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Domenica 15 Dicembre 2019, ore 03.19
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OCSE, un bambino su sette vive in povertà

In Italia la percentuale aumenta a un bambino su sei

Economia ·
(Teleborsa) - La povertà infantile continua a essere un problema per i paesi dell'Ocse.

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel suo rapporto "Cambiare le probabilità per i bambini vulnerabili: costruire opportunità e resilienza" ha infatti rilevato che, nel 2019, un bambino su sette vive in povertà. Ma non è tutto, andando a guardare il contesto italiano, il dato ha percentuali più alte, con circa un bambino su sei.


Nel documento si palesa anche che dal 2008, anno dell'inizio della crisi, la condizione infantile è peggiorata in due terzi dei paesi analizzati.

Tra questi la percentuale di bambini poveri più alta si riscontra in Cina (oltre il 30%) mentre quella più bassa è in Danimarca (circa il 2,5%).

Nel focus firmato dall'Organizzazione ci si concentra poi sull'andamento del Pil in area Ocse che si palesa, nelle stime provvisorie, in rallentamento a +0,3% nel terzo trimestre rispetto al +0,4% dei tre mesi precedenti.

Tra le sette maggiori economie, la crescita del Pil in Giappone quella che ha subito il forte rallentamento passando allo 0,1%, contro lo 0,4% del trimestre precedente.
La crescita del Prodotto interno lordo è rimasta invece stabile negli Stati Uniti (0,5%), in Francia (0,3%) e in Italia (0,1%) rispettivamente per il terzo e quarto trimestre consecutivo. Segno più per crescita nel Regno Unito e in Germania che è ripresa rispettivamente allo 0,3% e allo 0,1%, a seguito di una contrazione dello 0,2% in entrambi i Paesi nel trimestre precedente. La direzione del Pil si è mostrata stabile nell'area dell'euro (0,2%), mentre nell'Unione Europea ha visto una marginale ripresa (0,3% contro lo 0,2% del trimestre precedente).
Infine, su base annua, nell'area Ocse, questa è rimasta stabile all'1,6% nel terzo trimestre del 2019. Agli estremi della classifica, gli Usa hanno registrato una crescita annua più elevata (2,0%), mentre l'Italia quella più bassa (0,3%).



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