(Teleborsa) - La
guerra in Iran ha condotto i mercati energetici globali in un momento di massima tensione che non si riscontrava dall'invasione russa dell'Ucraina. Il
prezzo del gas naturale in
Europa è letteralmente decollato nella seduta odierna: ad Amsterdam, il
future TTF è arrivato a guadagnare il
49,1%, toccando i
47,65 €/MWh. A scatenare il panico è stato l'annuncio di
QatarEnergy, che ha deciso di sospendere l'intera produzione di gas naturale dopo che attacchi di droni iraniani hanno colpito i suoi impianti.
La società statale qatariota rappresenta quasi il 20% delle
esportazioni globali di
GNL, una quota vitale per l'approvvigionamento internazionale.
Le
operazioni militari avviate da
Stati Uniti e
Israele contro la leadership iraniana, a cui Teheran ha risposto con il lancio di missili e droni verso asset statunitensi e alleati nella regione, hanno alzato poi il livello di guardia anche sullo
Stretto di Hormuz. Il punto di transito per cui passa un quinto della produzione mondiale di petrolio e del GNL globale, risulta infatti pesantemente turbato.
Goldman Sachs ha avvertito che un'interruzione totale dei
flussi attraverso lo Stretto per un mese potrebbe spingere i prezzi del gas europeo verso i 74 euro/MWh (+130%), mentre un blocco superiore ai due mesi porterebbe le quotazioni oltre la soglia psicologica dei 100 euro/MWh.
Non si ferma nemmeno la corsa del
greggio: il
Brent ha registrato un balzo del 9%, attestandosi a 79,32 dollari al barile, mentre il
WTI è salito dell'8,24% a 72,54 dollari.
Secondo gli analisti, i prezzi incorporano già un premio al
rischio geopolitico di circa
18 dollari al barile, riflettendo il timore che la capacità produttiva inutilizzata di
Arabia Saudita ed
Emirati Arabi resti fisicamente bloccata dalla chiusura dello Stretto.