale adeguato e di uno statuto che corrisponda con l’attività di intermediazione finanziaria. L’autorità valuterà se l’organizzazione è in grado di sostenere i rischi tipici di un’attività finanziaria, sia operativi, sia patrimoniali, sia reputazionali.

A questo punto si entra nel vivo della procedura: è venuto il momento di preparare il dossier da presentare all’autorità di vigilanza. Si tratta di un documento in cui l’intermediario deve spiegare in modo dettagliato come funzionerà la piattaforma, su quali mercati verranno eseguiti gli ordini, come sarà gestita la liquidità e quale modello di business verrà adottato. Inoltre, devono essere chiariti alcuni punti, come i flussi di ricavo, la struttura decisionale, le responsabilità interne e le misure previste per la tutela dei clienti, inclusa la separazione dei fondi e i controlli interni. A tutto questo si aggiungono le procedure antiriciclaggio e i sistemi di monitoraggio.

Oltre ai documenti, l’autorità valuterà attentamente anche le persone che stanno dietro al progetto. Amministratori, dirigenti e responsabili dei controlli verranno esaminati uno per uno, al fine di verificare che abbiano esperienza reale nel settore finanziario e una conoscenza concreta dei mercati e delle regole.

Una volta presentata la domanda, l’autorità avvia l’analisi vera e propria. Il progetto viene esaminato nel dettaglio, possono essere richieste integrazioni, chiarimenti o modifiche e viene verificata la corrispondenza tra il tipo di business proposto e i requisiti normativi. Questo iter può durare diversi mesi.

Anche dopo l’ottenimento della licenza, l’autorizzazione segna l’inizio di una serie di obblighi a cui adempiere nel tempo, come il mantenimento dei requisiti patrimoniali, l’invio dei report alle autorità, il sottoporsi a controlli periodici e l’aggiornamento costante di sistemi e procedure. Se uno di questi requisiti viene meno, la licenza può essere sospesa o revocata.

Come si apre un conto trading

Dopo aver visto come si apre una piattaforma di trading, spostiamo il punto di vista sull’investitore che si ritrova davanti a una piattaforma e decide di aprire un conto trading: si tratta di un percorso molto più semplice, ovviamente, rispetto a quanto descritto nel paragrafo precedente, ma consta comunque di una procedura precisa da rispettare e di requisiti da possedere per avere l’autorizzazione ad aprire un conto.

Il primo passaggio è l’identificazione: vengono richiesti documenti, dati personali e verifiche sull’identità, poiché il trading online è soggetto a norme antiriciclaggio e di contrasto ai reati finanziari.

Segue quasi sempre un questionario di appropriatezza o adeguatezza, che serve a capire che tipo di esperienza ha l’investitore e quali strumenti conosce. In base alle risposte, la piattaforma può limitare l’accesso a prodotti complessi, oppure mostrare avvisi di rischio. Si tratta, insomma, di un filtro di responsabilità.

Tipologie di conto trading

A questo punto si sceglie il tipo di conto:

TIPO DI CONTO TRADINGDESCRIZIONEVANTAGGIRISCHI
Conto cash Si acquistano strumenti usando solo il capitale disponibile sul conto. Non c’è leva, né finanziamento Rischio limitato al capitale investito, funzionamento semplice, costi più prevedibili Nessuna amplificazione dei rendimenti. Immobilizzo del capitale. Rendimento legato solo al movimento del prezzo
Conto a margine Permette di operare usando anche capitale preso in prestito dal broker (leva finanziaria) Maggiore flessibilità operativa e possibilità di aumentare l’esposizione con meno capitale Perdite amplificate, rischio di margin call e chiusura forzata delle posizioni, costi di finanziamento
Conto CFD Si negozia la variazione di prezzo di uno strumento senza possederlo realmente Accesso a molti mercati, possibilità di operare al rialzo e al ribasso, capitale iniziale ridotto Si opera spesso con leva, con costi che maturano nel tempo e senza possedere realmente azioni o altri strumenti: si guadagna o si perde solo sulla differenza di prezzo
Conto derivati regolamentati Utilizzato per futures e opzioni negoziati su mercati ufficiali Mercati regolamentati, elevata liquidità, strumenti di copertura professionale Complessità elevata, leva implicita, perdite potenzialmente rapide
Conto trading azionario Focalizzato su azioni quotate, spesso con accesso a più borse internazionali Struttura chiara, proprietà effettiva delle azioni, dividendi Costi di negoziazione ed esposizione al rischio di mercato e di singolo titolo
Conto ETF Pensato per negoziare fondi indicizzati e strumenti diversificati Diversificazione immediata, costi di gestione ridotti, semplicità Movimenti meno reattivi, rischio di mercato, non adatto al trading di brevissimo periodo
Conto multi-asset Un unico conto per azioni, ETF, obbligazioni, derivati e altri strumenti Flessibilità e gestione centralizzata del portafoglio Struttura costi più articolata, maggiore complessità operativa

