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Rivoluzione "Challenger banks", quante sono in Europa?

La fotografia scattata dall' Area Studi Mediobanca nel secondo capitolo di una serie programmata di report sul mondo FinTech

Economia ·
(Teleborsa) - "Challenger banks", il nome è decisamente esemplificativo: queste "nuove" banche nascono, infatti, con l’obiettivo di sfidare i tradizionali istituti di credito mettendo a disposizione i propri servizi esclusivamente attraverso app e smartphone a costi più contenuti e dunque più appetibili in particolare per la platea dei giovanissimi. Sono 96 le challenger banks europee, due terzi delle quali sono concentrate in tre Paesi: 37 nel Regno Unito, 12 in Italia e in Francia, seguono Germania (8) e Spagna (7).





A scattare la fotografia l’Area Studi Mediobanca
che ha presentato il secondo capitolo di una serie programmata di report sul mondo FinTech nel quale si sottolinea che "gli operatori italiani appaiono tuttavia di dimensioni minori e presentano valori inferiori alla media per ricavi e totale attivo".

Nel dettaglio: circa il 65% delle società europee analizzate è stato costituito dopo il 2013. Il triennio 2014-
2016 è stato il più fecondo, con l’avvio di 26 società. Solo nove sono quotate in Borsa: sei inglesi, una italiana (Illimity Bank), una estone e una norvegese (Aprila Bank) trattata in un mercato non regolamentato (Euronext NOTC). Altre tre società sono state delistate, oggetto di acquisizione da parte di incumbent o fondi d’investimento.

Nel 2020 i ricavi delle challenger banks europee sono aumentati del 3,9% sul 2019
, mentre il risultato netto aggregato è peggiorato del 12,7%, in linea con le performance delle banche dell’Eurosistema.


I ricavi delle traditional (challenger banks costituite prima del 2010)
sono risultati in contrazione (-7,1%), risentendo degli effetti delle misure di contenimento sanitario. Inclusi in questo cluster vi sono infatti alcuni player che affiancano all’operatività online anche una snella presenza fisica.

Al contrario, la diffusione della pandemia ha giovato alle challenger banks prettamente digitali,
ovvero le subsidiaries (enti giuridici che gestiscono le iniziative online di grandi Gruppi) e le neobanks (costituite dopo il 2010), con crescite dei ricavi nell’ordine del +19,9% per le prime e del +24,8% per le seconde. Le neobanks hanno una redditività ancora negativa, (ROE al -13,9%, +0,1 p.p. sul 2019). Per esse, il raggiungimento del breakeven è legato all’incremento della customer base e del ventaglio di servizi offerti (che dipende dall’ottenimento della licenza bancaria piena), con lo sviluppo dimensionale che può fungere da game changer.

Quanto alle dinamiche più recenti, a fine giugno 2022 solo 34 operatori avevano già pubblicato i bilanci 2021. Si evidenzia un generale incremento dei ricavi, ma tra le neobanks sono ancora numerosi gli operatori con risultati netti negativi.

Challenger banks e fundraising - S
e il rapporto con i mercati borsistici appare ancora modesto, le challenger banks fanno
invece ampio ricorso al venture capital.
Dal 2016 a oggi ammontano a 11,6 miliardi di euro le risorse raccolte tramite questa forma di finanziamento. Solo nel 2021 sono stati complessivamente raccolti 3,5 miliardi di euro (+129,5% sul 2020). I conteggi per i primi sei mesi del 2022 risultano in rialzo dell’82,3% sullo stesso periodo del 2021 attestandosi a 1,8 miliardi, ma in parziale raffreddamento.

L’accesso al funding - si legge - è fondamentale non solo per affrontare i costi dell’oneroso iter autorizzativo, ma anche per finanziare lo sviluppo del business e incrementare le quote di mercato.

Andando più nel dettaglio, il report rileva che, in particolare, le challenger banks italiane hanno brillantemente superato il primo anno pandemico con crescite a doppia cifra sia del margine di intermediazione (+42,2% sul 2019) che del risultato
operativo (>100%), mentre il contenimento delle perdite su crediti (passate da -31,3 milioni del 2019 ai -10,3 milioni del 2020) ha contribuito al miglioramento del risultato netto. Nel 2021 le maggiori rettifiche dei crediti hanno frenato la buona dinamica - che permane comunque positiva - a livello di margine di intermediazione (+22,8% sul 2020) e risultato operativo (+75,2%), con il risultato netto che è migliorato del +63,1%. Anche il ROE è cresciuto di quasi +4 p.p., portandosi al 9,4% nel 2021.

Ugualmente positive nel 2020
le performance dello stato patrimoniale, con la crescita dei crediti verso i clienti (+38,8% sul 2019) e del totale attivo aggregato (+35%) che ha parzialmente perso slancio nel 2021, pur mantenendosi a doppia cifra. In aumento anche la forza lavoro: +18% nel 2020 sul 2019 e +5,7% nel 2021 sul 2020.




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