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Se tu Microchip, io ti Gallio

Divieti americani e ritorsioni cinesi

Se Donald Trump aveva cominciato la guerra commerciale con la Cina introducendo dazi nei confronti delle importazioni e vietando di istallare sistemi ed apparati sempre cinesi nelle reti di telecomunicazioni americane per ragioni di sicurezza nazionale, la reazione di Pechino era rimasta sullo stesso piano, imponendo dazi alle esportazioni americane in Cina, colpendo i settori più sensibili dal punto di vista elettorale, come quello agricolo. Ad esempio, la soia ed il mais americani erano stati penalizzati con i "contro-dazi" da parte della Cina, favorendo così la produzione dell'Argentina e del Brasile.

"Occhio per occhio", viene da dire.

Ma l'Amministrazione guidata da Joe Biden non è stata affatto da meno: non solo ha fatto approvare dal Congresso il Chips & Science Act, un provvedimento che stanzia somme considerevoli per incentivare la ricerca scientifica nel settore della Intelligenza Artificiale ed il ritorno della produzione dei microchip in America, mentre ora le multinazionali americane si dedicano prevalentemente alla fase del design tecnologico, ma ha sostanzialmente vietato a partire dal 7 ottobre dell'anno scorso l'export alla Cina dei microchip più avanzati al fine di penalizzarne l'industria: è stato introdotto un sistema di licenze per esportare questi prodotti. In aggiunta, sempre da parte americana è stato chiesto anche il sostegno di alcuni Paesi partner europei affinché vietassero la cessione alla Cina anche delle tecnologie che consentono di fabbricare i microprocessori più avanzati.

Se la competizione economica tra Usa e Cina si fonda sempre di più sulle tecnologie informatiche avanzate, la decisione americana è stata di mettere quanti più ostacoli possibile allo sviluppo dell'industria cinese.
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