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Sabato 20 Ottobre 2018, ore 10.56
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Brexit

La realtà smentisce tutte le previsioni

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Vi addormentate davanti alla televisione il 22 febbraio 2016, proprio mentre al telegiornale stanno passando le immagini di Cameron che annuncia a sorpresa che con la Merkel non c'è stato niente da fare e che quindi, come promesso, si voterà il 23 giugno se restare o meno nell'Unione Europea. Vi risvegliate oggi e, da trader compulsivo, correte a guardare le quotazioni della parte inglese del vostro portafoglio.

Durante il vostro sonnellino la borsa di Londra è cresciuta del 27.5 per cento. Tirate un sospiro di sollievo, Brexit è stata respinta. Londra è del resto avanzata in linea con le altre borse europee. Milano è salita del 27.4 e Francoforte del 30.5. Tutti allineati come soldatini, tutti ancora insieme.

Ve lo confermano anche i vostri gilt decennali. Lo spread sui Bund dei governativi britannici era di 122 punti quando vi siete addormentati ed è sceso ora a 97 punti. Ottimo. Solo la sterlina si è indebolita, del 10 per cento contro euro e del 5 contro dollaro. Ci voleva, pensate, il Regno Unito viveva ampiamente sopra i propri mezzi con una sterlina sopravvalutata ed era arrivato ad avere un disavanzo delle partite correnti del 6 per cento. Certo, non c'erano mai stati problemi a finanziarlo, con tutti quei ricchi russi e arabi che si compravano palazzi a Londra e tutte quelle multinazionali che aprivano fabbriche e uffici nella flessibile e desindacalizzata Inghilterra per poi esportare nel resto della rigida Unione Europea. E comunque tutto quel disavanzo non era sano e rendeva il Regno Unito troppo dipendente dall'estero.

Cercate il rapporto annuale del Fondo Monetario sul Regno Unito e constatate che la svalutazione ha avuto successo e che il disavanzo delle partite correnti si è ridotto dal 6 a un più gestibile 3.8. La sterlina più debole ha fatto salire l'inflazione, ma solo per qualche mese. La stima per quest'anno è del 2.6, meno del CPI americano. Nel frattempo i conti pubblici (se ricalcolati con l'aggiustamento al ciclo che si usa nell'eurozona) hanno raggiunto la perfezione del pareggio di bilancio. Ovvio, pensate, non avendo avuto il problema di Brexit non hanno avuto bisogno di sostenere l'economia con spesa pubblica.
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