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Il Re Dollaro ed il suo Paggetto: l'Euro

Dopo svalutazioni insensate e folli tassi negativi, il silenzio della BCE porta l'Europa al massacro

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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L'euro, un atto di stupida superbia

Quella dell'euro è una storia, antica e recente, costellata di errori. E la BCE, Banca centrale senza storia e senza cultura, alla guida di una moneta senza Stato, ne sta collezionando di catastrofici, uno dietro l'altro.

Sono vent'anni che la stiamo pagando a caro prezzo, perché la Storia presenta sempre il conto.

Fu un atto di straordinaria, quanto stupida superbia politica, la istituzione dell'Euro. La moneta comune fu voluta per sottrarre finalmente l'Europa alla duplice tirannia: quella del Dollaro da una parte e quella del Marco dall'altra.


Liberarsi dalla duplice tirannia, del Dollaro e del Marco

Dobbiamo tornare indietro nel tempo, per comprendere le ragioni di quella decisione azzardata.

Da sempre, le decisioni di politica monetaria degli Usa hanno pesantemente influenzato l'Europa nel suo complesso: a partire da quella del '71, di recedere unilateralmente all'impegno di convertire in oro il suo saldo negativo in dollari della bilancia commerciale. Da quel momento in avanti, chi aveva un saldo commerciale attivo con gli Usa non poteva fare altro che conservare diligentemente i dollari di carta nelle proprie casseforti: in precedenza, dava indietro i dollari di carta e riceveva oro, al rapporto di 34 dollari per oncia di fino.

Come se non bastasse, nel 1980, per combattere la stagflazione, la Fed decise di aumentare a livelli stellari i tassi di interesse: anche in quel caso, il sistema finanziario europeo si dovette adeguare aumentando i suoi tassi, perché non era sostenibile una forbice troppo ampia tra economie già allora molto interconnesse: i capitali speculativi lasciavano le monete europee per cambiarsi in dollari, ed investire in quella divisa. L'innalzamento dei tassi di interesse in Italia ebbe conseguenze devastanti: il debito pubblico schizzò alle stelle e le grandi imprese che avevano fatto piani pluriennali di investimento contando su tassi di interesse reali negativi chiusero i battenti.

Come se non bastasse la tirannia del dollaro, anche il marco maramaldeggiava: alla fine del '90, quando si decise di optare per la moneta unica nel corso del Consiglio informale di Roma, con la decisione dunque di rinunciare in prospettiva ciascuno Stato alla propria moneta nazionale anziché indirizzarsi verso la moneta comune che si sarebbe aggiunta a quelle nazionali come chiedeva la Gran Bretagna, c'era in corso una violenta rivalutazione del marco tedesco, indotta da un rialzo deciso dei tassi di interesse da parte della Bundesbank che in quella maniera invogliava i capitali europei ad investire sulla moneta tedesca che offriva condizioni di impiego più favorevoli. La Germania, che stava affrontando la delicata fase della Riunificazione, aveva un disperato bisogno di risorse per investire nei Lander orientali e per cedere le enormi proprietà pubbliche della DDR.

Ecco perché, non ci si doveva solo difendere tutti insieme in Europa dalla tirannia del dollaro, ma all'interno della stessa Europa ci si doveva difendere anche dalla tirannia del marco.
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