(Teleborsa) - L’Italia si conferma tra i Paesi europei più virtuosi nell’utilizzo circolare delle risorse, con un tasso di circolarità
superiore al 21%, quasi il doppio della media europea (12,2%). È la fotografia scattata dal Report ‘
I Rifiuti in Numeri 2026’, realizzato da
Assoambiente e presentato a Rimini in occasione di
Ecomondo 2026, la fiera sulla Green e circular economy giunta quest’anno alla 29° edizione.
“Siamo tra i leader europei dell’economia circolare, ma non possiamo accontentarci dei risultati raggiunti. - ha sottolineato
Chicco Testa, Presidente di Assoambiente - Continuiamo a esportare milioni di tonnellate di rifiuti e a utilizzare troppo le discariche. Dobbiamo colmare il deficit impiantistico, valorizzare anche il recupero energetico per i rifiuti non riciclabili e creare condizioni normative favorevoli agli investimenti, attraverso regole certe e, ad esempio, procedure autorizzative più semplici e rapide. Solo così potremo rendere il sistema più efficiente, sostenibile e meno costoso”.
Lo studio raccoglie e analizza i principali indicatori del settore, dall’utilizzo delle materie prime alla produzione e gestione dei rifiuti, dal riciclo al recupero energetico, fino ai costi sostenuti da cittadini e imprese. Secondo quanto emerge dallo studio ogni anno l’economia italiana utilizza
777 milioni di tonnellate di materiali. Di questi 642 milioni sono materie prime vergini e 135 milioni provengono dal riciclo. C’è da aggiungere però che 300 milioni di tonnellate di materie prime vergini, pari a circa il 46% del totale, provengono dall’estero.
Sul fronte dei rifiuti urbani, l’Italia ha compiuto importanti progressi nella raccolta differenziata, passata dal
45,2% del 2014 al 67,7% del 2024 per un totale di
20,3 milioni di tonnellate raccolte separatamente. Il tasso di riciclo è però del 52,3%, una distanza di oltre 15 punti percentuali rispetto alla raccolta differenziata che mette in evidenza la necessità di migliorare la qualità dei materiali raccolti e l’efficienza dei processi di selezione e trattamento. Un’atra criticità è il ricorso alla discarica, a cui viene destinato ancora il 14,8% dei rifiuti urbani, a fronte dell’obiettivo europeo di scendere al 10% entro il 2035.
Il rapporto dedica un’attenzione particolare anche al peso economico della gestione rifiuti. Nel 2025 ogni famiglia in Italia ha sostenuto una spesa media annua di
340 euro per la tassa o tariffa rifiuti, con significative differenze territoriali. Per la gestione dei rifiuti urbani, il costo complessivo nazionale ha raggiunto nel 2024 i 12,5 miliardi di euro e ancora più consistente è la spesa sostenuta dalle imprese per la gestione dei rifiuti speciali che è di
20,4 miliardi di euro annui. Questi numeri evidenziano la necessità di migliorare l’efficienza della gestione, anche attraverso investimenti nelle infrastrutture e nell’innovazione tecnologica.