La
desertificazione bancaria, in Italia, è ormai diventata una condizione strutturale di vaste aree del Paese. Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’
Osservatorio First Cisl di fine settembre 2025, i comuni completamente privi di sportelli hanno superato quota
3.400 e nei soli primi nove mesi dell’anno sono stati chiusi
268 sportelli, pari a una
riduzione di circa l’1,4% rispetto alla fine del 2024.
Dietro questi numeri ci sono persone che devono percorrere chilometri per un prelievo o per firmare un contratto, piccole imprese che faticano a trovare credito vicino a casa e intere comunità che rischiano di restare fuori dai circuiti finanziari ordinari proprio mentre tutto (pagamenti, bonus, servizi pubblici) si sposta online.
Cos’è la desertificazione bancaria
Con
desertificazione bancaria si indicano due situazioni distinte, ma collegate.
La prima è quella dei
comuni completamente desertificati, dove non esiste più
nemmeno uno sportello bancario, nessuna filiale di banche tradizionali, nessun punto fisico a cui rivolgersi per operazioni complesse, consulenza o semplice assistenza.
La seconda è quella dei
comuni "in via di desertificazione", dove è rimasta
una sola filiale, spesso con orari ridotti, che concentra un
bacino di utenza troppo ampio per reggere nel tempo.
La dimensione territoriale è fondamentale. L’Osservatorio First Cisl, riferendosi a dati 2023-2024, ha parlato di un’area complessiva priva di sportelli fisici paragonabile, come superficie, alla somma di Lombardia, Veneto e Piemonte. Oggi, questa dimensione, potrebbe essere anche sottostimata.
Quando si parla di desertificazione bancaria, quindi, non è per aggrapparsi a una fantomatica nostalgia della filiale fisica, o alla mancata capacità di adattamento ai cambiamenti digitali. In molti di questi comuni lo sportello bancario era (ed è) una necessità, uno dei pochi presìdi istituzionali rimasti insieme al municipio, al medico di base e all’ufficio postale. La sua chiusura si inserisce in una sequenza più ampia di
arretramento dei servizi: spariscono il pediatra, il laboratorio di analisi, i negozi di prossimità, la banca. Il rischio temuto è che intere aree diventino
deserti di servizi essenziali e non solo finanziari.
I numeri aggiornati: dove stanno scomparendo le filiali
Per capire l’ordine di grandezza basta guardare all’ultimo decennio.
Tra il 2012 e il 2024 gli sportelli in Italia sono passati da oltre 32.000 a meno di 20.000, con una contrazione nell’ordine del
40%. Lo evidenziano sia i report sindacali sia i dati di Banca d’Italia elaborati da First Cisl: solo nel 2024 sono stati chiusi 508 sportelli al netto delle nuove aperture (le chiusure complessive sono state 609, a fronte di 101 aperture legate al network Bper Banca Private Cesare Ponti), con un saldo negativo di 508 filiali. Nel solo ultimo trimestre, circa 230.000 cittadini hanno perso la possibilità di entrare in banca nel proprio comune.
Inoltre, chi pensa che questo processo riguardi solamente le aree rurali, sbaglia. Il XIV report di First Cisl, con dati aggiornati al 30 settembre 2025, mostra che
anche capoluoghi come Roma, Milano, Palermo, Genova e Firenze hanno perso fra il 10 e il 15% degli sportelli rispetto al 2021.
Entrando nello specifico, Roma è scesa da 986 a 861 sportelli, mentre Milano da 685 a 585: un ridimensionamento che segnala una trasformazione strutturale del modello di servizio.
Un elemento nuovo, che spesso non emerge nelle analisi più superficiali, è la
distribuzione provinciale della desertificazione. Il report 2025 elenca le province "meno desertificate", dove quasi tutti i comuni mantengono almeno una filiale, e le province "più desertificate", dove oltre metà dei municipi è già senza banca.
In coda alla classifica si trovano territori come Vibo Valentia, Isernia, Aosta, Campobasso, Reggio Calabria e una serie di province interne del Centro-Sud: qui la desertificazione bancaria si somma a fragilità occupazionali e infrastrutturali già note dai rapporti su benessere equo e sostenibile dell’Istat.
