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Federalismo fiscale, Upb: passi avanti negli ultimi anni ma permangono alcune criticità

Economia
Federalismo fiscale, Upb: passi avanti negli ultimi anni ma permangono alcune criticità
(Teleborsa) - Limitati progressi per il superamento della finanza derivata nelle materie diverse dalla sanità di competenza delle Regioni a statuto ordinario, necessità di un rafforzamento dell’autonomia finanziaria degli Enti locali e piena realizzazione in ambito comunale della perequazione basata su fabbisogni standard e capacità fiscali. Sono le tre principali criticità evidenziate dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) che è tornato oggi in audizione, a due anni da una precedente analisi, sullo stato di attuazione e sulle prospettive del federalismo fiscale.

Il consigliere dell’UPB Giampaolo Arachi è intervenuto presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, facendo il punto sui recenti sviluppi che hanno interessato il federalismo regionale, l’autonomia finanziaria degli Enti locali, la perequazione comunale e la determinazione e il finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP), evidenziandone le principali criticità anche alla luce dell’applicazione delle nuove regole di bilancio europee e dell’attuazione dell’autonomia differenziata.

L’UPB ha sottolineato che negli ultimi anni la relativa accelerazione del federalismo fiscale ha riguardato essenzialmente il comparto degli Enti locali. Per i Comuni è stato previsto il graduale superamento del criterio storico nella ripartizione dei trasferimenti perequativi ed è stato avviato il potenziamento degli asili nido, dei servizi sociali e del trasporto di studenti con disabilità attraverso risorse aggiuntive e la fissazione di obiettivi di servizio; per le Province e le Città metropolitane sono state stanziate risorse aggiuntive e creati due distinti fondi perequativi per ripartire il contributo al risanamento della finanza pubblica sulla base dei fabbisogni e delle capacità fiscali.

Infine, sono stati disposti interventi di rafforzamento dei servizi comunali e, grazie alle indicazioni della Corte costituzionale (sentenza n. 71/2023), sono state apportate modifiche sia alle modalità di finanziamento e monitoraggio sia al sistema sanzionatorio in caso di inadempienza nell’uso delle risorse da parte degli Enti.

Tuttavia, persistono ancora diverse criticità ha sottolineato Arachi.

Innanzitutto, sono limitati i progressi per il superamento della finanza derivata nelle materie diverse dalla sanità di competenza delle Regioni a statuto ordinario. Essendo il completamento del federalismo regionale una milestone del PNRR da realizzare entro il primo trimestre del 2026, occorre procedere tempestivamente all’individuazione dei trasferimenti erariali da fiscalizzare e dei tributi da assegnare in loro sostituzione e alla determinazione dei LEP relativi alle materie regionali. Parallelamente alla fiscalizzazione dei trasferimenti, le Amministrazioni centrali dovranno riorientare il loro ruolo, tutelando l’uniformità territoriale della fornitura dei servizi legati ai diritti civili e sociali attraverso la determinazione e il monitoraggio dei LEP e l’attivazione dei poteri sostitutivi dello Stato previsti dalla Costituzione in caso di inadempienza.

In secondo luogo, è evidente la necessità di un rafforzamento dell’autonomia finanziaria degli Enti locali. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno pressoché esaurito gli spazi disponibili di sforzo fiscale che potranno essere recuperati con i decreti attuativi della delega fiscale, attraverso il rafforzamento della capacità di riscossione dei tributi locali, nuove fonti di finanziamento per le Province e le Città metropolitane e misure per razionalizzare e ampliare le basi imponibili sulle quali si fonda la finanza comunale.

Una terza problematica, ha sottolineato Arachi, riguarda la piena realizzazione in ambito comunale della perequazione basata su fabbisogni standard e capacità fiscali, oggi ancora ostacolata da correttivi tesi a sterilizzare variazioni negative del Fondo di solidarietà comunale (FSC) e da significativi flussi finanziari distribuiti sulla base di criteri storici. La sterilizzazione delle perdite prodotte dall’avanzare del meccanismo di perequazione non è sostenibile dal punto di vista finanziario e, come rilevato dalla Corte costituzionale, in contraddizione con l’obiettivo stesso della riforma del federalismo fiscale. Alcuni esercizi di simulazione effettuati dall’UPB mostrano che includere nella perequazione le componenti del FSC fino a oggi escluse, oltre a garantire una maggiore corrispondenza fra risorse e fabbisogni e una maggiore trasparenza, potrebbe evitare a diversi Comuni, soprattutto piccoli, di avere una riduzione delle risorse con il progredire della perequazione. È attraverso l’aggiornamento dei fabbisogni standard e delle capacità fiscali che andrebbero colte le eventuali specificità comunali e non attraverso il riparto storico.

Anche la ripartizione dei contributi alla finanza pubblica del complesso degli Enti locali dovrebbe avvenire utilizzando i fondi perequativi, per garantirne la coerenza con le esigenze di finanziamento delle funzioni fondamentali.

Un’altra criticità è la frammentarietà del quadro dei LEP, che dovrebbero costituire il riferimento per determinare i fabbisogni e ripartire i fondi perequativi. Diversi provvedimenti hanno introdotto percorsi di avvicinamento ai LEP con differenti modalità di finanziamento e di monitoraggio che hanno fatto emergere la necessità di un maggiore coordinamento fra diversi livelli di governo e di una chiara definizione delle responsabilità, anche per poter intervenire con forme di commissariamento in casi di inadempienza. La loro determinazione inoltre non deve passare in secondo piano rispetto alla determinazione dei LEP nelle materie su cui le Regioni possono richiedere maggiore autonomia.

L’UPB ha infine evidenziato come il completamento del federalismo fiscale potrebbe essere favorito dall’applicazione delle nuove regole di bilancio europee. L’indicazione di un percorso programmatico della spesa primaria netta per comparto coerente con il limite massimo concordato con il Consiglio europeo per il complesso delle Amministrazioni pubbliche dovrà necessariamente tenere conto del diverso peso delle componenti non comprimibili della spesa, come quella per le funzioni fondamentali e i LEP, e degli impegni per investimenti assunti nel Piano strutturale di bilancio. Fissato il percorso della spesa primaria netta, sarà necessario assicurare un’evoluzione coerente delle entrate degli Enti territoriali, al netto delle misure discrezionali degli stessi, attraverso la revisione periodica dei trasferimenti e delle compartecipazioni. Ed è proprio la programmazione della spesa che potrà costituire il momento per valutare l’adeguatezza delle risorse e della loro evoluzione futura, facilitando la gestione dei bilanci e l’azione dei meccanismi perequativi.

Per le Regioni che faranno richiesta di maggiori forme di autonomia (RAD) permane l’esigenza di accentrare la gestione annuale delle compartecipazioni in una sede istituzionale unica anche per evitare rischi di sforamento degli obiettivi di crescita della spesa netta da parte delle RAD, che potrebbero comportare compensazioni a carico delle altre Regioni e/o di altri comparti delle Amministrazioni pubbliche.
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