Versamento dei fondi

Il versamento dei fondi è l’ultimo passaggio prima di iniziare a operare, ma anche quello che più spesso viene fatto in automatico, senza leggerne le condizioni. In realtà, questo è uno dei punti in cui la differenza tra una piattaforma e l’altra si fa sentire di più nel tempo.

I tempi di accredito possono variare da pochi minuti a diversi giorni, a seconda del metodo utilizzato, e questo può pesare sulla possibilità di cogliere o meno determinate opportunità di mercato.

Anche le commissioni su deposito e prelievo, se presenti, tendono a pesare soprattutto su chi muove spesso il capitale, magari per gestire meglio il rischio o ridurre l’esposizione.

Gestione delle valute

Un altro aspetto che viene spesso sottovalutato riguarda la gestione delle valute: molte piattaforme consentono di operare su mercati esteri, ma non sempre chiariscono come avviene il cambio e a quali condizioni. La conversione da euro a dollari (o viceversa) può comportare costi ripetuti e poco visibili, che però nel tempo erodono il risultato complessivo. E lo stesso discorso va fatto per le soglie minime di versamento o di prelievo, che possono sembrare dettagli marginali, ma che nella pratica condizionano la flessibilità operativa quotidiana.

Gestione degli ordini

Passiamo ora a un aspetto altrettanto importante, ovvero il modo in cui gli ordini vengono eseguiti.

Inserire un ordine “a mercato” significa chiedere che l’operazione venga eseguita al miglior prezzo disponibile in quel momento. Tuttavia, questo non garantisce che il prezzo finale coincida esattamente con quello visualizzato sullo schermo al momento del clic. Tra l’invio dell’ordine e la sua esecuzione possono passare pochi istanti, ma in quel breve intervallo il mercato può muoversi, soprattutto su strumenti poco liquidi o in fasi di forte volatilità. Il risultato è che l’ordine può essere eseguito a un prezzo leggermente diverso da quello atteso, sia in acquisto sia in vendita.

La differenza dipende da diversi fattori. Se lo strumento è molto scambiato, con molti compratori e venditori presenti sul mercato, l’esecuzione tende a essere vicina al prezzo visto. Quando invece la liquidità è ridotta, l’ordine viene soddisfatto al primo prezzo disponibile, che può essere meno favorevole.

Anche l’orario condiziona: nelle fasi di mercato più attive i prezzi sono generalmente più stabili, mentre in momenti di minore partecipazione o in prossimità di notizie rilevanti possono verificarsi scostamenti più marcati. A questo si aggiunge il canale di esecuzione utilizzato dall’intermediario, che va a influire sulla rapidità e sul prezzo finale dell’operazione.

Per limitare queste incertezze esistono ordini che permettono di definire in anticipo le condizioni operative. Gli ordini con limite di prezzo consentono di stabilire il prezzo massimo a cui si è disposti a comprare o il minimo a cui si è disposti a vendere, evitando esecuzioni a livelli indesiderati.

Gli stop-loss servono a fissare una soglia oltre la quale la posizione viene chiusa automaticamente, contenendo le perdite in caso di movimenti contrari.

I take-profit, al contrario, permettono di bloccare un guadagno quando viene raggiunto un livello prestabilito, senza affidarsi a decisioni prese sull’onda del momento.

La piattaforma, in questo senso, fornisce gli strumenti tecnici per impostare regole chiare, ma non sostituisce il controllo dell’investitore.

Usare ordini “a mercato”, quindi, significa accettare il prezzo che il mercato offre in quell’istante, con tutte le variabili del caso. Impostare limiti e livelli di uscita significa invece definire in anticipo come e quando entrare o uscire da una posizione, riducendo l’impatto emotivo.

