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Giovedì 19 Ottobre 2017, ore 20.20
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Brexit: Bye-bye, e se ne andranno all’inglese

Non pagheranno mai una buonuscita di 100 miliardi di euro, statene certi

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

In appena un minuto, il 29 aprile scorso, con un documento diviso in quattro parti e che consta in totale di 22 paragrafi, il Consiglio europeo della Unione europea ha approvato all'unanimità in seduta straordinaria gli orientamenti relativi alla Brexit.

Questi sono i criteri principali.

Primo: in ottemperanza al principio secondo cui "nulla è concordato finché tutto non è concordato", non sarà possibile concordare soluzioni su singoli elementi.

Secondo: l'Unione affronterà i negoziati con posizioni unificate e dialogherà con il Regno Unito esclusivamente attraverso i canali stabiliti nei presenti orientamenti e nelle direttive di negoziato.

Terzo: al fine di non indebolire la posizione dell'Unione, non vi saranno negoziati separati tra singoli Stati membri e il Regno Unito su questioni attinenti al recesso del Regno Unito dall'Unione.

Il negoziato avverrà per fasi. E' indispensabile, secondo il Consiglio, fare in modo che il recesso della Gran Bretagna dalla Unione avvenga in modo ordinato. In primo luogo, si dovrà offrire a cittadini, imprese, soggetti interessati e partner internazionali il massimo grado possibile di chiarezza e certezza giuridica per quanto riguarda gli effetti immediati del recesso del Regno Unito dall'Unione; in secondo luogo, si dovrà regolare lo svincolamento del Regno Unito dall'Unione e da tutti i diritti e gli obblighi che ad esso derivano dagli impegni assunti in quanto Stato membro.

La questione finanziaria è centrale: la liquidazione una tantum - che comprenda le questioni derivanti dal QFP (quadro finanziario pluriennale) e quelle connesse alla Banca europea per gli investimenti (BEI), al Fondo europeo di sviluppo (FES) e alla Banca centrale europea (BCE) - dovrebbe garantire il rispetto, da parte sia dell'Unione sia del Regno Unito, degli obblighi derivanti dall'intero periodo di appartenenza del Regno Unito all'Unione. La liquidazione dovrebbe riguardare tutti gli impegni, come anche le passività, ivi comprese le passività potenziali.

Solo una volta che queste due questioni preliminari saranno state risolte, si passerà alla trattativa concernente i rapporti futuri tra la Gran Bretagna e l'Unione.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha affermato: "Vogliamo una buona relazione con la Gran Bretagna, ma anche difendere i nostri interessi. Nessuno deve farsi illusioni", confermando che le priorità sono rappresentate dalla tutela degli “interessi dei cittadini Ue in Gran Bretagna e dei cittadini britannici nell'Ue” e dalla “questione finanziaria” di quanto Londra dovrà pagare per uscire dall'Unione. Il Presidente francese Francois Hollande ha aggiunto un carico, mettendo in guardia la Gran Bretagna: "C'è sempre un prezzo da pagare per lasciare l'Unione".

In realtà, il Premier britannico Theresa May ha scompigliato il gioco, decidendo di andare ad elezioni anticipate a giugno: vuole un mandato forte per trattare l'uscita dalla Unione.

La Gran Bretagna ha ampiamente metabolizzato lo shock della Brexit, e si sta orientando per creare una nuova architettura geopolitica, forte delle buone relazioni con la nuova Amministrazione americana, guidata da Donald Trump: si parla di un ritorno alla anglosfera.

Sembra proprio che le due questioni messe sul tappeto dal Consiglio della Unione, siano ideali per una soluzione che porti ad un “pari e patta”: la Gran Bretagna lascerà ai cittadini europei già residenti la possibilità di continuare a lavorare senza problemi, mentre la Unione europea sarà costretta a rinunciare ad incassare il tesoretto della buonuscita: c'è chi parla di oltre 60 miliardi di euro e chi ha calcolato che Londra dovrà versare addirittura fino a 100 miliardi di euro.

E' dai tempi di Margareth Thatcher che la Gran Bretagna non sgancia alla Unione europea una sterlina più di quanto incassa: “I want my money back!”, questo era il punto fermo della Lady di ferro. Theresa May, oggi, non sembra voler essere da meno.

Rassegnatevi: la Brexit si farà, ma la Gran Bretagna non pagherà nessuna buonuscita. Ci faranno “Bye-bye!” e se ne andranno, come sempre... all'inglese.

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