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Correzione di Borsa, bear market e VIX: cosa significa quando il mercato perde il 10% o il 20%

Economia, Finanza · 23 ottobre 2026 - 14.14

Un mercato entra convenzionalmente in correzione quando perde almeno il 10% rispetto al massimo precedente. Se il ribasso raggiunge il 20%, si parla invece di bear market. Le due soglie servono a descrivere quanto è profonda la discesa, mentre la volatilità indica quanto ampie e frequenti sono le oscillazioni dei prezzi durante quel movimento.

Osservando ciò che accade nelle singole sedute, possiamo capire meglio la differenza: ad esempio, un indice può impiegare diverse settimane per perdere il 10%, muovendosi ogni giorno di pochi decimi di punto percentuale, oppure arrivare allo stesso risultato attraverso forti rialzi e ribassi concentrati in poche giornate. Nel secondo caso la volatilità sarà molto più elevata, anche se la perdita complessiva resta identica.

Per misurare questa componente il mercato utilizza diversi indicatori. Il più conosciuto è il VIX, che esprime la volatilità attesa sull’S&P 500 nelle settimane successive sulla base dei prezzi delle opzioni. Correzione, bear market e VIX descrivono quindi tre aspetti diversi dello stesso mercato: la profondità del ribasso, la sua estensione e l’intensità delle oscillazioni attese.


Quando un calo di Borsa diventa una correzione


Ricapitolando, si parla generalmente di correzione di Borsa quando un indice perde almeno il 10% rispetto al massimo raggiunto in precedenza, senza arrivare al 20%.

Se un indice raggiunge quota 20.000 e successivamente scende a 18.000, il ribasso è del 10% e si entra quindi nel territorio della correzione.

Il riferimento è il massimo precedente, non la chiusura della seduta precedente, ecco perché non ci si deve aspettare uno shock improvviso. Se un indice raggiunge quota 5.000 e nelle settimane successive scende gradualmente fino a 4.500, ha perso il 10% dal massimo precedente ed è quindi entrato convenzionalmente in correzione, anche se nessuna singola seduta ha registrato un crollo particolarmente forte.

Precisiamo che le soglie del 10% e del 20% vengono utilizzate come riferimenti convenzionali per classificare l’ampiezza di un ribasso. Servono quindi a dare un nome alle diverse fasi di mercato, ma l’intensità effettiva della discesa si valuta considerando anche fattori come la velocità, la durata e il contesto.

Per esempio, un indice che perde il 9,8% dai massimi si trova in una situazione molto simile a uno che perde il 10,2%. La differenza tra i due movimenti è minima, anche se nel secondo caso viene normalmente utilizzata l’espressione correzione di mercato.

La soglia non cambia da sola la natura del ribasso

Il passaggio dal 9,8% al 10,2% serve soprattutto a classificare il movimento. Per capire se il ribasso sta diventando più delicato bisogna guardare anche da quanto dura, quanto è rapido, quali settori coinvolge e se nasce da un problema circoscritto o da un peggioramento più ampio delle aspettative.


Cosa significa perdere il 20% ed entrare in bear market


Quando il ribasso raggiunge almeno il 20% dal massimo precedente, si utilizza comunemente l’espressione bear market, o mercato orso. Da non confondere con il bull market che invece indica una fase prolungata di rialzo dei prezzi, spesso associata a un aumento di almeno il 20% rispetto a un minimo precedente.

CALO DAL MASSIMODEFINIZIONE UTILIZZATA COMUNEMENTE
Inferiore al 10% Normale ribasso di mercato
Dal 10% a meno del 20% Correzione
Dal 20% in poi Bear market

Quindi, partendo da un indice a quota 20.000, la soglia del bear market viene raggiunta a 16.000.

Le percentuali non si sommano però in maniera lineare. Se un indice passa da 100 a 90 ha perso il 10%. Per scendere da 90 a 80 e raggiungere un ribasso complessivo del 20% deve perdere un ulteriore 11,1% circa rispetto al livello di 90.

L’ingresso in bear market viene dunque identificato quando il ribasso raggiunge il 20% dal massimo precedente. La fine della fase ribassista, invece, si può riconoscere solo successivamente, osservando se il mercato ha realmente avviato una nuova fase di recupero.


Correzione e bear market non indicano necessariamente una recessione


Un forte ribasso azionario può accompagnare un peggioramento dell’economia, ma facciamo attenzione: mercato azionario ed economia non sono la stessa cosa.

Le quotazioni riflettono ciò che gli investitori si aspettano per gli utili, i tassi di interesse e l’attività economica futura. Possono quindi scendere prima che i dati macroeconomici mostrino una recessione oppure recuperare mentre l’economia continua ad attraversare una fase debole.

Allo stesso modo, una correzione non rappresenta automaticamente l’inizio di un bear market. Molti ribassi superiori al 10% si fermano prima di raggiungere la soglia del 20%.

Torniamo quindi a quanto abbiamo scritto poco prima: bisogna valutare insieme la velocità, la durata e il contesto che provoca il ribasso.


Che cos’è la volatilità di Borsa


La volatilità misura quanto i prezzi oscillano in un determinato periodo.

Un indice che passa in diverse sedute da +0,3% a -0,4% e poi a +0,2% presenta movimenti relativamente contenuti. Se comincia invece ad alternare giornate da -4%, +3% e -5%, la volatilità è molto più elevata.

La misura statistica utilizzata più frequentemente parte proprio dalla dispersione dei rendimenti rispetto alla loro media. In questo modo si ottiene una misura dell’ampiezza delle oscillazioni, senza stabilire se siano positive o negative.