Costi e commissioni: tipologie e cosa si paga

Il tema dei costi è uno dei più fraintesi quando si parla di piattaforme di trading, perché spesso viene ridotto alla sola commissione sull’operazione. In realtà, il prezzo reale dell’operatività non si concentra in un’unica voce, ma è distribuito su più elementi che condizionano in modo diverso a seconda di come e quanto si utilizza il conto. Alcune piattaforme puntano su commissioni di acquisto e vendita molto basse, o addirittura nulle, ma recuperano i costi altrove, in modo meno immediato da percepire.

I costi più semplici da individuare sono quelli espliciti: le commissioni di negoziazione applicate su ogni operazione e, in alcuni casi, un canone fisso per l’uso della piattaforma o per l’accesso a determinati mercati. Sono costi chiari, indicati nei fogli informativi, e facili da confrontare. Accanto a questi, però, esistono costi che non vengono sempre percepiti come tali, ma che influenzano direttamente il risultato finale.

Lo spread, ad esempio, è la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di uno strumento. È un costo invisibile perché non compare come commissione, ma è già incorporato nel prezzo: quando si apre una posizione, si parte automaticamente in lieve perdita.

Poi ci sono i costi di finanziamento, tipici delle operazioni a leva o dei CFD, che maturano nel tempo se una posizione resta aperta oltre la giornata.

A questi si aggiungono le commissioni di conversione valutaria, che entrano in gioco quando si opera su mercati esteri o su strumenti denominati in una valuta diversa dall’euro, e che possono ripetersi più volte senza essere immediatamente evidenti.

Infine, esistono costi legati a servizi opzionali: dati di mercato in tempo reale, strumenti avanzati, inattività del conto, prelievi frequenti. Presi singolarmente possono sembrare marginali, ma sommati nel tempo ricadono sulla redditività complessiva.

Tabella riepilogativa: principali costi di una piattaforma di trading

TIPOLOGIA DI COSTOCOME FUNZIONAQUANDO PESA DI PIÙQUANTO È VISIBILE
Commissioni di negoziazione Importo fisso o percentuale su ogni acquisto o vendita Trading frequente Molto visibile
Canone piattaforma Costo fisso mensile o annuale Uso continuativo del conto Visibile
Spread Differenza tra prezzo di acquisto e vendita Operatività frequente, mercati volatili Poco visibile
Costi di finanziamento (overnight) Costo giornaliero sulle posizioni a leva Posizioni mantenute aperte più giorni Poco visibile
Cambio valuta Commissione sul cambio tra divise Mercati esteri, strumenti in valuta Poco visibile
Servizi opzionali Dati, strumenti avanzati, funzionalità extra Uso di servizi aggiuntivi Variabile
Costi di prelievo/inattività Commissioni su movimenti o conti poco usati Gestione del conto nel tempo Spesso trascurata

Come capire se una piattaforma di trading è legale in Italia

Per capire se una piattaforma di trading è legale in Italia bisogna risalire sempre al soggetto giuridico che presta il servizio.

Una piattaforma è utilizzabile in modo legittimo solo se dietro c’è un intermediario autorizzato a prestare servizi di investimento verso il pubblico italiano.

Le categorie abilitate sono sostanzialmente tre:

  1. Banche;
  2. SIM italiane (Società di intermediazione mobiliare);
  3. Imprese di investimento estere autorizzate in un altro Paese UE che operano in Italia tramite succursale o in libera prestazione di servizi.

Il fatto che un operatore sia europeo non basta: deve risultare formalmente notificato per operare anche sul mercato italiano (a maggior ragione lo stesso vale per gli operatori provenienti da Paesi terzi). Il controllo non va fatto sul nome commerciale della piattaforma, ma sulla denominazione legale dell’intermediario indicata nei documenti contrattuali e nelle condizioni di servizio.

A quel punto il riscontro avviene solo sui registri ufficiali, che sono l’unica fonte affidabile: il registro degli intermediari vigilati da Consob per i servizi di investimento e gli elenchi tenuti da Banca d’Italia per banche e soggetti abilitati.

Se il nome dell’intermediario non compare, oppure compare con limitazioni che non includono il trading per clienti retail, la piattaforma non è regolare, indipendentemente da quanto sia conosciuta o diffusa online.

Questo controllo è l’unico strumento realmente efficace per distinguere un operatore autorizzato da una piattaforma abusiva o borderline, ed è sempre preferibile farlo prima di aprire un conto o versare fondi.



(Foto: Austin Distel su Unsplash )
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