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NEET in calo, ma restano alcune fragilità: donne e Mezzogiorno

L'identikit dell'Inapp sui giovani che non studiano e non lavorano

Economia, Welfare
NEET in calo, ma restano alcune fragilità: donne e Mezzogiorno
(Teleborsa) - I NEET - giovani che non studiano e non lavorano - evidenzia una netta contrazione in Italia, ma il problema continua a richiedere un'attenzione altissima. È questo il quadro principale emerso durante il convegno "NEET in Italia: mappe, profili e storie di transizione", nel quale l'Inapp ha presentato l'indagine nazionale condotta su un campione di 1.548 ragazzi under 35. I dati mostrano un'Italia a due velocità, in cui persistono divari di genere e territoriali.

Secondo il Rapporto annuale ISTAT, nel 2025, l'incidenza dei NEET nella fascia 15-29 anni è scesa al 13,3%, quasi dimezzandosi rispetto al 25,7% registrato nel 2015. Tuttavia, il fenomeno rimane fortemente concentrato su determinate categorie: esistono divari territoriali, con il Mezzogiorno che registra un'incidenza del 20,2%, a fronte dell'11,8% del Centro e dell'8,7% del Nord, di genere ( donne più colpite con un tasso del 14,9% contro l'11,8% degli uomini) e d'età (il picco si registra nella fascia più adulta, tra i 25 e i 29 anni, dove l'incidenza raggiunge il 20%).

L'indagine Inapp allargata fino ai 34 anni conferma queste direttrici: nel campione analizzato, le donne rappresentano il 59% dei casi e il Mezzogiorno (Sud e Isole) copre il 52,6% del totale. Per le giovani donne, in particolare, la condizione di NEET tende a intrecciarsi in modo complesso con carichi familiari e maggiori barriere all'ingresso nel mondo del lavoro.

Smentendo l'esistenza di un disinteresse generalizzato, la ricerca dell'Inapp mostra una popolazione giovanile fortemente orientata al lavoro: il 60,4% dei NEET intervistati è attivo nella ricerca di un'occupazione, il 28,8% si dice disponibile a lavorare, pur non avendo compiuto azioni di ricerca attiva e solo il 10,8% risulta effettivamente più distante e "sganciato" dal mercato del lavoro.

"Poco meno dei due terzi dei giovani NEET under 35 conferma di essere attiva nella ricerca di lavoro o di essere interessata a farlo", ha concluso il presidente Natale Forlani. "È un patrimonio di risorse umane che non deve essere trascurato, tenendo conto della domanda di lavoro delle imprese che offre una straordinaria occasione per ridurre ulteriormente il fenomeno".

Il problema il più delle volte non è la mancanza di volontà o la totale assenza di esperienze pregresse, ma la precarietà degli impieghi: il 32,8% dei giovani intervistati è inattivo da più di un anno. Le analisi mostrano che la permanenza prolungata in questa condizione è legata all'età, a bassi livelli di istruzione e a un passato di lavori intermittenti e occasionali che non sono riusciti a tradursi in una reale traiettoria di autonomia.

Un altro pilastro fondamentale emerso dall'indagine è il ruolo del nucleo familiare come ammortizzatore sociale: il 28,8% dei giovani indica la famiglia come unica fonte di entrata, mentre il 39% non dichiara alcuna fonte di reddito propria. Tuttavia, l'Inapp avverte che questo scudo protettivo rappresenta un'arma a doppio taglio, poiché rischia di generare "invisibilità".

D fronte a questo scenario le risposte politiche non possono essere uniformi. Servono strategie differenziate: attrattività dei salari, misure di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, formazione mirata e transizioni scuola-lavoro più rapide per evitare la cronicizzazione.
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