La volatilità quindi non è sinonimo di ribasso, perché un mercato che alterna forti rialzi e forti discese può essere estremamente volatile pur trovandosi, alla fine del periodo, vicino al livello iniziale.


Volatilità storica e volatilità implicita

La volatilità può essere osservata guardando ciò che è già accaduto oppure cercando di capire quali movimenti il mercato si aspetta.

La volatilità storica utilizza i rendimenti registrati in passato. Se nelle ultime settimane un indice ha subito grandi variazioni giornaliere, la volatilità storica risulterà elevata.

La volatilità implicita parte invece dai prezzi delle opzioni. Questi contratti incorporano il prezzo che gli operatori sono disposti a pagare oggi per esporsi o proteggersi da possibili movimenti futuri del mercato.

Ed è su questo secondo principio che viene costruito il VIX.


Che cos’è il VIX e cosa misura


Il Cboe Volatility Index, o VIX, misura la volatilità attesa sull’S&P 500 per un orizzonte costante di circa 30 giorni. Il calcolo utilizza i prezzi in tempo reale di un insieme di opzioni sull’indice S&P 500 con differenti prezzi di esercizio.

Il valore è espresso su base annualizzata. Un VIX pari a 25, per esempio, non significa che l’S&P 500 perderà il 25% e neppure che esista una probabilità del 25% di un ribasso. Invece, indica una volatilità attesa sui successivi 30 giorni che, espressa su base annualizzata, è pari al 25%. Il dato è inoltre non direzionale: esprime quanto il mercato potrebbe muoversi e non se salirà o scenderà.

Il VIX viene spesso chiamato “indice della paura” perché storicamente tende a salire durante le fasi di forte tensione azionaria. Tuttavia, si tratta innanzitutto di un indicatore delle aspettative di volatilità: reputarlo un indice costruito per prevedere direttamente i ribassi dell’S&P 500 sarebbe quindi concettualmente sbagliato.

Il VIX non indica la direzione del mercato

Un VIX elevato segnala che il mercato sta pagando di più le opzioni e si aspetta movimenti più ampi. Non dice però se l’S&P 500 salirà o scenderà: misura l’intensità attesa delle oscillazioni.

Perché il VIX sale quando la Borsa è sotto pressione

Quando aumenta l’incertezza, cresce spesso anche la domanda di opzioni utilizzate per proteggere i portafogli da forti movimenti del mercato. Il cambiamento dei loro prezzi si riflette nella volatilità implicita e quindi nel VIX.

Da qui nasce la frequente relazione inversa con l’S&P 500: durante le vendite più violente il VIX tende a salire, mentre nelle fasi tranquille tende a diminuire. La relazione, pur essendo forte, non rappresenta una regola matematica valida in ogni seduta.

Ecco perché anche le soglie utilizzate per descriverlo vanno considerate indicative: valori inferiori a 20 sono spesso associati a mercati relativamente tranquilli, mentre livelli superiori a 30 possono accompagnare fasi di tensione più elevata.

Il VIX descrive quindi il livello di tensione e di volatilità attesa sul mercato, ma non esiste un livello che permetta di stabilire automaticamente che una correzione stia per terminare o che un bear market stia per cominciare.


Cosa succede quando il ribasso diventa estremo in una sola giornata


Le soglie utilizzate per correzioni e bear market non sono da confondere con i circuit breaker, che intervengono invece durante cali molto forti concentrati nella stessa seduta.

Negli Stati Uniti il sistema utilizzato sui mercati azionari prende come riferimento la variazione dell’S&P 500 rispetto alla chiusura precedente. Nel 2026 le soglie restano fissate al 7%, 13% e 20%. I primi due livelli possono determinare una sospensione delle contrattazioni di 15 minuti se raggiunti entro l’orario previsto, cioè prima delle 15:25 ET, mentre dalle 15:25 in poi non provocano più l’interruzione. Un ribasso del 20%, invece, determina la chiusura delle contrattazioni per il resto della seduta in qualsiasi momento venga raggiunto.

Parliamo quindi di due misure completamente differenti: un mercato può entrare in bear market perdendo il 20% nell’arco di mesi senza attivare alcun circuit breaker, mentre una caduta eccezionale concentrata in un solo giorno può far scattare immediatamente i meccanismi di sospensione.


Tabella di riepilogo – Glossario

TERMINESIGNIFICATO
Correzione di Borsa Ribasso convenzionalmente compreso tra il 10% e meno del 20% rispetto al massimo precedente
Bear market Fase in cui il mercato ha perso almeno il 20% rispetto al massimo precedente
Bull market Fase prolungata di rialzo dei prezzi, spesso associata a una crescita di almeno il 20% rispetto a un minimo precedente
Massimo precedente Livello più alto raggiunto dall’indice prima dell’inizio della discesa, utilizzato come riferimento per calcolare il ribasso
Volatilità Misura dell’ampiezza delle oscillazioni dei prezzi in un determinato periodo
Volatilità storica Volatilità calcolata utilizzando i movimenti dei prezzi già registrati
Volatilità implicita Volatilità futura incorporata nei prezzi delle opzioni e quindi nelle aspettative degli operatori
VIX Indice che misura la volatilità attesa sull’S&P 500 per un orizzonte di circa 30 giorni, utilizzando i prezzi delle opzioni
Circuit breaker Meccanismo che sospende o interrompe le contrattazioni quando il mercato registra ribassi eccezionalmente forti durante una singola seduta
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