Si può parlare, di fatto, di
tre Italie bancarie:
- Le grandi aree metropolitane con ampia offerta, ma in progressiva riduzione;
- Le province intermedie dove la rete si assottiglia, ma resiste;
- Le aree interne dove lo sportello è già un’eccezione.
Questa tripartizione, incrociata con dati su reddito, età media e servizi sanitari, restituisce un quadro molto più netto della
diseguaglianza territoriale.
Perché le banche chiudono sportelli anche quando fanno utili
La chiusura delle filiali non avviene in una fase di crisi dei bilanci bancari, ma anzi in anni di utili molto robusti. Qui sta la contraddizione percepita da molti:
se le banche vanno bene, perché riducono la presenza territoriale?La risposta a questa domanda si può articolare su tre fronti.
- La pressione a migliorare costantemente gli indicatori di redditività: in un contesto di concorrenza europea e di vigilanza attenta sulla solidità patrimoniale, tagliare i costi fissi è il modo più rapido per far salire il ritorno sul capitale. Una rete di filiali meno capillare, ma più snella, permette di mantenere gli stessi volumi di business concentrandoli su meno punti fisici.
- L’evoluzione della clientela: una parte crescente dei clienti più redditizi (grandi imprese, famiglie con patrimoni elevati, investitori istituzionali) viene servita tramite strutture dedicate, centri corporate, private banking, canali digitali avanzati. Non c’è più, insomma, la filiale sotto casa da cui dipendono. A restare legati allo sportello sono spesso gli anziani, le microimprese, chi ha difficoltà linguistiche o competenze digitali limitate. E dal punto di vista strettamente contabile, queste fasce risultano meno "interessanti".
- La geografia: le banche concentrano gli investimenti dove vedono potenziale di crescita, spostando risorse verso aree dinamiche e lasciando progressivamente scoperte quelle percepite come stagnanti. Una filiale in un’area interna può avere conti in utile, ma se il territorio intorno perde popolazione, imprese e reddito, il gruppo può considerarla non più strategica e decidere di chiuderla comunque per far salire gli indici medi di redditività.
Desertificazione bancaria: chi sono i più colpiti?
Gli effetti sociali sono molto diversi da un territorio all’altro. Nelle aree interne, che ospitano il 22,6% della popolazione e quasi il 50% dei comuni italiani, la chiusura delle filiali si aggiunge ad altri tagli di servizi, aumentando il rischio di spopolamento.
Gli
anziani rappresentano la categoria più esposta. Le statistiche europee mostrano che, nella fascia 65-74 anni, la quota di chi utilizza l’online banking è mediamente intorno al 45% nell’UE, ma
scende poco sopra il 30% in Italia: questo significa che oltre la metà degli over 65 continua ad avere bisogno di un rapporto diretto con la banca, o quantomeno di un supporto umano per gestire operazioni importanti.
Per le
piccole e medie imprese la desertificazione bancaria si traduce in maggiori tempi e costi per l’accesso al credito, meno possibilità di confronto diretto con un referente e, spesso, in istruttorie più standardizzate gestite da centri remoti.
Dopotutto, Banca d’Italia segnala da tempo che le PMI sono più sensibili alla riduzione dell’offerta di credito rispetto alle grandi imprese: infatti, negli ultimi anni i prestiti alle aziende minori hanno ristagnato o sono diminuiti, mentre quelli alle realtà più grandi hanno tenuto meglio.
Laddove le banche arretrano, cresce il rischio che a colmare il vuoto siano soggetti informali o illegali, come reti di usura, finanziatori non regolamentati, soluzioni facili ma molto più costose, come segnalato anche da FABI e CNEL nelle relazioni sull’usura e contro la desertificazione bancaria e dalle associazioni che si occupano di sovraindebitamento. Qui il problema è
quando la desertificazione bancaria diventa un fattore di vulnerabilità sociale, più che una semplice scomodità.
Desertificazione bancaria: un fenomeno globale?
