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Venerdì 22 Marzo 2019, ore 03.02
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Italia-Cina, Via della Seta: ok del Colle ma senza 5G

Il Premier Conte assicura: "Intesa con Pechino è un patto limpido per crescere"

Economia, Scienza e tecnologia ·
(Teleborsa) - Disco verde all'accordo con la Cina, in vista dell'imminente arrivo in Italia del Presidente Xi Jinping, con la benedizione del Quirinale. Il Premier Giuseppe Conte, i due Vicepremier Salvini (tra i più dubbiosi rispetto all'operazione) e Di Maio con Enzo Moavero e diversi ministri, alla fine superano le divergenze e sdoganano il dossier "Via della Seta" nei saloni del Colle sotto la scrupolosa supervisione del Presidente Sergio Mattarella che ha seguito con attenzione e in profondità il nodo dell'accordo quadro con la Cina che, giorni scorsi, ha fatto storcere il naso agli Stati Uniti, sollevando anche qualche preoccupazione dalle parti di Bruxelles.

Conte però assicura: "Operiamo per un futuro di crescita e sviluppo e il memorandum con la Cina offre preziose opportunità per le nostre imprese", aveva anticipato il Presidente del Consiglio Conte in una intervista al Corriere della Sera, proprio in riferimento all'intesa con Pechino, al centro del dibattito nelle scorse ore che aveva fatto storcere il naso agli Usa e allarmato dalle parti di Bruxelles.

"Il testo, che abbiamo negoziato per molti mesi con la Cina, imposta la collaborazione in modo equilibrato e mutualmente vantaggioso", spiega ancora, difendendo dunque con forza ragioni e obiettivi dell'intesa.

Rispediti al mittente anche i timori del Vicepremier Salvini che sull'argomento aveva mostrato nelle scorse ore più di qualche perplessità: "Nessun rischio di colonizzazione, sottolinea ancora Conte. "Le ragioni della prudenza sono pienamente condivise all'interno del Governo: la tutela della sicurezza nazionale, anche sul piano economico, è un valore fondamentale che intendiamo rafforzare".

LA PREOCCUPAZIONE DEGLI USA - Nel frattempo, nella serata di ieri è arrivato l'ennesimo warning del Dipartimento di Stato Usa: anche l'Italia valuti "rigorosamente" i rischi di fornitori soggetti a governi stranieri prima di prendere qualsiasi decisione su infrastrutture critiche come la rete 5G. Una posizione condivisa sia dal Quirinale che da Palazzo Chigi che, proprio per questo, spazza il campo da qualsiasi dubbio e anzi si affretta a sottolineare che il memorandum d'intesa con la Cina è molto meno pregnante di tanti altri siglati bilateralmente da altri Paesi europei - sono già 13 i Paesi Ue che lo hanno siglato - e che le regole d'ingaggio italiane riguardo agli accordi con Pechino sono "molto più severe e stringenti del documento dell'Unione europea". Ma soprattutto che il problema del 5g non c'entra nulla con questo memorandum ed è - si rassicura l'alleato americano - un tema sensibilissimo anche per l'Italia.

A gettare acqua sul fuoco, ci pensa anche una dichiarazione da Bruxelles dove si precisa che "gli stati membri non possono negoziare accordi in contraddizione con la legislazione europea".

(Foto: Per gentile concessione della Presidenza della Repubblica)
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