(Teleborsa) - La reazione iniziale dei mercati dopo la
prima riunione della
Fed sotto la guida di
Kevin Warsh - con vendite su azioni e obbligazioni, appiattimento ribassista della curva dei rendimenti, dollaro in rafforzamento e oro in calo - è stata vista da
Morgan Stanley come un segnale che il nuovo presidente si sta muovendo nella
giusta direzione.
Gli analisti ritengono che i "mercati stiano segnalando che Warsh è in grado di
rinnovare la Fed, ridurre la dipendenza dal
bilancio come strumento di politica monetaria e contribuire a ristabilire la
fiducia nei responsabili delle politiche".
Per Warsh la
priorità assoluta della Fed è l’
inflazione e non la crescita economica o il mercato del lavoro. Egli ha criticato la banca centrale per aver mancato il proprio obiettivo di inflazione per cinque anni consecutivi.
Tra le novità di Warsh, anche l'avere eliminato il
dot plot, lo strumento Fed con cui vengono comunicate le aspettative sui tassi futuri, e l'allontanamento dalla
forward guidance più rigida. Questa è stata una mossa accolta favorevolmente da Morgan Stanley, che sostengono che un’
eccessiva comunicazione anticipatoria abbia distorto i segnali di mercato, inducendo gli investitori a concentrarsi più sull’anticipare le mosse della Fed che a reagire ai dati economici reali.
Inoltre, l’affermazione di Warsh di essere a proprio agio con un’inflazione che mantenga una "
cifra iniziale di 2" - con l'implica idea che possa muoversi in un intervallo tra il 2% e il 2,9%, piuttosto che puntare al rigido obiettivo del 2% - è stata letta come un implicito riconoscimento della necessità di "far girare l’economia a pieno regime" per contribuire a gestire il debito pubblico nel lungo periodo.
Gli analisti hanno poi sottolineato come la
liquidità rimanga il "
rischio maggiore per i mercati azionari nel breve termine, più di qualsiasi timore legato a un rialzo dei tassi da parte della Fed per combattere l’inflazione". Essi hanno anche aggiunto gli indicatori proprietari di liquidità segnalano venti contrari destinati a persistere fino a luglio.
Morgan Stanley ha confermato che, nonostante le incertezze di breve periodo, gli
utili aziendali rimangono il
principale motore del mercato rialzista e che è probabile
superino le aspettative per l’intero anno, compensando la compressione dei multipli di valutazione registrata dall’inizio dell’anno.
Riguardo all'inflazione Morgan Stanley ha poi osservato che quella legata ai dazi "sta diminuendo" e che il "forte calo dei prezzi del petrolio rende
improbabili gli ’effetti di secondo round’. Pertanto, il membro mediano del FOMC che punta a un rialzo quest’anno e a un taglio il prossimo anno dovrebbe riconsiderare la propria posizione qualora l’inflazione si rivelasse notevolmente più contenuta del previsto".