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Legge elettorale riceve via libera del Senato. Opposizioni in rivolta

La riforma passa a Palazzo Madama con 113 sì. Ora torna alla Camera in terza lettura

Politica
Legge elettorale riceve via libera del Senato. Opposizioni in rivolta
(Teleborsa) - Il Senato ha approvato la riforma della Legge elettorale, votando a favore con 113 sì, 71 no e 2 astenuti. Il provvedimento, che era arrivato dalla Camera in seconda lettura, è stato modificato da Palazzo Madama e dunque torna a Montecitorio in terza lettura. Alla dichiarazione di voto di Fratelli d'Italia, una voce di protesta si è alzata in Aula dai banchi delle opposizioni, che hanno sollevato cartelli con la scritta "No alla legge truffa". In rappresentanza del governo erano presenti il Ministro degli Affari regionali e autonomie Roberto Calderoli ed il il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Il Ministro delle Riforme

Le opposizioni protestano contro la "legge truffa"

"E' un grande passo avanti", ha affermato il presidente del Senato Ignazio La Russa, aggiungendo "senza parteggiare né per gli uni né per gli altri, io questa legge elettorale la vedo come la possibilità di competere per tutti.

Elisabetta Casellati, commentando l'approvazione della riforma a Palazzo Madama, si è detta "ottimista" che il nuovo testo passerà anche alla Camera, ma non ha escluso il possibile ricorso alla fiducia. "Non vedo uno scoglio, sono ottimista che passerà alla Camera, - ha sottolineato - non mi pare ci siano dubbi in questo momento di qualche sovvertimento".

Francesco Boccia (Pd) si è scagliato contro il premio di maggioranza, che prevede l'elezione di 70 deputati e 35 senatori al raggiungimento della soglia del 42%. "Prendete quasi tutto e sperate di eleggervi da soli il presidente della Repubblica, ma che idea di democrazia è la vostra?", ha domandato il capogruppo del Pd.

Più duro il capogruppo del M5s Luca Pirondini, che ha esplicitamente parlato di "legge truffa", sventolando un fac-simile di una scheda elettorale con la scritta "Fratelli di casta".

"Noi voteremo contro questa legge elettorale e le ragioni di fondo non hanno a che fare con la soglia del premio che pure credo vi si ritorcerà contro o con l'indicazione del presidente del consiglio, ma ha che fare con una ragione più di fondo: questa legge mira a perpetuare uno scontro continuo e costante che in questo Paese va avanti da 30 anni e che sarebbe il tempo di chiudere mandando in soffitta questo bipolarismo", ha denunciato il leader di Azione Carlo Calenda.

"Quella che voi cambiate è l'unica (Legge elettorale) che ha consentito la stabilità. Voi non la cambiate per la stabilità ma perché siete convinti che al prossimo giro rischiate seriamente di perdere. Voi l'altra volta non avete vinto per il Rosatellum ma perché la sinistra non si è unita", ha rimarcato leader di Italia viva Matteo Renzi

Le novità della riforma

La principale novità della riforma riguarda il ritorno al proporzionale puro e l'eliminazione dei collegi uninominali. Fra i temi più contrastati il capolista bloccato e le preferenze: previste fino a tre preferenze da crocettare in un elenco di sei candidati che garantisca anche un'alternanza di genere.

Previsto anche il cosiddetto bonus di governabilità, che prevede l'assegnazione di un premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione che raggiunge una soglia di almeno il 42% dei voti in entrambi i rami del Parlamento.

Previste anche delle soglie di sbarramento, al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni, con una clausola di "ripescaggio" per la prima delle liste escluse. Esonerate dalla raccolta firme le forze politiche che hanno costituito un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere entro il 31 dicembre 2025.
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