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Il Re Dollaro ed il suo Paggetto: l'Euro

Dopo svalutazioni insensate e folli tassi negativi, il silenzio della BCE porta l'Europa al massacro

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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BCE, gli errori di una Banca nata male e cresciuta peggio

La BCE, di suo, è già inchiavardata da un Trattato europeo e da uno Statuto che le moncano decisamente gli obiettivi rispetto alle Consorelle di Stati Uniti e Gran Bretagna, per la preminenza data alla stabilità del valore della moneta rispetto allo sviluppo economico.

E poi, almeno formalmente, non può nemmeno decidere sul tasso di cambio con le altre monete, una decisione politica che spetta al Consiglio. La realtà è completamente diversa: negli anni scorsi, quando Mario Draghi era Governatore, ha usato le decisioni di politica monetaria non convenzionale, l'avvio del Qe nel marzo del 2013, al fine di far svalutare l'euro con la speranza di imbarcare inflazione facendo aumentare i prezzi all'importazione. Non fu una decisione del tutto inutile, ma si rivelò addirittura controproducente: mentre l'euro si svalutò effettivamente sul dollaro a partire dall'annuncio del Qe, fatto a settembre del 2012, in quel contesto di recessione globale i prezzi in dollari del petrolio e delle altre materie prime erano a loro volta caduti in basso. Mentre gli Americani beneficiavano del calo dei prezzi in dollari, gli Europei pagavano in euro una somma più alta a causa della svalutazione dell'euro sul dollaro, moneta su cui si contratta. Rispetto agli Americani, le importazioni ci costarono comunque di più, danneggiandoci inutilmente.

La politica monetaria della BCE non ha mai colto nel segno: basta tornare indietro alla Exit Strategy dalla crisi, decisa frettolosamente dal Governatore Jean Claude Trichet, che aumentò per ben due volte nel 2011 i tassi di riferimento della BCE accelerando il default delle banche spagnole ed aggravando la situazione della Grecia.

E poi, anche dopo con l'arrivo di Mario Draghi, la BCE non fece altro che cercare di raccogliere i cocci di un sistema europeo che aveva "ammanettato gli Stati" con i vincoli messi dal Trattato di Maastricht ai deficit ed ai debiti pubblici, mentre aveva lasciato le banche ed il sistema finanziario di scorrazzare senza controlli: le banche tedesche e francesi erano piene di crediti verso le banche spagnole e greche.

E mai, davvero mai, nel pieno della deflazione e della recessione derivanti dalla applicazione delle severe regole fiscali imposte con il Fiscal Compact per risanare le finanze pubbliche degli Stati dell'Eurozona, la BCE è riuscita nel suo dichiarato obiettivo di assicurare la stabilità dell'euro, portando il il tasso di inflazione ad un valore vicino ma non superiore al 2% annuo.

Ma non solo la immissione di liquidità nell'economia, attraverso l'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario con il Qe, non è mai riuscita a far risalire il tasso di inflazione: ha provocato un danno immenso a tutto il sistema bancario, assicurativo, previdenziale e finanziario, poiché gli acquisti massicci hanno portato i tassi di interessi nominali in territorio negativo.

La repressione finanziaria attraverso la riduzione dei tassi, la "eutanasia del rentier" come la aveva definita J.M. Keynes, è arrivata all'esproprio: non solo l'investitore non riceve alcun interesse dal suo capitale, ma se ne vede restituita solo una parte.
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