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Venerdì 6 Dicembre 2019, ore 22.39
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ArcelorMittal, Governo apre su "scudo penale" ma azienda rifiuta e chiede 5 mila esuberi

Richiesta "Inaccettabile", tuona il Presidente del Consiglio Conte che aggiunge: "Questo Paese non si lascia prendere in giro". Si continua a trattare a oltranza, sindacati sul piede di guerra

Economia, Politica ·
(Teleborsa) - Braccio di ferro tra il Governo e la multinazionale dell’acciaio ArcelorMittal. Nel corso della conferenza stampa notturna, convocata dopo dodici ore di riunioni a tensione massima, a prendere la parola è il Premier Giuseppe Conte i cui toni raccontano una situazione di particolare criticità. Pesantissime le condizioni messe sul piatto da ArcelorMittal per non riconsegnare le chiavi dell’acciaieria di Taranto. Su tutte, 5mila esuberi. Richiesta che Conte definisce, senza giri di parole, “inaccettabile” aggiungendo che "l'Italia non si lascia prendere in giro".

Il Governo scopre le carte: "Abbiamo detto che siamo disponibili a una nuova immunità penale (questione sulla quale va nel contempo in scena lo scontro nella maggioranza con un nutrito gruppetto M5S pronta a fare resistenza). Ci è stata rifiutata”. Poi la precisazione: “Il tema non è lo scudo. Il problema è industriale, ArcelorMittal – continua il Presidente del Consiglio – ritiene che l’impianto produttivo, a questi livelli, non è sostenibile e non può mantenere i livelli occupazionali”.

Per quanto dai contorni drammatici, la trattativa con ArcelorMittal non è ancora definitivamente chiusa. "Al momento la via concreta è il richiamo alla loro responsabilità", spiega Conte che ha chiesto a Lakshmi Mittal e a suo figlio di aggiornarsi tra un paio di giorni. Intanto,per evitare di restare con il cerino in mano, il Governo lavora parallelamente al piano B.

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA – Nella giornata di ieri, la Fim-Cisl si è mossa autonomamente – a vertici in corso – con uno sciopero immediato che ha registrato alta adesione tra gli 8.200 operai di Taranto. In serata Fiom e Uilm hanno proclamato una nuova giornata di astensione dal lavoro per l’8 novembre con una manifestazione a Roma.
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