Il fenomeno della desertificazione bancaria non è solo italiano: la riduzione delle filiali fisiche riguarda praticamente tutte le economie avanzate, anche se con intensità e conseguenze molto diverse.
Area Euro
Nel complesso del
blocco UE, la rete di sportelli ha subito una cura dimagrante impressionante: da circa 186.000 filiali nel 2008 si è passati a circa 106.000 nel 2023, con la densità scesa da 58 a 30 sportelli ogni 100.00 abitanti.
Si tratta di
un calo di oltre il 40% in 15 anni, che la Banca Centrale Europea collega a tre fattori principali:
- Digitalizzazione dei servizi (più home banking, meno operazioni allo sportello);
- Fusioni e concentrazioni tra banche;
- Pressione sulla redditività, che spinge a chiudere gli sportelli meno produttivi.
Anche nel 2024 la contrazione è continuata: i dati strutturali della BCE mostrano un ulteriore calo medio di circa il 3% annuo delle filiali nell’UE, con riduzioni in 24 Paesi su 27.
Questi numeri provano che la desertificazione bancaria è un trend sistemico, anche se il modo in cui si manifesta cambia molto da Paese a Paese.
Nel blocco euro, come abbiamo visto, c’è una fortissima riduzione degli sportelli, una crescita dell’online banking e dei pagamenti digitali. La Banca Centrale Europea ha rilevato che nel 2024 le transazioni online rappresentano ormai circa il 21% dei pagamenti di tutti i giorni per numero, e il 36% per valore, il doppio rispetto al 2019.
Parallelamente, nell’UE la quota di persone che usano l’internet banking è salita in media al 67% della popolazione 16-74 nel 2024, con
punte sopra il 90% in Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi.
Qui c’è il primo elemento: i Paesi che hanno tagliato di più le filiali non sono necessariamente quelli messi peggio, perché
dove l’online banking è quasi universale la perdita della filiale risulta meno traumatica.Un caso estremo è quello olandese. Uno studio recente nei Paesi Bassi ha rivelato che tra il 2000 e il 2022 il Paese ha chiuso circa il
79% delle filiali, arrivando soltanto a
4/5 sportelli per 100.000 abitanti nel 2022, contro una media UE di circa 30.
In Italia, questi numeri farebbero subito pensare a un disastro sociale, ma in realtà
tra il 95% e il 98% degli adulti danesi, finlandesi e olandesi usa l’internet banking, e ciò avviene
anche nelle aree non metropolitane.
Quindi, anche se c’è la desertificazione fisica, questo fenomeno viene ammortizzato da
un’alfabetizzazione digitale molto alta, una
copertura internet quasi universale e
servizi bancari integrati con poste, supermercati, app di pagamento e servizi pubblici digitali.
In
Germania, la Bundesbank stima che le filiali siano passate da oltre 36.000 nel 2013 a meno di 18.000 nel 2024, quindi
la rete è stata praticamente dimezzata in un decennio.La
Spagna partiva da una forte sovrabbondanza di sportelli: studi del Banco de Espana e di SUERF mostrano un calo molto marcato dopo la crisi 2008-2012, con la rete ancora oggi più densa rispetto ad altri grandi Paesi, ma molto più concentrata nei centri urbani.
La
Francia, invece, ha ridotto meno drasticamente, mantenendo una rete relativamente capillare, con una forte spinta su
ATM evoluti e appuntamenti su prenotazione.In questi ultimi tre Paesi, tuttavia, la tendenza è quella di chiudere le filiali prima nei paesi piccoli e nei quartieri meno redditizi, ma di mantenere le filiali di punta nelle città e nei poli per la clientela ad alto valore.
Regno Unito
Il
Regno Unito è uno dei casi più studiati di desertificazione bancaria: le statistiche della House of Commons Library indicano che tra il 2012 e il 2023 il numero di filiali di banche e società di building societies si è ridotto di circa il 40-45%, con oltre 6.000 chiusure.
I dati aggiornati a metà 2024 parlano di circa 5.700-6.000 filiali residue, rispetto alle oltre 14.000 degli anni Ottanta.
Il risultato è la crescita delle cosiddette
"cash deserts": zone dove non solo non ci sono banche, ma neppure ATM gratuiti nel raggio di chilometri.
