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Upb, Pil intorno all'1% nel 2026: shock energetico pesa più sull'Italia per mix sbilanciato su fonti fossili

La Nota sulla congiuntura di ottobre: salari reali oltre 9 punti sotto il 2020

Economia
Upb, Pil intorno all'1% nel 2026: shock energetico pesa più sull'Italia per mix sbilanciato su fonti fossili
(Teleborsa) - L'Ufficio parlamentare di bilancio, nella Nota sulla congiuntura di ottobre, stima per il 2026 una crescita del Pil intorno all'1%, coerente con l'1,1% del quadro validato per il Dpfp. Il quadro resta provvisorio in attesa dei dati Istat di fine ottobre, e i rischi sono "prevalentemente al ribasso" per tensioni geopolitiche, prezzi e condizioni di finanziamento. Il Pil è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo, con una dinamica del semestre simile a quella dell'area euro (0,6%) e una variazione acquisita allo 0,8% sui dati corretti per i giorni lavorativi. Nel terzo trimestre, secondo i modelli dell'Upb, il Pil sarebbe salito di uno o due decimi, con incertezza elevata.

Consumi e lavoro

A sostenere l'attività sono i servizi (+0,4% di valore aggiunto), mentre l'industria resta debole. I consumi delle famiglie aumentano dello 0,3%, ma l'aumento dei prezzi riduce il potere d'acquisto: la propensione al risparmio scende al 6,7% dal 7,9% dell'inverno. Le retribuzioni orarie reali "hanno ripreso a ridursi" e restano inferiori a quelle del 2020 per oltre nove punti. Il mercato del lavoro ha raggiunto livelli storicamente elevati di partecipazione, ma si ferma il calo della disoccupazione.

Lo shock energetico

Da fine febbraio il petrolio è rincarato del 66% e il gas del 180%. L'inflazione ha raggiunto il 4,2% a settembre, con i beni energetici a +22,6% su base annua, e il differenziale con l'area euro è tornato positivo: "come già accaduto nel 2022, sono stati i rincari energetici a determinare l'aumento dell'inflazione italiana rispetto alla media europea". Un mix energetico "fortemente dipendente dalle fonti fossili" accresce l'esposizione.

I prezzi alla produzione a agosto superavano del 10,9% quelli dell'anno prima. La trasmissione ai prezzi non energetici è però più lenta che nel 2021-22, per minori strozzature dell'offerta, minori rincari agricoli e una risposta tempestiva della politica monetaria; da settembre si vedono primi segnali di propagazione, su trasporti, ortaggi e legumi, e aumentano le aspettative di inflazione.

I mercati

Nei principali Paesi avanzati i rendimenti decennali sono saliti di circa un punto da inizio anno: all'inflazione si somma "lo squilibrio fra domanda e offerta di capitali a lunga scadenza". I forti investimenti in intelligenza artificiale, sostenuti da emissioni obbligazionarie, "accentuano la concorrenza per il risparmio". Per i Paesi ad alto debito crescono gli oneri di rifinanziamento. Il Fmi prevede per il 2026 una crescita mondiale del 3,1% e scambi a +4,6%.
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