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Dall’oro alle borse di lusso: come cambia il bene rifugio degli italiani

Rapporto Ipsos Doxa - Affide 2026

Economia
Dall’oro alle borse di lusso: come cambia il bene rifugio degli italiani
(Teleborsa) - In uno scenario economico in cui le famiglie cercano flessibilità e ottimizzazione delle risorse, il patrimonio di beni preziosi custodito nelle case degli italiani assume un ruolo sempre più centrale. Oltre ai gioielli, cresce la consapevolezza dei pleasure asset come riserva di valore. È quanto emerge dal Rapporto Ipsos Doxa - Affide 2026, che analizza il rapporto dei cittadini con gli oggetti di valore, la loro protezione, le esigenze di liquidità e le nuove frontiere del lusso circolare.

Nel 2026, l’85% degli italiani considera gioielli e preziosi una risorsa economica, rispetto al 75% del 2024. In media, ogni italiano possiede 7 preziosi, per un patrimonio stimato di 54 grammi d’oro.

Gran parte di questa ricchezza resta inutilizzata: il 68% indossa meno di 5 gioielli all’anno. La custodia genera preoccupazione, con il 60% che teme i furti domestici e il 35% che ha subito, direttamente o tramite un familiare, il furto di beni di valore in casa. Nonostante ciò, molti ricorrono a soluzioni fai da te: il 25% nasconde i preziosi in casa, il 22% li custodisce in luoghi diversi e il 16% non adotta alcuna protezione.

Di fronte a questa ricchezza immobilizzata, cresce l’esigenza di valorizzare economicamente i beni posseduti. Solo il 38% conosce il loro reale valore, percentuale che sale al 46% tra i giovani tra i 18 e i 39 anni, mentre il 77% ammette di non avere le competenze per stimarlo autonomamente.

Tra i riferimenti per la valutazione dei preziosi, oltre a gioiellerie e Compro Oro, figura il credito su pegno, indicato dall’11% degli intervistati.

Negli ultimi cinque anni, 4 italiani su 10 hanno richiesto un prestito, soprattutto per acquistare auto o moto (30%), comprare o ristrutturare casa (27%), affrontare spese impreviste (25%) o acquistare beni importanti (19%). Il credito su pegno è conosciuto dal 59% dei cittadini e risponde sia alle difficoltà economiche e alle spese impreviste (27%), sia alla necessità di ottenere liquidità rapidamente per realizzare progetti (21%), valorizzando un bene già posseduto (13%).

Il principale punto di forza è la possibilità di mantenere la proprietà del bene, sottolineata dal 38% degli intervistati. Storicamente, circa il 95% dei clienti riscatta i propri oggetti una volta superata la necessità finanziaria, una tutela particolarmente apprezzata.

Per i beni di valore non più utilizzati, si afferma il riutilizzo: l’83% degli intervistati considera importante l’economia circolare. In questo contesto, cresce l’interesse per le case d’asta e per il mandato a vendere, attraverso cui un operatore vende un bene per conto terzi trattenendo una commissione.

Il 52% conosce questo meccanismo e il 65% si dichiara disposto ad affidare un proprio oggetto per venderlo al meglio. Aumenta anche la fiducia negli acquisti: la trasparenza e le garanzie delle aste online portano il 53% degli intervistati a valutarle positivamente per l’acquisto di beni di valore, quota che sale al 57% tra gli under 39.

"Sebbene gli italiani abbiano ormai chiara la valenza economica del proprio patrimonio in preziosi, faticano ancora a stimarne il reale valore in autonomia. In questo scenario, Affide con i suoi servizi rappresenta un'opportunità straordinaria e ancora tutta da scoprire per molti: come emerge dallo studio, risponde perfettamente al duplice bisogno di ottenere liquidità immediata per progetti o imprevisti e, al contempo, di mantenere salda la proprietà e la custodia sicura dei propri beni. Inoltre, la forte spinta verso l'economia circolare e la crescente apertura verso la vendita tramite asta ci confermano che la nostra storica vocazione in questo settore va esattamente nella direzione auspicata dal mercato", commenta Andrea Rotunno, Direttore Generale di Affide.

L'evoluzione più dirompente registrata dal Rapporto Ipsos Doxa-Affide riguarda l'estensione del concetto di bene rifugio a nuove categorie, in primis le borse di lusso. Il 35% del campione possiede (personalmente o in famiglia) una o più borse di pregio, con una punta del 45% tra gli under 40, e il 64% vi riconosce ormai un reale valore economico e patrimoniale, che travalica l'aspetto puramente estetico o affettivo.

Le borse firmate, da Chanel a Gucci fino a Hermès e Louis Vuitton, rappresentano oggi un asset finanziario a tutti gli effetti. A riprova di questa trasformazione culturale, il 61% di chi ne possiede una valuterebbe l'ipotesi di impiegarla come garanzia per ottenere liquidità, mantenendone la proprietà e conservando la facoltà di riscattarla in seguito, secondo la classica logica del credito su pegno.

"In questo quadro – spiega Rotunno –, la percezione stessa della ricchezza si è evoluta, abbracciando nuove categorie di beni. Proprio per rispondere alla chiara volontà dei cittadini di valorizzare le borse di lusso come veri e propri asset finanziari, siamo orgogliosi di annunciare l'estensione dei nostri servizi di valutazione, custodia, finanziamento e vendita in asta anche a queste icone d'alta gamma. Grazie a perizie altamente specializzate supportate dall'uso dell'intelligenza artificiale, garantiamo la massima affidabilità sull'autenticazione, permettendo di trasformare le borse in solide risorse".
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