Per reagire, il Regno Unito sta sperimentando qualcosa che altrove si vede ancora poco, ovvero:
- Banking hubs condivisi: sportelli gestiti congiuntamente da più banche, dove i clienti di diversi istituti possono fare operazioni di base allo stesso sportello;
- Rafforzamento del ruolo del Post Office come punto di accesso cash e servizi bancari essenziali.
Si tratta di una differenza sostanziale rispetto a molti Paesi dell’eurozona (Italia inclusa): dove si chiude la filiale, spesso non c’è nessuna infrastruttura condivisa alternativa.
USA e Canada
Negli
Stati Uniti, da un lato c’è una grande riduzione del numero di filiali, dall’altro si registra la nascita di veri e propri
"banking deserts" nelle zone rurali e in alcuni quartieri urbani.
Snocciolando un po' di numeri, l’industria bancaria statunitense ha raggiunto un picco di circa 99.500 filiali nel 2009, mentre al 30 giugno 2023 le filiali FDIC-insured (cioè le filiali con depositi assicurati dalla Federal Deposit Insurance Corporation, l’ente USA statunitense che assicura i depositi bancari) erano 77.825, il 21,5% in meno del picco.
Dati della Federal Reserve ed elaborazioni di Hope Policy Institute sul Deep South, mostrano che:
- Circa il 4% delle aree censite statunitensi sono banking deserts veri e propri, ovvero non c’è nessuna filiale;
- Un altro 4% è classificato come potenzialmente deserto, ovvero con una sola filiale molto distante;
- In alcune aree del Deep South la quota sale all’8% dei tratti censuari.
Anche il
Canada sta vivendo una riduzione significativa, ma meno mediatizzata: tra il 2014 e il 2023 le principali banche hanno chiuso diverse centinaia di filiali, con un calo intorno al 9% della rete fisica, concentrato nelle province rurali.
Studi di Bank of Canada e di organizzazioni per l’inclusione finanziaria segnalano che le distanze medie per raggiungere uno sportello sono aumentate soprattutto nelle First Nations e nelle comunità remote. Una parte di questo vuoto è stata colmata da credit union locali e dal ricorso sempre maggiore al mobile banking.
Situazioni simili, con specificità locali, si osservano anche in
Australia e Nuova Zelanda, dove la chiusura di filiali nelle cittadine dell’entroterra è compensata da una forte spinta al digitale, pur creando problemi a chi non ha connettività stabile.
Paesi emergenti
Nei
Paesi emergenti la dinamica è diversa. La banca centrale dei regolamenti internazionali e il World Bank Financial Access Survey mostrano che in molte economie il numero di filiali pro capite era già molto basso e in alcuni casi è rimasto stabile o è addirittura cresciuto leggermente.
Restano però enormi porzioni di popolazione senza alcun accesso a filiali o ATM,
soprattutto in Africa sub-sahariana e in vaste zone dell’America Latina.
Qui si parla meno di desertificazione e più di
"unbanking" strutturale: non tanto filiali che scompaiono, quanto filiali che non sono mai arrivate. La risposta è data da una espansione di agenti bancari e micro-sportelli nei negozi, boom di mobile money, collaborazione con uffici postali e cooperative di credito locali.
Il caso italiano
L’Italia condivide con molti Paesi avanzati il calo del 40% delle filiali, ma si distingue perché:
- La rete fisica arretra più rapidamente nelle aree interne, dove infrastrutture digitali e trasporti sono peggiori;
- La diffusione dell’internet banking resta bassa: attorno al 55% degli utenti, contro il 67-70% della media UE e valori vicini o superiori al 95% nei Paesi nordici;
- L’invecchiamento demografico è più marcato e tra i 65-74 anni solo un terzo circa usa l’internet banking, molto meno rispetto ai coetanei francesi o tedeschi.
Quindi, la stessa riduzione di filiali che in Danimarca o Olanda è quasi indolore, in Italia (e in parte in Spagna, Grecia, nel profondo sudamericano e in aree rurali del Canada) si può tradurre in una vera e propria
esclusione finanziaria.